Monache Clarisse: Se noi lo vogliamo Dio è pronto a perdonarci

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DIOCESI – Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto.

«Dopo che l’uomo ebbe mangiato del frutto dell’albero, il Signore Dio lo chiamò e gli disse: “Dove sei?”». Non trovando Adamo, Dio lo chiama. Da parte di un amico, la domanda è naturale. Ma l’uomo, invece di dire semplicemente dove si trova o andare incontro a colui che lo cerca, reagisce in modo strano: «Ho udito la tua voce nel giardino, ho avuto paura, perché sono nudo e mi sono nascosto».

Dio fa paura. L’uomo vede, ormai, in Dio un avversario la cui minaccia di morte è incombente poiché ha trasgredito il suo ordine mangiando il frutto dell’albero della conoscenza del bene e del male. Ma Dio non agisce da giudice, non parla di disobbedienza, di ordine trasgredito o di colpa. Non moralizza. Non condanna. La sua domanda è il gesto concreto del Dio che è continuamente alla ricerca dell’uomo, quasi non potesse fare a meno di lui. Un Dio preoccupato per la nostra vita… «Dove sei?».

Questa Parola, ma tutta la Parola di Dio, diventa allora l’eterna espressione di una sollecitudine continua, il grido che Dio rivolge all’uomo sempre, anche di fronte alla sua insensibilità, ostinazione, alla sua immensa capacità di provocare la propria rovina.

E questo lo leggiamo nella pagina evangelica: «Gesù entrò in una casa e di nuovo si radunò una folla, tanto che non potevano neppure mangiare. Allora i suoi, sentito questo, uscirono per andare a prenderlo; dicevano infatti: “E’ fuori di sé”».

Ancora: «Gli scribi, che erano scesi da Gerusalemme, dicevano: “Costui è posseduto da Beelzebul e scaccia i demoni per mezzo del capo dei demoni”». Anche qui il Signore continua a parlarci, cercarci, spiegarci e a chiederci “dove sei?” …perché tutte le nostre miserie, vergogne e pochezze non lo fermano nel suo incedere.

Dio è eternamente misericordioso, per Dio non esiste nulla di imperdonabile: «In verità io vi dico: tutto sarà perdonato ai figli degli uomini, i peccati e anche tutte le bestemmia che diranno…». C’è una barriera, però, che non è in Dio e nel suo desiderio di vicinanza all’uomo bensì nell’uomo e nella sua volontà. La barriera di una cecità voluta e cosciente, della menzogna convinta e professata, dell’ostinazione nel male pur sapendo che esso è male, del rifiuto ostinato a riconoscere l’azione dello Spirito Santo.

Quando si interpreta l’azione di Dio come azione demoniaca, quando non solo si rifiuta il bene, la misericordia, il perdono ma li si definiscono “male”, allora lì Dio si ferma, rispettando la libertà di chi si chiude a lui.

Una pagina dura questa che oggi la liturgia ci propone, attraversata dal rifiuto oggettivo e dall’incomprensione, ma anche aperta all’accoglienza: «Ecco mia madre e i miei fratelli: perché chi fa la volontà di Dio, costui per me è fratello, sorella e madre».

La prossimità a Gesù non è decisa dal vincolo parentale ma si basa sull’ascolto della Parola di Dio, sul realizzare la sua volontà, sul vivere la fraternità nel vincolo dell’amore quale figli e figlie di un unico Padre. Il rischio, altrimenti, è quello di rimanere “fuori” dallo spazio di relazione con Lui… e da fuori non si può far altro che ripetere: è Lui che è fuori di sé.

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