Marco: troppe volte noi ci lamentiamo per poco

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Davide Banzato

Marco è un ragazzo che è uscito dall’inferno della droga dopo aver vissuto il cammino di Nuovi Orizzonti a Montevarchi dove è entrato nel 2013. Dopo il programma terapeutico ha scelto di restare in comunità per dedicare il suo tempo e la sua vita a chi come lui necessita di ascolto, accoglienza e sostegno. I primi due anni li ha vissuti da operatore e questo ultimo anno di servizio si è dedicato principalmente alla prevenzione in progetti scolastici incontrando circa 3.000 studenti classe per classe in Toscana. Quando siamo partiti per la missione in Brasile a fine maggio mi ha condiviso con le lacrime agli occhi le delicate confidenze raccolte e quel “grido inascoltato” di cui ci parla Chiara Amirante e che ben troviamo descritto nel suo ultimo libro. Vi lascio alla testimonianza approfondendo un tema del Sinodo e attingendo alle indicazioni del Papa sulla santità.

La testimonianza
Vengo da una storia di vita dura legata alla tossicodipendenza e non pensavo oramai di uscirne. Invece oggi non solo sto bene ma mi dedico agli altri e Dio continua sempre a stupirmi. Ora lo ha fatto in questo viaggio missionario in Brasile. Dopo la prima notte trascorsa a Fortaleza in una realtà chiamata Ceu, dove vivono 23 diverse associazioni, siamo partiti per raggiungere la Cittadella Cielo nel deserto di Quixadà nella zona più povera dello Stato del Cearà. Qui siamo restati per una settimana. Sono realtà difficili. Il nostro cuore si è spezzato ogni giorno nel vedere quanto bisogno d’amore c’è in questa meravigliosa terra. Con un forte senso di impotenza dinnanzi a tanto dolore, ascoltiamo e accogliamo il grido drammatico di storie tremende: abusi, violenze, abbandoni, tossicodipendenza, povertà, miseria, morti che purtroppo sono all’ordine del giorno. Siamo stati nella comunità maschile Jeshua che accoglie ragazzi tossicodipendenti, nelle case Agape per bambini di strada, la Perfeita Alegria che è un centro diurno che accoglie i bambini di strada.
Abbiamo anche aiutato i missionari nel consegnare le ceste alimentari destinate alle famiglie inserite nel progetto Coraçaõ. La missione è proseguita nella triste realtà delle favelas e del carcere. Successivamente siamo andati a visitare i bambini nella scuola dove hanno la fortuna di poter mangiare, giocare e anche pregare. Nei prossimi giorni andremo all’ospedale per portare un po’ d’amore e gioia ai bambini ammalati.
Proprio a scuola ho incontrato un bimbo di nome Jefferson di 4 anni che voleva essere preso in braccio da me ed è stato un’ora tra le mie braccia mentre passeggiavo in silenzio con lui nei grandi corridoi della scuola. Con tanta semplicità gli accarezzavo la testa! Al momento in cui dovevamo ripartire non voleva lasciarmi andar via. Il mio cuore si è spezzato e ho pianto con lui.

Non volevo più lasciarlo, ma non potevo fare diversamente se non cercare di dargli l’affetto paterno di cui aveva bisogno per quel poco ma importante tempo che Dio ci ha donato di vivere insieme.

Ho raccolto tante lacrime di storie drammatiche. Ad esempio in una favelas hanno sparato ad una donna davanti ai suoi figli ed è stata la terza vittima in una settimana. Sono sofferenze talmente grandi che vanno oltre la nostra concezione! È questa la missione di chi, da anni, sta qui senza fermarsi mai. Solo Dio può dare tanta forza e coraggio agli operatori e ai responsabili presenti in Brasile! Questi eroi si contano sulle dita di una mano. Spesso sono soli e centinaia sono le richieste di aiuto da accogliere! Troppe volte noi ci lamentiamo per poco. Qui, invece, non esiste il tempo per riposare o fermarsi altrimenti la gente muore! “Trovare il giusto equilibrio è la cosa più difficile”. Queste le parole dei responsabili in Brasile!

La parola chiave del Sinodo
La parola chiave di oggi che possiamo approfondire grazia alla storia di Marco è “sfide”.
Accompagnamento: per un vero cambiamento serve un costante esserci che sia concreto. Se nasce un reale accompagnamento si toccheranno gradualmente le diverse sfere dalla vita di un ragazzo: spirituale, psicologico, formativo, familiare, vocazionale.

Un giovane scartato, solo, abbandonato, potrà ritrovare fiducia in se stesso e negli altri ricostruendo la sua persona e facendo scelte coraggiose!

L’esortazione apostolica del Papa sulla santità
I numeri 19 e 20 di Gaudete et exsultate ci chiamano ad essere concreti nel cammino di santità e ad una sequela che sia esistenziale: «Per un cristiano non è possibile pensare alla propria missione sulla terra senza concepirla come un cammino di santità, perché «questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione» (1 Ts 4,3). Ogni santo è una missione; è un progetto del Padre per riflettere e incarnare, in un momento determinato della storia, un aspetto del Vangelo. Tale missione trova pienezza di senso in Cristo e si può comprendere solo a partire da Lui. In fondo, la santità è vivere in unione con Lui i misteri della sua vita. Consiste nell’unirsi alla morte e risurrezione del Signore in modo unico e personale, nel morire e risorgere continuamente con Lui. Ma può anche implicare di riprodurre nella propria esistenza diversi aspetti della vita terrena di Gesù: la vita nascosta, la vita comunitaria, la vicinanza agli ultimi, la povertà e altre manifestazioni del suo donarsi per amore».

Approfondimento
Se si desidera approfondire il tema del disagio dei giovani in occasione del Sinodo si può leggere il libro di Chiara Amirante “Il grido inascoltato. Sos giovani” (Orizzonti di Luce)

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