Il lavoro oggi tra diritti e precarietà

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Massimo Giraldi, Sergio Perugini

I cambiamenti del mondo del lavoro, segnato sempre più da precarietà e diritti indeboliti, sono un tema ricorrente nel cinema, il più delle volte declinati con toni drammatici e da denuncia. Però, soprattutto nella stagione cinematografica appena conclusa, non sono mancate proposte di senso affidate a un registro comico e ironico. Il terzo Focus cinematografico estivo della Commissione nazionale valutazione film e del Sir si occupa dunque di sguardi inediti sul mondo lavoro nella società contemporanea, con l’intento di proporre all’attenzione dello spettatore i titoli più rilevanti adatti per arene estive o serate con dvd in famiglia nelle località di villeggiatura.

“C’est la vie. Prendila come viene”

Gli autori della fortunata commedia “Quasi amici”, Eric Toledano e Olivier Nakache, tornano con “C’est la vie. Prendila come viene” per raccontare le dinamiche lavorative e relazionali odierne. Siamo a Parigi, dove una ditta di ricevimenti deve organizzare un prestigioso banchetto di nozze in un villa d’epoca fuori città. La vicenda si snoda nell’arco di una giornata, dalla preparazione allo svolgimento del rinfresco, raccontando i segreti del mestiere ma anche le problematiche lavorative, i contrasti all’interno del personale, tra improvvisazioni ed equivoci. Ancora, c’è il tema dell’incontro tra culture e dell’inclusione sociale. Un microcosmo umano che racchiude in sé la società tutta, tra tic, abitudini, vizi. Non mancano battute incalzanti e serrate, risultato di una sceneggiatura puntuale e ben calibrata. I due registi si confermano acuti osservatori della realtà attuale, con un copione in grado di soddisfare un pubblico ampio. Un divertimento intelligente per un film che, dal punto di vista pastorale, è da valutare come consigliabile e realistico.

“Come un gatto in tangenziale”

È stata una delle commedie rivelazione del 2018 “Come un gatto in tangenziale” di Riccardo Milani con protagonisti Paola Cortellesi e Antonio Albanese. Con pennellate narrative ironiche e a tratti surreali, il film ha il pregio di affrontare lo scontro-incontro tra centro e periferia in una grande città. Giovanni (Albanese) lavora nei palazzi della Comunità europea, abituato a uno stile di vita agiato e a località marittime di pregio; seguendo sua figlia, si imbatte in Monica (Cortellesi), quarantenne che porta sulle spalle il peso della casa e della famiglia, passando da un lavoro precario all’altro. Per lei non ci sono vacanze o momenti di riposo, tutto è una continua lotta. La sceneggiatura affonda il coltello sulle acute differenze di classe tra i due, mettendone a fuoco i punti di distacco senza farne oggetto di lotta sociale, e anzi a poco a poco smussando il battibecco, allentando le differenze, e arrivando alla soglia di un possibile incontro. Quella tra Giovanni e Monica diventa la cronaca di tante incomprensioni, che possono essere ricomposte solo dando spazio al cuore, alla ragione, alla buona volontà. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile e problematico.

“Il vegetale”

Il regista dei film di Checco Zalone, Gennaro Nunziante, scommette sul giovane cantante Fabio Rovazzi per la commedia “Il vegetale” prodotta dalla Disney, fotografia semiseria di un ventenne alla ricerca di un lavoro stabile. Il film funziona per freschezza e scioltezza nel descrivere tutte le vicissitudini che capitano ai giovani neolaureati in cerca del primo impiego. Il copione regge soprattutto quando si tratta di mettere a nudo le difficoltà del protagonista, personaggio in cui onestà e semplicità si fanno ostacoli piuttosto che vantaggi. “Il vegetale”, nonostante qualche fragilità espressiva e narrativa, che rischia di indebolirlo, è un prodotto simpatico e spiritoso adatto a un pubblico ampio. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, problematico e da approfondire con dibattiti.

“Io sono tempesta”

È firmato da Daniele Luchetti “Io sono Tempesta”, commedia brillante e graffiante su un finanziare spregiudicato e arrivista, Numa Tempesta (Marco Giallini), cui vengono imposti dei lavori socialmente utili. Durante tale esperienza, inizierà a cogliere gli eccessi del suo vivere, provando a rivedere il proprio stile di vita. Si tratta di una commedia amara e caustica, molto vicina a certi meccanismi derivanti dal miglior cinema di Mario Monicelli. Il racconto è secco e senza sconti, capace di aperta cattiveria e di nascosta pietà. Dal punto di vista pastorale, il film è da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.

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