Valentina: riemergere dalla sesso-dipendenza per dedicarsi ai poveri

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Davide Banzato

Dopo aver approfondito la parola chiave “ascolto” grazie alla storia di Joylson, oggi proseguiamo il nostro cammino grazie a sua moglie Valentina che è una missionaria in Brasile atipica. Si tratta di una ragazza figlia di questo tempo in cui giustamente Papa Francesco parla di una “Terza guerra mondiale” in atto. Anche lei ha vissuto ferite profonde e viene da una storia di sofferenza che è riuscita però a trasformare grazie ad alcuni elementi fondamentali che il Papa ci consegna nell’esortazione apostolica Gaudete et exsultate.

La testimonianza
La mia storia è una storia un po’ strana, è una storia di dolore e amore. A proposito di dolore e amore parto da un’esperienza bruttissima che ho fatto a 11 anni quando cinque ragazzi per un po’ di tempo mi hanno molestato sessualmente. Proprio qui nel mio cuore si è creata una ferita di abuso il cui significato è “usa e getta”, “non vali niente”, “sei un’immondizia”. Questa idea di me e della mia vita mi spingeva a cercare tutte le situazioni di morte, tra cui la droga e specialmente la sesso-dipendenza. Anch’io usavo e gettavo gli altri per un dolore e una rabbia che sentivo forte: mi volevo vendicare contro la figura maschile.
Poi ho avuto anche una storia durata cinque anni tutta basata su droghe e sesso-dipendenza, una storia in cui rimango anche incinta, ma a causa di un parto extra uterino perdo la bambina e sento veramente la morte nel cuore. Anzi, perdo il cuore! A un certo punto, ho gridato a Dio: “Se questo è il senso della vita non voglio più vivere, tanto già mi sento morta e non ho paura della morte”. Ma Lui, essendo il Dio della vita, mi ha risposto con la vita; infatti, un giorno un mio amico mi porta nella casa di accoglienza femminile a Marino, a “Casa gioia”. Entro in questa casa e mi viene dato un abbraccio.

È la prima volta che un abbraccio mi raggiunge il cuore, non era un abbraccio opportunista o ipocrita ma un abbraccio che era proprio per me.

Avevo sentito che c’era qualcosa di grande in questo abbraccio, però non sapevo darne il nome. Quindi, comincio il percorso di cura del cuore offerto dalla comunità dove mi viene dato l’opportunità di ripercorrere il mio passato però nell’amore di Dio che finalmente ho potuto conoscere e sperimentare. È stato Lui che ha pagato tutto il dolore e il male per me; per questo pian piano ho ritrovato la speranza di vivere.
Nel 2011 mi viene proposta una esperienza di tre mesi in Brasile. Accetto. Arrivo a Quixadà e subito c’è un bambino che mi corre incontro e mi ridà l’ennesimo abbraccio; questo bimbo mi arriva diretto al cuore ed è proprio lui che risveglia in me quella ferita di maternità che io avevo dimenticato. Un giorno, mi dice: “Sei la mia mamma? Resterai qui con me per sempre?”. In quel momento è caduto tutto della mia vita: maschere, resistenze, ideologie e ho detto: “E’ qui che voglio stare, è questo il grido che cerco, è questo il grido che voglio amare”. Pian piano guarisce anche la ferita della sesso-dipendenza quando inizio un bellissimo rapporto con un ragazzo che si chiama Joylson. Con lui voglio vivere una relazione nella castità: parola antica, quasi sepolta eppure così importante. Vivendo questo tipo di relazione, siamo aiutati a rispettare noi stessi. Non abbiamo messo il sesso in mezzo a noi, ma il nostro cuore in mezzo a noi e attraverso di esso abbiamo imparato il rispetto l’uno dell’altro, la conoscenza delle proprie emozioni, del proprio cuore, della propria storia; abbiamo veramente imparato ad amare. Ci siamo sposati un anno fa e viviamo nella Cittadella Cielo di Nuovi Orizzonti a Fortaleza. Qui mi dedico principalmente ai poveri nelle favelas attraverso il Progetto Coracao. Ora siamo davvero pronti a vivere insieme secondo il sogno di Dio per noi!

La parola chiave del Sinodo
La parola chiave di oggi che possiamo approfondire grazia alla storia di Valentina è “sfide”.
Sfide: discriminazioni, razzismo, violenza, povertà, tossicodipendenza, alcolismo, bullismo, sfruttamento sessuale, corruzione, ferite del cuore, solitudine…

Le sfide che i giovani devono affrontare oggi sono innumerevoli. Sono frutto della “cultura dello scarto”.

Nessun ragazzo deve essere lasciato solo dinnanzi a queste sfide e – come diceva don Bosco – in chiunque esiste un punto accessibile al bene. Se si riesce a fare leva su quel punto di accesso anche il più grande peccatore potrebbe diventare un grande santo!

L’esortazione apostolica del Papa sulla santità
I numeri 14 e 15 di Gaudete et exsultate ci riportano al cuore della chiamata cristiana che è per tutti: «Per essere santi non è necessario essere vescovi, sacerdoti, religiose o religiosi. Molte volte abbiamo la tentazione di pensare che la santità sia riservata a coloro che hanno la possibilità di mantenere le distanze dalle occupazioni ordinarie, per dedicare molto tempo alla preghiera. Non è così. Tutti siamo chiamati ad essere santi vivendo con amore e offrendo ciascuno la propria testimonianza nelle occupazioni di ogni giorno, lì dove si trova. Sei una consacrata o un consacrato? Sii santo vivendo con gioia la tua donazione. Sei sposato? Sii santo amando e prendendoti cura di tuo marito o di tua moglie, come Cristo ha fatto con la Chiesa. Sei un lavoratore? Sii santo compiendo con onestà e competenza il tuo lavoro al servizio dei fratelli. Sei genitore o nonna o nonno? Sii santo insegnando con pazienza ai bambini a seguire Gesù. Hai autorità? Sii santo lottando a favore del bene comune e rinunciando ai tuoi interessi personali. Lascia che la grazia del tuo Battesimo fruttifichi in un cammino di santità».

Approfondimento
La storia è tratta dal libro di Chiara Amirante “Il grido inascoltato. Sos giovani” (Orizzonti di Luce)

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