Migranti: Iacomini (Unicef Italia), “unica emergenza è il mare pieno di sangue”

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“Porti chiusi, ma la Guardia costiera continuerà a salvare vite umane in mare. Mi fa paura vedere tutti questi capi di Stato e di governo che fanno le cinque del mattino per redistribuirsi i migranti proprio mentre loro muoiono. Non c’è un’emergenza sbarchi: l’unica emergenza è il mare pieno di sangue […]. Nessuno ci restituirà i tre bambini morti in mare, come le altre centinaia di vittime”. Lo ha dichiarato Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, in un’intervista pubblicata oggi da “Il Mattino” di Napoli.
“Noi non abbiamo navi”, ha sottolineato Iacomini, evidenziando che “siamo gli unici a lavorare con la Guardia Costiera che dall’anno scorso è ambasciatore Unicef: insieme abbiamo salvato 3mila vite nel Mediterraneo”. Per il portavoce, “Ong e Guardia Costiera hanno fatto un enorme lavoro di supplenza rispetto a un’Europa spesso priva di coerenza. Dobbiamo indignarci, andare in piazza: non basta più parlarci sui social. Sono pronto a farmi arrestare come è accaduto a Susan Sarandon negli Usa. Invoco l’unità nazionale: maggioranza e opposizione unite per salvare i bambini”.
Sul tema degli hotspot in Africa, Iacomini rileva che “non sono luoghi idonei per i minori, che vanno separati dagli adulti e messi in sicurezza. Servono canali umanitari sicuri”. Inoltre, “occorre migliorare la cooperazione tra Stati e rendere più sensibili le procedure di frontiera. Capire cosa succede nei Paesi d’origine e agire lì: in Siria si continua a morire, ci saranno altri profughi”. “Molti ragazzi scesi dall’Aquarius – prosegue – ci hanno raccontato che non volevano venire in Europa bensì cercare lavoro in Libia. Ma lì è l’inferno in terra: nei centri governativi c’è più controllo, ma in quelli gestiti dalle milizie le condizioni sono disumane e gli stupri quotidiani”.
Per il portavoce di Unicef Italia, “siamo spaventati da un certo tipo di narrazione, gli sbarchi sono calati ma è troppo tardi perché questo concetto faccia breccia”. Secondo Iacomini, “è mancata la capacità di raccontare senza retorica questo fenomeno. Adesso serve una grande alleanza che unisca Ong, mondo cattolico, società civile, per proporre a questo governo idee e progetti costruttivi”.

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