Nigeria: ora la paura è l’avanzata dei pastori fulani

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Patrizia Caiffa

Dopo il terrorismo estremista di Boko Haram ora la grande paura in Nigeria è l’avanzata dei pastori fulani, che fuggono dalla desertificazione. Ma per accaparrare le terre degli agricoltori usano la violenza, lasciando morti e feriti e terra bruciata al loro passaggio. Più di 200 gli agricoltori massacrati lo scorso 23 giugno in alcuni villaggi dello Stato centrale di Plateau, altri 15 uccisi il 23 aprile, compresi due sacerdoti, don Joseph Gor e don Felix Tyolaha. I fulani sono musulmani e gli agricoltori sono in maggioranza cristiani, per cui c’è chi teme che un conflitto nato per ragioni economiche e climatiche si trasformi in uno scontro religioso e tribale. Gli Stati più colpiti Plateau, Benue, Nasarawa, Taraba e Adamawa, ma la violenza potrebbe estendersi ancora. Perfino l’Onu nei giorni scorsi ha lanciato l’allarme: “La violenza tra agricoltori e pastori sta diventando una minaccia crescente per la sicurezza nella regione e rischia di originare attacchi terroristici”, magari collegandosi con i terroristi di Boko Haram nelle zone settentrionali. Tutto ciò accade in una delle economie più forti del continente africano ma con più evidenti contraddizioni: è di questi giorni la notizia di uno studio che classifica la Nigeria come il primo Paese al mondo con il maggior numero di persone in grave indigenza, circa 87 milioni, togliendo il triste e noto primato all’India (73 milioni). Sicurezza, crisi economica, disuguaglianze sociali, mancanza di infrastrutture come strade, ospedali, scuole efficienti, sono alcune delle priorità per il Paese, secondo don Roberto Castiglione, missionario salesiano da 15 anni a Ibadan, la seconda città della Nigeria con circa 4/5 milioni di abitanti, preside dell’istituto di filosofia del casa di formazione post-noviziato, che accoglie una settantina di seminaristi, religiosi o diocesani.

“Cristiani molto preoccupati, non si sentono al sicuro”. Don Castiglione ha notizia degli scontri tra pastori e agricoltori nelle regioni centrali del Paese dai giovani che studiano a Ibadan. “I cristiani in quelle zone sono molto preoccupati – racconta -. I giovani di quelle regioni non si sentono al sicuro. La polizia non è efficace. I fulani si muovono armati e sembra vogliano costringere con la paura le popolazioni locali ad abbandonare quelle terre per poi impossessarsene, trovarsi in situazione di maggioranza numerica e rivendicarne la proprietà”. In Nigeria tutti i giornali ne parlano, ma c’è chi minimizza, chi dice che è un problema serio. “I confratelli mi dicono che è abbastanza preoccupante – spiega – perché dimostra la difficoltà delle autorità di controllare questa situazione. I fulani si dedicano alla pastorizia, cercano pascoli per le mucche. Il problema è che

al nord i pascoli diminuiscono con l’avanzata del deserto, per cui i fulani si spostano verso sud. Purtroppo lo fanno nella maniera sbagliata, con violenza,

non curandosi dei diritti di chi già vive in quelle terre. E sembra che non ci sia possibilità di dialogo, nonostante qualche politico dica che c’è terra arabile non coltivata. Allora perché non danno quelle terre?” Pur essendo “legittima la rivendicazione di terreni per il pascolo – precisa – è inammissibile usare la violenza. Il governo lancia proclami ma non mi sembra sia stato fatto abbastanza”.

Possibile conflitto tribale e religioso. Il salesiano non nasconde i timori di un possibile conflitto “religioso e tribale”. “In Nigeria ci sono tante tribù, alcune maggioritarie. I fulani del nord sono tra le tribù più numerose. Nonostante i vari governi, dall’indipendenza ad oggi, ci abbiano provato – osserva –

il cammino di provare a vivere insieme senza pregiudizi è ancora lungo.

In alcune zone va meglio, ma al nord la situazione è più difficile”. Senza contare che Boko Haram, con gli ultimi orrori degli attentati suicidi compiuti da bambine costrette ad immolarsi, non è ancora stato sconfitto. “Giorni fa hanno attaccato un convoglio – riferisce don Castiglione -. Per loro l’islam deve essere di un certo tipo per cui ce l’hanno con tutti, non solo con i cristiani, anche con i musulmani troppo moderati”.

A proposito delle enormi disuguaglianze sociali – 87 milioni di persone in grave indigenza su 186 milioni di abitanti – il missionario descrive un periodo di crisi economica che impatta ovviamente sui più poveri. L’economia nigeriana si basa sul petrolio ma in questo periodo le compagnie petrolifere hanno difficoltà ad avere i permessi per le esplorazioni e lo sfruttamento: “Se l’indotto del petrolio è bloccato tutta l’economia ne risente – spiega -. E i proventi vanno a vantaggio di pochi ricchi. Non c’è ancora a sufficienza la mentalità di usarli per il bene pubblico e per un progetto di sviluppo sistematico del Paese”.  La Nigeria avrebbe tante potenzialità ma “le risorse non sono usate in maniera adeguata”:

“Basterebbero progetti di industrializzazione, migliorare le vie di comunicazione, costruire ospedali, avere scuole pubbliche con un livello adeguato.

Ma non ci sono, a parte buone politiche di governatori locali di alcuni Stati. Mi dicono che al sud-est c’è un certo sviluppo ma è tutto lasciato alle iniziative di chi governa al momento”.

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