Post Terremoto, non si può e non si deve dimenticare

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DIOCESI – Le ferite del sisma col tempo tendono a cicatrizzarsi, ma continuano a fare male. La comunità cristiana non può, né deve dimenticare  i fratelli segnati da un’esperienza che ha portato con se, oltre la paura, l’acuirsi di problematiche già esistenti, come lo spopolamento e la mancanza di lavoro.

Tra le iniziative della Chiesa locale c’è stata quella della mappatura. Un piccolo gruppo di persone, con l’ausilio di due volontari della Caritas Calabria, ha visitato e si è messa in ascolto di tante persone. Ora è arrivato il momento della restituzione ai parroci, ai consigli pastorali e alle comunità parrocchiali.

Abbiamo chiesto ai membri dell’equipe di condividere qualche impressione.

In che cosa pensi ti abbia fatto crescere il lavoro che hai svolto rispetto all’aver avuto occasione di passare del tempo con le persone colpite dal sisma?
E’ stata un’esperienza arricchente, sia per il gruppo di lavoro, sia per le persone che abbiamo incontrato. Non è semplice condividere le preoccupazioni, le ansie e le diverse esperienze delle persone, soprattutto dopo un evento destabilizzante come il terremoto. Attraverso l’ascolto abbiamo condiviso esperienze diverse, incertezze e speranze. Sono anche emerse opportunità che senza questo tipo di esperienza non sarebbero comparse.
Per alcuni membri dell’equipe  è stata una bella occasione per conoscere il territorio e cogliere alcune caratteristiche comportamentali e relazionali dei diversi paese e delle zone visitate.
Nonostante provenissimo da esperienze simili, come volontari nei centri d’ascolto, abbiamo sperimentato modalità relazionali più dinamiche, diverse dagli ambienti in cui operiamo normalmente. Ci siamo preoccupati di curare le relazioni, come elemento importante per entrare in empatia con le persone colpite dal sisma.

Dal tuo punto di vista quale opportunità e/o possibilità di cambiamento ha portato o può portare il sisma nella comunità che conosci?
Uno degli obiettivi principali della mappatura è stato quello di leggere e comprendere le istanze delle persone, fotografare la realtà attuale per ricominciare. Abbiamo fatto emergere aspetti della vita delle comunità, come la solidarietà vissuta subito dopo il sisma, la voglia di ripartire, ma anche  situazioni di divisione e di conflittualità.
Insieme ai parroci, ai consigli pastorali ed istituzioni abbiamo condiviso la necessità di trovare momenti di aggregazione per alleviare le sofferenze e per sviluppare opportunità.  Si è cercato di far crescere il “senso di comunità”,  di far incontrare i commercianti del territorio per un rilancio socio-economico  imparando a progettare e cooperare; di organizzare  concerti con i cori parrocchiali per mobilitare e unire le comunità attraverso il canto e la musica; di avere una particolare attenzione ai più piccoli incoraggiando e finanziando in parte  attività di ‘oratorio’ e campi-scuola’ durante i mesi estivi; di favorire e creare le condizioni per avviare una Caritas inter-parrocchiale con il prezioso ausilio dei volontari della delegazione regionale Caritas Calabria. In una parola abbiamo cercato di dare importanza agli elementi che uniscono una comunità, piuttosto che guardare a quelli che dividono e allontanano.

Come può crescere la comunità ecclesiale da questa esperienza?
Terminato il lavoro di mappatura ora stiamo organizzando con i parroci il momento della ‘restituzione’.  Sta ai Consigli Pastorali e alle parrocchie far tesoro di quanto emerso ed utilizzarlo per una programmazione pastorale volta a consolidare le relazioni nella comunità.
Partendo dalla conoscenza specifica dei punti di forza e di debolezza emersi dalla “fotografia”  che emerge dalla mappatura è importante coinvolgere l’intera comunità ecclesiale.

Il prossimo 8 settembre intanto siamo tutti invitati all’inaugurazione del Centro di Comunità “Beata Maria Assunta Pallotta” realizzato a Force da Caritas Italiana con i fondi raccolti per il terremoto. Sarà a disposizione di tutto il paese, della scuola e della parrocchia.

La mappatura rappresenta un punto di partenza non trascurabile, che restituisce un focus specifico sulla situazione delle comunità. Sarebbe bello continuare a mantenere legami, per potenziare l’esercizio di prossimità intrapreso fino ad oggi.

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