Italia, la legge di bilancio resta intrinsecamente il momento della verità

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Stefano De Martis

Se ne parla ancora poco, ma il vero snodo che le attuali forze di governo guardano con preoccupazione è la messa a punto e l’approvazione della legge di bilancio. È in quella sede che verranno al pettine tutti i nodi. Molte delle tensioni di questi giorni, soprattutto rispetto al ruolo dei “tecnici”, dentro e fuori l’esecutivo, vanno lette tenendo presente quella prospettiva, quando gli annunci giornalieri e la politica “social” non potranno sostituire le decisioni effettive da prendere.
Certo, come dimostrano le esperienze del passato, anche in quella legge e nel complesso della “manovra economica” si possono introdurre elementi con un impatto propagandistico sull’opinione pubblica. Ma al di là degli specchietti per le allodole, la legge di bilancio resta intrinsecamente il momento della verità perché – detto con parole semplici – è lo strumento con cui la maggioranza che esprime il governo decide come e dove impiegare le risorse economiche di cui il Paese dispone e prima ancora calcola la quantità di queste risorse. Così facendo si espone al giudizio dei cittadini, che in questa fase si attendono il rispetto della promesse pre e post elettorali, e allo stesso tempo a quello del contesto internazionale: non solo delle istituzioni europee – con cui alla fine si può sempre trattare – ma anche dei mercati finanziari, che obbediscono a spietate logiche di profitto.
I tempi per questa delicatissima operazione, con agosto ormai alle porte, si stanno facendo molto più stretti di quanto emerga nel dibattito pubblico. Tanto più che già a settembre il governo dovrà presentare la Nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza e in quell’occasione almeno le coordinate generali della “manovra economica” dovranno essere finalmente delineate. La faticosissima gestazione di un provvedimento significativo ma evidentemente limitato come il “decreto dignità”, così come le polemiche che lo stanno accompagnando, danno la misura di quanto sarà impegnativa la prova che attende la maggioranza. L’alleanza giallo-verde dovrà dimostrare di essere in grado di veicolare le sue istanze – peraltro non coincidenti tra M5S e Lega – all’interno dei vincoli e delle procedure della legge di bilancio, in un percorso che vede l’intervento di diverse istituzioni non riconducibili alla maggioranza che governa pro-tempore il Paese.
Finora i due partiti hanno manifestato spesso un certo fastidio per la dimensione istituzionale (più la Lega del M5S, va detto). Una qualche dialettica è comprensibile, dopo un voto rivoluzionario come quello del 4 marzo, ma quando prima o poi si entra in rotta di collisione con tutti (il Quirinale, la magistratura, la Banca d’Italia, le forze armate…), c’è qualcosa che non va alla radice. Chi ha la maggioranza in Parlamento ha il sacrosanto diritto di governare per tutto il tempo costituzionalmente previsto. Ma non deve dimenticare che il Paese è più grande del suo governo; che tanti italiani – la maggioranza dei potenziali elettori – hanno votato per altri partiti o non hanno votato; che comunque una maggioranza politica non può fare tutto quel che vuole in nome del consenso ricevuto. Le istituzioni stanno lì anche a ricordare questo limite, che è un fondamento della vera democrazia.

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