Papa Francesco: “prendersi cura” dell’acqua è “imperativo urgente”

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M. Chiara Biagioni

“Prendersi cura delle fonti e dei bacini idrici è un imperativo urgente”. Perché l’acqua è un bene essenziale il cui accesso però viene negato a troppe persone nel mondo. Perché gli oceani si sono riempiti di immense distese di plastica e perché il mare è diventato luogo di separazione e di morte per chi “rischia la vita sulle onde in cerca di un futuro migliore”. Al tema dell’acqua, Papa Francesco dedica quest’anno il messaggio per la celebrazione della IV Giornata mondiale di preghiera per la cura del creato, che la Chiesa cattolica celebra oggi, 1° settembre, in unione con i fratelli e le sorelle ortodossi e con l’adesione di altre Chiese e Comunità cristiane. Sul sagrato della basilica superiore di san Francesco d’Assisi si è tenuta la prima preghiera ecumenica per il Creato, segno di una preoccupazione condivisa tra le Chiese ed è stata letta una dichiarazione congiunta che verrà portata in pellegrinaggio in Polonia e consegnata ai leader di governo che parteciperanno alla Cop24.

Una preghiera ecumenica. Il Papa della Laudato si’ si unisce ai leader cristiani per chiedere “uno sguardo che vada oltre l’immediato”, “progetti condivisi e gesti concreti” e si schiera con quanti in questi anni si stanno opponendo contro ogni forma di “privatizzazione del bene naturale dell’acqua che vada a scapito del diritto umano di potervi accedere”, definendola “inaccettabile”.

“Dobbiamo riconoscerlo: non abbiamo saputo custodire il creato con responsabilità”, scrive Francesco.

Gli fa eco da Istanbul il Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I che, nel messaggio per la stessa Giornata, parla addirittura di una “minaccia continuamente in aumento verso l’ambiente naturale” che rischia di tramutarsi in “una catastrofe ecologica mondiale”.

Acqua è la parola chiave del messaggio di Francesco. Elemento tanto semplice e prezioso, diritto umano essenziale. Si calcola però che 663 milioni di persone nel mondo non hanno accesso all’acqua potabile, che 1 persona ogni 11 nel mondo beve acqua sporca e che il 52% delle malattie hanno nell’acqua la loro causa principale. All’accesso all’acqua potabile, si aggiunge anche l’inquinamento dei mari e degli oceani. Desta preoccupazione l’abbandono delle reti nelle acque marine come pure l’uso insensato, nella pesca, di dinamite, scariche elettriche e addirittura cianuro. “Custodire ogni giorno questo bene inestimabile – incalza il Papa – rappresenta oggi una responsabilità ineludibile, una vera e propria sfida”.

“Non possiamo permettere che i mari e gli oceani si riempiano di distese inerti di plastica galleggiante”.

“Anche per questa emergenza siamo chiamati a impegnarci, con mentalità attiva, pregando come se tutto dipendesse dalla Provvidenza divina e operando come se tutto dipendesse da noi”. C’è anche un passaggio dedicato alle migrazioni. “Preghiamo – scrive il Papa – affinché le acque non siano segno di separazione tra i popoli, ma di incontro per la comunità umana. Preghiamo perché sia salvaguardato chi rischia la vita sulle onde in cerca di un futuro migliore”.

Il messaggio si conclude con un appello a “chi svolge l’alto servizio della politica” affinché “le questioni più delicate della nostra epoca, come quelle legate alle migrazioni, ai cambiamenti climatici, al diritto per tutti di fruire dei beni primari, siano affrontate con responsabilità, con lungimiranza guardando al domani, con generosità e in spirito di collaborazione, soprattutto tra i Paesi che hanno maggiori disponibilità”. Il Papa volge quindi lo sguardo “alla fauna e alla flora ittica, così come alle barriere coralline o ai fondali marini” e chiede che

venga garantito “uno sviluppo integrale nella prospettiva del bene comune dell’intera famiglia umana e non di interessi particolari”.

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