Caritas Diocesana: “non esistono vite indegne di essere salvate!”

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Lettera della Caritas Diocesana di Giugno

DIOCESI – Un quadro regalato da un  amico. A prima vista la riproposizione del fenomeno tanto complesso della mobilità umana, delle migrazioni, delle tragedie che convincono ad affrontare qualsiasi pericolo e sofferenza pur di scappare dal proprio paese.

Ma, guardandolo con più attenzione, sembra una Madonna col Bambino. Se belle possono essere certe immagini di Maria che appare, forse questa è ancora più splendida! Nel volto di ogni mamma, che stringe il suo bimbo, si può scorgere la madre di Cristo, intenta ad abbracciare, non solo il Figlio di Dio, ma anche ciascuno di noi.

Per questo metteremo questo dipinto nella cappellina della Caritas, perché chiunque vi entri, non solo porti sulle labbra una preghiera, ma trovi l’ispirazione per rinunciare ad una voluta sordità di fronte al doloroso grido di tanti fratelli e sorelle, la forza per vincere la terribile malattia dell’indifferenza, il coraggio per abbandonare il mutismo di fronte a tante pericolose mezze verità.

La contemplazione di quest’opera fa pensare a tre verbi: proteggere, guardare, abbracciare che alla Caritas vorremmo imparare a coniugare.

Questa Madre, figura della Chiesa, sembra voglia innanzitutto proteggere la vita fragile del suo piccolo. In un mondo, in cui tutto ciò che è debole e povero, viene sempre più disprezzato e scartato, è importante impegnarsi a custodire la vita. Le vite umane vanno salvate tutte, a partire da quelle dei bambini, dei giovani caduti nelle trappole della dipendenza, delle mamme e dei papà rimasti senza lavoro, dei nonni soli e ammalati. E anche dei migranti, perché, come ben sappiamo a San Benedetto, l’aiuto in mare non si può negare a nessuno.

E’ una ‘laica’ legge che tutti i nostri marinai conoscono e rispettano: non esistono vite indegne di essere salvate!

A tal proposito occorre essere attenti perché, come scrive il cardinal Bassetti, “a volte si ha la sensazione che i migranti siano un tema di “distrazione di massa” rispetto ad altri problemi dell’Italia, dell’Europa e del mondo occidentale. Una lettura semplificata vorrebbe farci pensare che tutti i problemi delle società occidentali derivino dai migranti. “Ma la crisi economica, morale e sociale ha radici profonde, che tocca le viscere della storia recente e passata”.

Ciò che colpisce poi di questa Maternità è lo sguardo incorniciato dentro il pallore di un viso di donna: sono occhi che implorano la condivisione di un disagio, che invocano un’autentica pietà, che rivelano una struggente tenerezza. Richiamano volti che incontriamo ogni giorno. I volontari che servono alla mensa Caritas sanno benissimo quanto sia più importante, mentre si offre un piatto di pasta, condire questa offerta con il profumo del sorriso che riconosce nel volti dell’altro il proprio simile. E’ bene interrogarsi anche sul nostro sguardo, specie quello che posiamo su questa nostra meravigliosa e tragica storia. Esso non può essere superficiale né semplicistico né tantomeno frettoloso.

In molti oggi si chiedono cosa stia succedendo in Italia, in Europa, in questo Occidente che invecchia sempre di più e sembra annaspare dentro un devastante nichilismo. Tutti sappiamo che non basta il titolo di un giornale per leggere una situazione, tantomeno  uno slogan urlato per giustificare certe decisioni né seguire l’andamento delle borse.

Noi cristiani, ricchi della Parola di Dio, dobbiamo  guardare la realtà con uno sguardo simile a quello di Gesù. I suoi occhi si posano sulle risorse delle persone non sulle pochezze, sulla dignità di chi gli sta davanti non sui suoi peccati, sul grano che cresce non sulla zizzania seminata dal nemico. Noi cristiani non possiamo guardare la storia con gli occhiali dei social, ma con lo sguardo limpido di Dio. Non si può andare in Chiesa, allargare le braccia per recitare il Padre nostro, e poi sul sagrato, commuoversi per i gattini randagi o promuovere raccolte per il canile, e schifarsi di un fratello, di una sorella semplicemente perché più povero o di un altro colore, di un’altra religione, di un altro paese.

Infine, questa Madonna che abbraccia il suo bimbo, sembra ricordarci la necessità di ricentrare le nostre vite sulla bellezza delle relazioni, fatta di piccoli gesti ospitali, magari di poche parole assertive, capaci di esorcizzare la paura dell’altro.

Ha scritto papa Francesco. “La santità non riguarda solo lo spirito, ma anche i piedi, per andare verso i fratelli, e le mani, per condividere con loro. Le Beatitudini evangeliche insegnino a noi e al nostro mondo a non diffidare o lasciare in balìa delle onde chi lascia la sua terra affamato di pane e di giustizia; ci portino a non vivere del superfluo, a spenderci per la promozione di tutti, a chinarci con compassione sui più deboli. Senza la comoda illusione che, dalla ricca tavola di pochi, possa “piovere” automaticamente il benessere per tutti”.

Sappiamo bene che l’arrivo dell’estate porta con se anche molto lavoro, in un ambiente turistico come il nostro, ma non per tutti. Vorremmo proporre a coloro che hanno la possibilità esperienza di condivisione e di servizio alla Caritas diocesana.

Molti già lo fanno. Sentiamo il bisogno di ringraziare tutti i volontari che vengono dalle nostre parrocchie e anche quelli che fanno parte dei diversi gruppi e associazioni: l’Unitalsi che si occupa delle docce e della barberia, Fides Vita che anima il servizio del vestiario, La Tenda del Magnificat che ogni sabato presta servizio in cucina e alla mensa…aspettiamo tanti altri. Non pochi debbono fare tutto ma tutti debbono fare poco!

Alcune possibilità:

  • Universitari e lavoratori per condividere un periodo con gli ospiti delle case di accoglienza.
  • Giovani e adulti disponibili a servire una volta alla settimana alla mensa
  • Assistenti sociali, pedagogisti, psicologi disponibili a far parte dell’equipe che cura l’accoglienza
  • Giovani ed insegnanti per un ‘pre-scuola’ di italiano
  • Cuochi per il servizio cucina
  • Persone per pulizia degli ambienti
  • Artisti, poeti, artigiani per animazione ….

Siamo sicuri che nella misura in cui non alzeremo muri, nei confronti di nessuno, ma ci impegneremo a costruire ponti, cadranno tanti pregiudizi e incomprensione, non ci scontreremo ma ci incontreremo con dei fratelli e il nostro vissuto saprà più di bellezza.

“Santa Maria, donna dei nostri giorni, dandoti per nostra madre, Gesù ti ha costituita non solo conterranea, ma anche contemporanea di tutti. Prigioniera nello stesso frammento di spazio e di tempo. Nessuno, perciò, può addebitarti distanze generazionali, né gli è lecito sospettare che tu non sia in grado di capire i drammi della nostra epoca. Mettiti, allora, accanto a noi, e ascoltaci mentre ti confidiamo le ansie quotidiane che assillano la nostra vita moderna: lo stipendio che non basta, la stanchezza da stress, l’incertezza del futuro, la paura di non farcela, la solitudine interiore, l’usura dei rapporti, l’instabilità degli affetti, l’educazione difficile dei figli, l’incomunicabilità perfino con le persone più care, la frammentazione assurda del tempo, il capogiro delle tentazioni, la tristezza delle cadute, la noia del peccato. .. Facci sentire la tua rassicurante presenza, o coetanea dolcissima di tutti. E non ci sia mai un appello in cui risuoni il nostro nome, nel quale, sotto la stessa lettera alfabetica, non risuoni anche il tuo, e non ti si oda rispondere: «Presente!». Come un’ antica compagna di scuola”. (Don Tonino Bello, Maria donna dei nostri giorni)

 

Festa di SS. Pietro e Paolo, 29.06.2018

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