Il pessimismo nei confronti del futuro non è evangelico

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La seconda delle Giornate nazionali di formazione e spiritualità missionaria in programma alla Domus Pacis di Assisi da domenica scorsa fino a domani, mercoledì 29 agosto, ha visto al centro del dibattito il tema del “futuro” strettamente legato a quello della “vocazione” (tematica che l’Ufficio Cei per la Cooperazione missionaria tra le Chiese, organizzatore dell’evento, ha scelto come nucleo centrale, per continuare ad approfondire il dibattito sui giovani nella Chiesa, in vista del prossimo Sinodo dei vescovi a loro dedicato).
Nella sua relazione dal titolo “Rivelazione biblica del tempo: il futuro”, la biblista Laura Gusella, monaca della Fraternità monastica Maranathà di Pratovecchio (Fi), ha sottolineato l’essenzialità della dimensione temporale nella Bibbia: “Il fatto che il Dio di Israele e di Gesù abbia scelto di rivelarsi nella storia – ha affermato – significa che l’aspetto temporale è un elemento essenziale per la nostra fede”.
In linea con l’obiettivo del convegno, quello di “rinnovarsi tutti nella Parola di Gesù” come recita il titolo delle Giornate, Gusella ha analizzato le categorie fondamentali nella considerazione biblica del tempo, lasciandosi aiutare da due brani biblici e attualizzando i messaggi che per il futuro se ne possono trarre.
In particolare ha invitato con forza i presenti, ed in generale tutta la Chiesa, a non lasciarsi andare al senso di pessimismo, scoraggiamento, smarrimento che – ha detto – “non è evangelico. La Parola di Dio ci invita a convertire questo sguardo mondano sulla realtà e sull’umanità per assimilare lo sguardo di Dio” che è ricco di amore e di speranza. Questo non significa cedere ad un superficiale ottimismo, ingenuo e stereotipato, ma significa “avere il coraggio di sperare contro ogni speranza, di vedere il bene all’opera nelle nostre vite, nella storia, nella quotidianità”. L’invito è quello di avere sguardi e sentimenti di simpatia nei confronti della realtà di oggi, “consapevoli certamente del male che ancora ha così tanto spazio e forza, ma anche della potenza invincibile e infinita del bene, seme nascosto e fecondo del Regno di Dio”.
L’altro messaggio veicolato con forza appassionata è che il futuro che Dio ci prepara è fatto anche di novità che invitano a liberarci da paure e pesantezze: un modo per aprirci all’inedito che entra nelle nostre vite, nel mondo, nella storia. “E queste – ha concluso Gusella – sono certamente alcune novità, non facili da comprendere e gestire, ma sfide vitali che il futuro di Dio ci lancia: i giovani con la loro mentalità diversa e il loro sentire che ci appaiono distanti da quelli delle generazioni precedenti; gli immigrati con culture e visioni differenti; i cosiddetti “non credenti” o anche i credenti di altre religioni che ci invitano a guardare con prospettive nuove e a porci domande scomode e stimolanti”.

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