Come dobbiamo pregare il “Padre nostro” durante la Messa? Tenendoci per mano o no?

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Per inviare domande, scrivere a questo indirizzo email: nicolarosetti@me.com

DIOCESI – Ci giunge in redazione questa domanda: “Durante la Messa, al momento del Padre nostro, in alcune parrocchie vedo i fedeli prendersi per mano, in altre allargare le mani come fa il sacerdote, in altre ancora vedo i fedeli aprire le mani come se dovessero ricevere qualcosa. Cosa prevede la liturgia?”

Così risponde il teologo dell’Ancora Nicola Rosetti: “La prima osservazione che mi viene da fare è che la domanda non è una “questione da bigotti”, ma prende sul serio quello che si fa durante la Messa. Infatti, il linguaggio della religione si esprime anche in gesti, in modo tale che il fedele non si rivolga a Dio solo col pensiero o con le parole, ma con tutto il corpo. Anche il modo nel quale preghiamo è espressione di quello in cui crediamo. Tanto per fare un esempio fuori dal cristianesimo, pensiamo alla prostrazione che i musulmani compiono cinque volte al giorno: essa è espressione della assoluta sottomissione ad Allah che è uno dei cardini della religione islamica. Tornando in ambito cristiano, l’ottima espressione lex orandi, lex credendi esprime al meglio quello che stiamo dicendo: ciò che regola la preghiera è connesso con ciò che regola la fede.

Venendo alla domanda specifica, una nota del 1983 della CEi dal titolo Precisazioni sulla celebrazione eucaristica, così afferma al n. 1: “Durante il canto o la recita del Padre nostro, si possono (corsivo nostro) tenere le braccia allargate; questo gesto, purché opportunamente spiegato, si svolga con dignità in clima fraterno di preghiera”. Si noti il verbo “possono” e non “debbono”.

Per “allargare le braccia” si può intendere sia il “gesto dell’orante”, cioè allargare le braccia verso il cielo, come fa il sacerdote, oppure il “gesto del ricevente”, cioè aprire le braccia con i palmi delle mani rivolti verso l’alto, come nell’atto di ricevere qualcosa.

Nel primo caso è opportuno spiegare che non si deve “scimmiottare” il sacerdote e la sua funzione mediatrice fra Dio e l’uomo, di cui il gesto è sostanzialmente espressione: se è vero che tutti i fedeli hanno il sacerdozio comune, è altrettanto vero che solo i sacerdoti svolgono una funzione di mediazione e di intercessione fra Dio e gli uomini.

Il secondo gesto sembra più consono alle parole che si pronunciano durante la preghiera del Padre nostro. Infatti, la preghiera che Gesù ci ha insegnato è articolata in una invocazione e sette domande:

(invocazione) Padre nostro che sei cieli
1) Sia santificato il tuo nome
2) Venga il tuo regno
3) Sia fatta la tua volontà, come in cielo e così in terra
4) Dacci oggi il nostro pane quotidiano
5) Rimetti a noi i nostri debiti, come noi li rimettiamo ai nostri debitori
6) e non ci indurre in tentazione
7) ma liberaci dal male.

Il gesto del ricevente allora è espressione di chi si mette davanti a Dio come un povero e un mendicante e che da lui tutto si aspetta.

Non si fa invece nessuna menzione nel documento del prendersi per mano ed è dunque bene evitare questo gesto durante la liturgia. Il prendersi per mano dovrebbe sottolineare l’unità fra i cristiani, ma questa unità è realmente offerta durante la Messa nel momento della Comunione: mangiando un solo pane, diventiamo un solo corpo. L’unità dei cristiani non è un atto volontaristico dei fedeli, ma proviene dall’unione al Corpo di Cristo, dunque il prendersi per mano è un gesto ridondante se non addirittura teologicamente sbagliato”.

2 thoughts on “Come dobbiamo pregare il “Padre nostro” durante la Messa? Tenendoci per mano o no?

  • 27 agosto 2018 at 21:34
    Permalink

    questa si che è una questione importante …….
    questo nostro tempo ci interroga proprio su questo!!!!
    ma per favore !!!!!!

    Reply
    • 28 agosto 2018 at 10:55
      Permalink

      Carissimo Riccardo, ti ringrazio per il tuo commento.
      Come ha scritto l’autore nelle prime righe della risposta, la domanda del lettore significa prendere sul serio la liturgia.
      La nostra religione parla anche il linguaggio dei segni e dei simboli, quindi riflettere su di essi è del tutto legittimo. Che poi ci siano cose più importanti, questo si può dire di qualsiasi argomento.
      La domanda è giunta in redazione ed il teologo Rosetti ha giustamente risposto.
      Ti ringrazio

      Reply

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