Famiglia, la fiducia dell’amore

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Giovanni M. Capetta

“L’amore tutto crede” e il Papa delimita il campo spiegandoci che questa espressione, per il contesto in cui è inserita, non si riferisce alla fede quanto alla fiducia umana. Chi ama si fida dell’amato, non sospetta che lo stia ingannando. Letto in questi termini l’invito dell’inno paolino sembra proprio potersi rivolgere agli sposi, in contrapposizione alla gelosia che è sempre romanticamente legata all’immaginario (negativo) della relazione di coppia. Chi è geloso vive male il rapporto con l’altro proprio perché non si fida e crede che controllando ed esprimendo il suo bisogno di possesso possa garantirsi una sicurezza maggiore che il legame duri nel tempo. In realtà così avviene proprio il contrario, perché è nella fiducia e nella libertà che si costruisce un rapporto fra adulti. Il pensiero va ai casi, tristi, in cui un coniuge subisce un tradimento da parte dell’altro. L’adulterio è una ferita molto difficile da rimarginare che mette a dura prova la vocazione matrimoniale. Ma ci sono tante altre paure che minano la nostra fiducia. L’uso dei cellulari e in genere dei social network, per esempio, può essere un banco di prova interessante. Non temiamo i messaggi che l’altro manda senza dirci a chi? E, per converso, dimostriamo che è ben riposta la fiducia in noi senza abusare della messaggistica a tanti altri che può diventare una via di fuga da una comunicazione autentica col proprio coniuge? Ma fiducia reciproca vuol dire anche aprire le porte di casa e fidarsi l’un l’altro che si ritornerà più arricchiti da esperienze vissute individualmente ma guardando nella stessa direzione. Un viaggio, un impegno di lavoro, un corso, anche una serata con amici, tutto – nella fiducia – può poi divenire non motivo di fatica e distacco ma occasione di arricchimento reciproco. Scrive il Papa che “questa libertà […] rende possibili spazi di autonomia, apertura al mondo e nuove esperienze, permette che la relazione si arricchisca e non diventi una endogamia senza orizzonti”. (AL 115). E in riferimento al cerchio famigliare, anche nei confronti dei figli si può vivere in una dimensione di fiducia più o meno intaccata dal nostro bisogno di controllo e possesso. Come siamo messi da genitori nei confronti di esperienze fuori casa, viaggi studio, anche solo richieste di uscite, col passare degli anni, sempre più distanti dal nido domestico? Sappiamo lasciare andare? Siamo genitori apprensivi, che temono i pericoli del mondo per i loro figli o che, sì, li hanno custoditi come frecce nella faretra, ma che sanno anche scoccarli distanti da sé? Un vaglio difficile quello della fiducia, non temere il segreto, la bugia e la menzogna. Dove si impara quest’arte di essere liberi da resistenze che ci sembrano così naturali? Dove si impara a non farsi condizionare dalla logica del sospetto (e del gossip) che domina la comunicazione globale in cui siamo immersi? “Io invece resto quieto e sereno: come un bimbo svezzato in braccio a sua madre” (Sal 131, 2) Sì, l’immagine è proprio quella di un bambino svezzato o anche poco più grande, ai primi passi per mano del suo papà. La fonte delle nostre povere e balbettanti fiducie è nella fiducia in un Padre più grande che accoglie, previene e perdona anche dove gli uomini paiono non riuscire.

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