Le mezze verità sull’accoglienza dei migranti

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Riccardo Benotti

Capisci che qualcosa è veramente cambiato quando le persone che ti sono vicine, le persone care, quelle con le quali hai condiviso le preoccupazioni su ciò che stava accadendo al di là del Mediterraneo o con le quali hai sofferto per i tanti bambini annegati tra le braccia dei genitori, iniziano a sorvolare consapevolmente sull’ennesima tragedia del mare. Ormai non importa più che siano affogate 10-100-1.000 persone.

Non è più questione di numeri, semplicemente non c’è più spazio per la compassione.

Tutta questa faccenda dei migranti va rimossa il prima possibile e il modo migliore per farlo è il silenzio. Un silenzio colpevole che nasconde delle convinzioni sempre più radicate nella testa della gente. Sono certezze che ruotano intorno a due, massimo tre concetti, venduti da un caparbio imbonitore che promette un Paese finalmente affrancato dalla responsabilità di salvare vite umane e dal peso dell’accoglienza.
Ed ecco, allora, che per i nostri amici, colleghi e familiari, i salvataggi in mare sono una questione che non ci riguarda più, perché abbiamo fatto pure troppo fino ad oggi; è bene che anche gli altri Paesi europei si attivino; se i migranti, poi, continuano a morire è solo colpa dei trafficanti e della scellerata decisione di imbarcare i propri figli su quelle carrette del mare.
Poche e lucide certezze che non si fanno scalfire nemmeno dallo sforzo di chi cerca di raccontare come stanno realmente le cose.

Si tenta di presentare numeri, storie, volti ma senza riuscire a persuadere chi è ormai preda di una narrazione falsata del fenomeno migratorio.

D’altronde il nostro è il Paese delle mezze verità, dove vale più l’inganno camuffato da “buon senso” che non la realtà delle cose. Dire che i migranti muoiono per causa dei trafficanti, senza aggiungere che indebolire il dispositivo di salvataggio significa aumentare le probabilità di morti in mare, è come dire una mezza verità. Raccontare che tutte le realtà di accoglienza lucrano è come dire un’altra mezza verità, consapevoli che solo una minima parte delle cooperative è stata indagata e condannata.
Papa Francesco, lo scorso 6 luglio, ha voluto richiamare l’attenzione proprio su questa ipocrisia dilagante verso i poveri e i migranti che ha definito sterile, di chi non vuole “sporcarsi le mani” aggiungendo che

“si tratta di una tentazione ben presente anche ai nostri giorni, che si traduce in una chiusura nei confronti di quanti hanno diritto, come noi, alla sicurezza e a una condizione di vita dignitosa, e che costruisce muri, reali o immaginari, invece di ponti”.

Non ha mancato di ricordarci che “di fronte alle sfide migratorie di oggi, l’unica risposta sensata è quella della solidarietà e della misericordia (…) Politica giusta è quella che si pone al servizio della persona, di tutte le persone interessate; che prevede soluzioni adatte a garantire la sicurezza, il rispetto dei diritti e della dignità di tutti; che sa guardare al bene del proprio Paese tenendo conto di quello degli altri Paesi, in un mondo sempre più interconnesso.”

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