Casa Famiglia Santa Gemma: una storia che viene da lontano

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La storia di Santa Gemma è una storia di doni che si moltiplicano, di solidarietà e di amore.

La vita della Casa Santa Gemma inizia nei lontani anni quaranta. Nel 1940 un giovane sacerdote, Don Francesco Vittorio Massetti, decise di trasformare la propria abitazione signorile nel borgo storico di San Benedetto del Tronto in luogo di accoglienza e soprattutto “Famiglia” per tanti bambini in difficoltà.

Durante un giro per la città, don Vittorio vide una bimba che chiedeva l’elemosina fuori dalla stazione ferroviaria di San Benedetto del Tronto. Erano gli anni della miseria generata dalla guerra, anni in cui la strada accoglieva figlie senza più famiglia, infreddolite ed affamate. Don Vittorio si mosse a pietà, intuì che non erano i soldi che necessitavano a quella bimba, gli tornarono in mente le esperienze vissute con il Beato Pier Giorgio Frassati, pochi anni prima a Torino in mezzo ai poveri e al suo impegno di costruire un padiglione per bambini poveri presso il Cottolengo. Decise così di mettere a disposizione la sua casa per quella bambina e chi come lei, vivesse nella temporanea indigenza.

La notte del Natale di quello stesso anno portò nella sua dimora 5 bambine, “figlie della strada”. Nel brevissimo tempo, affluirono tanti benefattori, a cominciare dalla sorella, dalle sue amiche e da diversi laici.

A tre anni dalla nascita di Casa Santa Gemma, nel 1943, la guerra si fece più dura ed un bombardamento costrinse tutti bimbi ed adulti a trasferirsi nel vicino comune di Acquaviva Picena, come sfollati: lì si incontrano tanti “mattoni” vivi, ragazze giovani che sposarono l’intuizione di Don Vittorio e decisero di donare completamente la propria vita alla realizzazione di quell’Opera. Ora la casa aveva le sue “mamme”. Al termine della guerra, la Casa ospitava più di 40 bambini e si rese necessaria un’organizzazione interna. La finalità generale alla quale ci si ispirava era quella di far ritrovare ai bimbi i valori e il calore della famiglia. Pertanto si decise di creare tante piccole comunità formate da una “signorina” nel ruolo materno e da quattro-cinque bambini.

La crescita della Casa Famiglia Santa Gemma fu repentina, accompagnata della comunità di San Benedetto del Tronto che portava aiuto, doni, denaro, donazioni. Sono centinaia le storie di cittadini che suonavano alla porta della Casa per portare un piatto caldo, coperte, denaro, persone che non hanno volto ma che condividevano, seppure nella povertà e miseria che eguagliava tutti durante e subito dopo la Guerra, lo spirito di amore e di grandezza per ciò che si stava realizzando. Senza questo silenzioso movimento di persone, di cose e di denaro la Casa dei bambini non avrebbe potuto continuare ad esistere e a crescere.

Il “libro matricola” che ufficialmente parte nel 1945 conta un passaggio di 580 bambini, ma lascia presagire che il numero fosse stato più alto in quanto non annotati i primi 5 anni. I tempi e le normative cambiano ed iniziano i primi progetti educativi. Le ragazze venivano avviate a lavori di ricamo, maglieria, sartoria. A volte le ragazze venivano ospitate come apprendiste nei saloni di parrucchieri. I ragazzi venivano avviati ad altre tipologie di lavoro più maschile. Il fine era quello di dare un futuro e quindi insegnare e trasmettere un mestiere: una volta usciti dalla Casa potevano affrontare in autonomia il mondo esterno.

A partire dagli anni ’60, a seguito di cambiamenti legislativi, si accese un dibattito interno alla Casa in quanto non avrebbe potuto ospitare più bambini se fosse rimasta una iniziativa di tipo privato. Accorse in aiuto Giuseppe Filippini che consigliò per Casa Santa Gemma il riconoscimento giuridico di “cooperativa sociale” che si ottenne nel gennaio 1966. Con il passare del tempo quella vocazione delle signorine a donare la propria vita interamente all’Opera è venuta meno.

Gli anni ’80 segnano l’ingresso dell’ultima “mamma”.

Nel 2005 Santa Gemma diventa Comunità Educativa ai sensi della legge Regionale n. 20, gestita da uno staff specialistico. Il 2015 segna la chiusura della struttura, a causa dell’inadeguatezza ai nuovi bisogni di accoglienza dei minori (fascia 0/12 e fascia 12/18).

Grazie alla progettualità La Cittadella del Fanciullo (vai al link per visualizzare l’articolo), realizzata dalla cooperativa sociale Casa Famiglia Santa Gemma Galgani insieme alla Fondazione Carisap, nel 2018 la comunità torna ad essere un luogo vivo nel cuore della città.

 

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