Domani il Convegno GRIS: “religiosità o superstizione?”

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Perché il tema del convegno di quest’anno riguarda «Le nuove religiosità.» Se le consideriamo come punta dell’iceberg di scelte di fede sommerse, queste nuove religiosità sono importanti perché al di là del loro rilievo statistico esse ci indicano quali sono le credenze “alternative” più diffuse oggi.

La loro percentuale, particolarmente in Occidente, è ancora molto ridotta. Tuttavia, si ha ugualmente torto quando si sottovalutano. Essi, infatti, non sono importanti soltanto per le loro dimensioni quantitative, ma per la loro capacità di influenzare cerchie molto più vaste di persone. In assoluto, è maggiore il numero di coloro che si rivolgono a queste nuove religiosità all’interno delle religioni storiche e delle Chiese maggioritarie, quindi naturale parlarne per una consapevole conoscenza, un doveroso approfondimento e una necessaria verifica.

Per esempio un gruppo relativamente piccolo come gli Hare Krishna — che non supera i ventimila membri nel mondo — ha distribuito milioni di copie dei suoi libri e opuscoli. Il testo sulla reincarnazione più diffuso dagli Hare Krishna è diventato popolarissimo in numerosi paesi dell’Occidente, è spesso citato anche in contesti insospettati e ha certamente contribuito alla moda della reincarnazione: anche presso persone che non si sognerebbero mai di aderire al movimento degli Hare Krishna.

La presenza e l’uso nel linguaggio comune di tanti cristiani di concetti come karma, aura, chakra, kundalini, prana, è assai diffuso.

Bisogna essere molto attenti a questa diffusa tentazione di pseudo religiosità, che si trova, nelle pratiche di origine orientale (meditazione trascendentale, yoga), nelle religioni del potenziale umano (Scientology) in tante espressioni del New Age. Perché si potrebbe cadere inevitabilmente nell’accettazione del sincretismo e della doppia appartenenza.

Molti cristiani, pur senza far atto di adesione a un nuovo culto, ne accettano alcune credenze e pratiche. Abbiamo accennato alla notevole diffusione della credenza nella reincarnazione, del chanelling, da parte di persone che continuano tranquillamente a ritenersi cristiani e ad assistere alla messa.
È, questo, il pericolo più grave.

Di qui la necessità di educare a vivere intensamente la propria fede in una comunità autentica, che faccia sentire la gioia che nasce dall`amore di un Dio che si è fatto tanto prossimo a noi da donarci il suo Figlio e da rivelarci in Lui la nostra dignità, la nostra vocazione alla piena realizzazione di noi stessi senza affidarci a misteriose forze cosmiche ricercare la forza nell’incontro con Dio la luce e la forza per affrontare il problemi della vita quotidiana.

Questo nostro tempo è indicato come il tempo di un “ritorno del religioso” si parla della “rivincita di Dio”.

Trent’anni fa il teologo battista americano Harvey Gallagher Cox divenne famoso con La città secolare (1), un’opera in cui sosteneva che il processo di secolarizzazione e la progressiva diminuzione d’interesse per la religione da parte degli uomini contemporanei erano ormai un dato evidente, che le Chiese cristiane non si potevano ostinare a trascurare.

A trent’anni di distanza il suo stesso autore, Harvey G. Cox. nel suo volume del 1995 Fire from Heaven, “Fuoco dal Cielo” il teologo di Harvard ritorna su La città secolare, un libro, afferma, in cui “cercavo di elaborare una teologia per l’epoca “postreligiosa” che molti sociologi ci avevano prospettato con fiducia come prossima”.

Al contrario, ora scrive Harvey G. Cox “oggi è la secolarità [secularity], non la spiritualità, che può essere vicina all’estinzione”. È diventato “ovvio che al posto della “morte di Dio” che alcuni teologi avevano dichiarato non molti anni fa, o del declino della religione che i sociologi avevano previsto, è avvenuto qualcosa di veramente diverso”.

Comunque, il «ritorno al religioso» è sicuramente un fenomeno diffuso e sociologicamente importante. La nuova religiosità assume forme varie e complesse, proponendo spesso sincretismi che inglobano elementi contraddittori. Il desiderio di riscoprire e valorizzare la componente spirituale della vita è mescolato al diffuso neo-individualismo, per il quale il benessere psico-fisico personale diventa la norma prima su cui basare le scelte dell’esistenza.

Statisticamente, a dire dei sociologi, il fenomeno più rilevante non è quello delle nuove appartenenze, ma è piuttosto quello del “credere senza appartenere.

Si dichiarano “credenti a modo loro”, “cristiani a modo loro”, “cattolici ma lontani dalla Chiesa”. In che cosa credono questi “credenti senza appartenenza”? Per saperlo ci sono diversi strumenti: i sondaggi dei sociologi, lo studio della cultura popolare, l’esame delle nuove religiosità che hanno oggi un maggiore successo.

Senza dubbio studiare quali movimenti hanno successo e perché potremmo cogliere quali aspirazioni, quali domande, quali sentimenti profondi si agitano – lo studio dei nuovi movimenti religiosi non è una semplice curiosità, ma costituisce un elemento essenziale per la comprensione dello scenario religioso contemporaneo

La diffusione della nuova religiosità ci deve indurre a riflettere sulla qualità particolare del nostro tempo, e sulle sfide che pone alla Chiesa e alla pastorale.

Non si tratta tanto di riposare contenti sugli allori delle nostre certezze, ringraziando il Signore per non essere tra quelli che sono influenzati o che professano credenze “strane”. Si tratta piuttosto di riflettere sulle occasioni che pone all’evangelizzazione il passaggio al postmoderno, come viene chiamato questo nostro tempo.

Un popolo che professa interesse per il sacro si è messo in cammino, ma sembra non sapere dove andare, è confuso, oscillante, incerto.

La domanda di sacro, di spiritualità, di religione esiste, c’è un percorso per cui molti si avviano: ma, al termine di questo percorso, ci chiediamo cosa potranno incontrare? Potranno incontrare la verità o l’errore, l’inganno o la tragedia. Come si presenterà il ritorno del sacro per loro? Come saranno gli scenari religiosi del prossimo secolo?

Antonio Barra

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