#EXCO2019. Nel prossimo maggio Roma ospiterà la prima e unica Fiera internazionale della cooperazione

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Giovanna Pasqualin Traversa

E’ stata presenta ieri, 2 luglio, presso il ministero degli Affari esteri e della cooperazione italiana(Maeci) Exco2019 – l’Expo della cooperazione internazionale, la prima e unica Fiera, a livello internazionale, rivolta alla cooperazione secondo il punto di vista delle aziende, oltre che delle istituzioni. Un appuntamento (15 – 17 maggio 2019) progettato e realizzato da Fiera Roma insieme a Diplomacy e Sustainaway, e rivolto ad aziende e buyer che operano in ricerca scientifica, innovazione tecnologica e formazione; in particolare a quelle impegnate nell’offerta di servizi, prodotti e soluzioni per lo sviluppo sostenibile per Paesi interessati all’implementazione di azioni di cooperazione.Parole chiave: creazione di nuovi posti di lavoro, innovazione, sostenibilità, buone pratiche e business secondo i principi di Agenda 2030 e degli Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs).Agenda 2030 “ha dato il via a un processo di cambiamento del modello di sviluppo del pianeta”, dichiara Stefano Manservisi, direttore generale Dipartimento cooperazione internazionale e dello sviluppo della Commissione europea. Pertanto la nuova politica di sviluppo “non si fonda solo sulla redistribuzione di fondi pubblici, ma prevede l’interesse e il coinvolgimento di capitale privato sotto forma di investimenti”. Occorre insomma concepire

“un sistema di relazioni economiche internazionali all’interno del quale il settore privato sia protagonista”.

Sulla stessa linea Giorgio Marrapodi, direttore generale per la cooperazione allo sviluppo del ministero degli Esteri: “il mondo dell’impresa italiana deve attuare un cambio di paradigma che veda il settore privato giocare un ruolo primario nella cooperazione”. Del resto, è la stessa legge 125/2014 che ha riformato la cooperazione internazionale a prevedere e sostenere il ruolo del privato.

Aperta dal 15 al 17 maggio 2019 a Fiera Roma, Exco2019 prevede 30 mila metri quadrati di esposizione – “ma potrebbero diventare 90mila”,sostiene Pietro Piccinetti, amministratore unico e direttore generale di Fiera Roma – per prodotti e servizi, con spazi preposti agli incontri, coordinati da un’innovativa piattaforma online MyAgenda dove sarà possibile far incontrare domanda e offerta tra imprese, buyer e tutti i principali soggetti attivi nel settore. In programma seminari, workshop e dibattiti, ma l’evento intende costituire soprattutto un’opportunità di relazioni e accordi che consentano lo sviluppo di iniziative e progetti, il sostegno degli investimenti e il coordinamento di strategie sostenibili di intervento. Exco 2019 sarà inoltre un luogo per la presentazione dell’External Investment Plan della Commissione europea e per i progetti di cooperazione allo sviluppo delle Ong finalizzati all’attuazione di Agenda 2030 e ai suoi 17 SDGs. Un’opportunità per “il nostro Paese di instaurare relazioni virtuose con i Paesi in via di sviluppo, contribuendo soprattutto a creare posti di lavoro in loco, in linea con gli Obiettivi di sviluppo sostenibile “, dice Piccinetti. Insomma “una job fair e una opportunity fair” perché, conclude l’amministratore unico di Fiera Roma,

“vogliamo costruire ponti, non muri”.

Nel 2017 la Commissione europea ha istituito il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (EFSD), strumento di attuazione del Piano europeo per gli investimenti privati in Paesi fuori dall’Unione europea (EIP), in particolare nei Paesi africani e in quelli confinanti con l’Ue. A partire da 3,35 miliardi di euro, già stanziati, il Fondo intende mobilitare investimenti privati fino a 44 miliardi di euro: questa la cornice all’interno della quale si muove la cooperazione al centro del dibattito odierno. Per Giorgio Bartolomucci, segretario generale Diplomacy, “valorizzando la presenza delle Agenzie Onu, delle rappresentanze permanenti e delle ambasciate,Exco2019 offrirà a Roma l’occasione di guidare un processo di trasformazione dei driver della cooperazione”.

Intervenuta all’incontro, Cornelia Richter, vice presidente dell’ Ifad (International Fund for Agricultural Development), spiega che quasi tutto ciò che accade lungo la filiera alimentare mondiale coinvolge il settore privato. “I piccoli agricoltori dei Paesi in via di sviluppo forniscono, pur tra mille difficoltà e ostacoli, l’80% del cibo”. Per il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile, tra i quali lo sradicamento della fame dal mondo nel 2030”, “abbiamo bisogno di nuove partnership tra agenti pubblici e privati che creino ai piccoli agricoltori opportunità di accesso a finanziamenti, mercati e nuove tecnologie”. Più in generale la priorità è “creare posti di lavoro per 1,2 miliardi di giovani nel mondo e sostenere l’economia rurale affinché giovani donne e giovani uomini possano avere nel proprio Paese opportunità di vita migliore e non siano più costretti ad emigrare”.

Leonardo Carmenati, vice direttore dell’ Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppoistituita dalla legge 125/2014 che prevede la promozione settore privato nell’ambito cooperazione, dichiara: “Abbiamo colto questo stimolo e la settimana scorsa abbiamo firmato 13 contratti con aziende private negli ambiti di sviluppo sostenibile, agricoltura, promozione energie rinnovabili all’interno di Agenda 2030”. Dobbiamo “essere più forti in Europa e affrontare insieme le grandi sfide – conclude Manservisi -.

Non solo migrazioni: anzitutto lavoro, in particolare nel continente africano”.

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