Corridoi umanitari: 139 profughi somali ed eritrei a Fiumicino

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Stefania Careddu

Inda Abdi non smette di ringraziare “il popolo italiano”: è scappata dalla Somalia con i suoi quattro bimbi per “cercare una vita migliore, per un futuro di libertà e di pace”. Nebiat Gebre ha 41 anni; i suoi familiari sono morti, è sola e non trattiene le lacrime quando ripercorre le tappe dell’esodo durante il quale ha dovuto subire sevizie, torture ed è stata imprigionata: dall’Eritrea al Sudan, fino alla Malesia, all’Uganda e al campo profughi al confine con l’Etiopia. Ci sono bimbi che fanno le bolle di sapone, altri che giocano con i palloncini colorati. Sono stanchi, ma sorridono e intonano in coro “W l’Italia”, sventolando delle bandierine, quando si spalancano le porte dell’aeroporto di Fiumicino: sono 139 profughi somali ed eritrei, 62 dei quali minori, 31 famiglie. Tra loro ci sono donne con i loro piccoli in braccio (Emmanuel ha solo tre mesi), ragazzi disabili, anziani che saranno accolti in 22 diocesi del nostro Paese. Con il loro ingresso, reso possibile grazie al Protocollo d’Intesa con lo Stato Italiano firmato dalla Cei e dalla Comunità di Sant’Egidio, salgono a 327 i rifugiati ospitati nel nostro Paese sui 500 previsti in due anni.

L’Europa non si disgreghi sui valori. “Questa è l’Italia che stiamo costruendo insieme attraverso l’esperienza bella dei corridoi umanitari che ci libera dal tifo da stadio che non ci porta da nessuna parte”, ha sottolineato mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei e presidente dell’Apsa, evidenziando che “grazie alla collaborazione tra Governo, società civile, Chiesa e movimenti, c’è un’Italia che si muove in una direzione precisa che è quella della legalità, della voglia di accogliere e di integrare, che vuole crescere con l’arrivo di queste persone”. Secondo il vescovo, infatti, “l’integrazione, l’incontro ci aiutano a ridimensionare i nostri limiti e ad aprire testa e cuore”.

“Quale che sia il governo, il colore politico, di fronte a queste storie non c’è colore che tenga”,

ha tagliato corto mons. Galantino che ha voluto ringraziare “l’Esecutivo per questa apertura e disponibilità”, la Comunità di Sant’Egidio e “gli italiani che destinano l’otto per mille e che, nonostante qualche episodio deprecabile, continuano ad avere fiducia nella Chiesa italiana che anche con la Campagna ‘Liberi di partire, liberi di restare’ investe nelle terre da cui provengono queste persone”. Un “plauso” il segretario generale della Cei lo ha rivolto poi “a coloro che hanno scoperto gli abusi e li reprimono con forza, proprio perché così si può dare credibilità alla stragrande maggioranza di cooperative, di associazioni, di movimenti che lavorano con grande cuore, competenza e professionalità”.

Alla vigilia dell’incontro del Consiglio europeo durante il quale si discuterà della riforma del Trattato di Dublino, mons. Galantino si è augurato “che l’Europa non si disgreghi sui valori, e tra questi c’è l’accoglienza” e che si rimettano “al centro i valori che hanno fatto l’Europa e che in questo momento possono tenerla in piedi”.

L’Italia è capace di accogliere, continuerà a farlo. “C’è bisogno di solidarietà: per ribadire la nostra posizione, alla vigilia del Consiglio europeo, la stragrande maggioranza delle associazioni ha voluto lanciare la Campagna ‘European Solidarity’”, gli ha fatto eco Oliviero Forti, responsabile dell’area immigrazione della Caritas italiana, mentre alcuni bambini consegnavano ai rappresentanti delle istituzioni e della Chiesa presenti delle barchette di carta, fatte da loro durante il viaggio.
“Di fronte alla vita, al viaggio di queste persone non ci sono parole polemiche, dibattiti inutili, ma il desiderio di accoglierle e di integrarle”, ha detto Marco Impagliazzo, il presidente di Sant’Egidio, sottolineando che “il nostro è un Paese capace di accogliere e di integrare”. “L’Italia – ha scandito – è capace di protezione e sempre lo sarà perché lavorando insieme tutto cambia e tutto è possibile”.

“Continueremo con l’esperienza dei corridoi umanitari che sono un esempio bellissimo di collaborazione e un impegno ad integrare i rifugiati politici che sono ritenuti tali”,

ha assicurato Gerarda Pantalone, capodipartimento per l’immigrazione del Ministero degli Interni, ribadendo che quello degli “ingressi legali e in sicurezza è un modulo che vogliamo sostenere e continuare a sviluppare”. “Da tre anni i corridoi umanitari rispondono alla sfida della protezione dei diritti umani e sono un esempio virtuoso: accanto alle centinaia di vite salvate in mare, questa è una via di accesso legale nel nostro Paese”, ha rilevato Emanuela Del Re, sottosegretario agli Esteri, per la quale tale iniziativa permette di combattere “i traffici e apre vie sicure di immigrazione per selezionare quelle persone che fuggono, contrastando i trafficanti e chi specula”. Quella dei corridoi umanitari costituisce infatti “un esempio lodevolissimo di collaborazione tra Stato e società civile che sarà la chiave per affrontare la situazione migratoria”.

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