Diocesi, a tu per tu con Marcella Clara Reni del RnS

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DIOCESI – Marcella Clara Reni è una donna elegante e raffinata. Chiara, come il suo secondo nome, nel presentarsi e relazionare sul tema: “Lingue come di fuoco si posarono su di loro» (At 2,3). “Roveto ardente”, amore che arde e non si consuma. Lo Spirito Santo e la vita nuova in Cristo” alla folla gremita attenta ad ascoltare la sua testimonianza nella chiesa della Sacra Famiglia di Ragnola.

L’abbiamo incontrata nella quiete della sagrestia, mentre dalla navata si udivano canti di giubilo, in un’atmosfera di attesa, quasi sommessa.

Una voce dolce, uno sguardo granitico, che l’accompagna anche nella vita quotidiana, nella sua attività notarile a Palmi, in provincia di Reggio Calabria dove vive con la famiglia e nella missione di recupero e riqualificazione dei detenuti, attraverso il progetto Prison Fellowship Italia per l’evangelizzazione delle carceri, luogo degli ultimi per eccellenza.

Ha dichiarato più volte di essere una “deportata” del Paradiso…
Si, sono una “deportata” dal Paradiso: dal cielo vengo, e al cielo sono pronta a tornare, quando il Signore vorrà. Siamo fatti per il cielo e vivo ogni giorno come una profezia, perché so che in tutto ciò che mi accade c’è Dio e tutto concorre al bene.  Ho avuto recentemente un cancro e sono stata operata. In tempi non sospetti mi chiedevo: e se avessi un cancro cosa farei? Poi la malattia è sopraggiunta, per me è stato un dono. Mi mi sono scoperta piena di nostalgia del cielo. Lì saremo per sempre e saremo sempre felici.

Non è la prima volte che viene nelle Marche, cosa prova ogni volta che torna?
Amo le Marche, ho imparato a conoscere ed amare questo popolo dalla fede schietta che all’inizio è molto diffidente ma quando poi ama, lo fa in maniera completa e genuina.

Per Lei la Pentecoste cos’é?
La Pentecoste è la vita nuova. La nascita di Gesù è avvenuta nel silenzio e nel buio di una grotta. Solo gli angeli lo hanno annunciato ad alcuni pastori. La chiesa è nata facendo rumore con un fragore di tuono. La presenza e l’azione dello Spirito Santo si manifestano per le orecchie e per gli occhi. Per le orecchie c’è stato “un fragore, come di un vento che si abbatteva impetuoso e riempì tutta la casa dove stavano”. Lo Spirito soffia. Questo esprime bene il dinamismo dello Spirito, che mette tutto in moto, non ci lascia tranquilli! La Pentecoste è una tensione continua fra il cenacolo e la piazza. Nel cenacolo si riceve la forza, in piazza la forza si contagia. Perché chi riceve lo Spirito Santo non può più rimanere chiuso nel Cenacolo. I nostri primi fratelli che hanno ricevuto lo spirito sono dovuti correre fuori ad annunciare e quel giorno si unirono allora loro migliaia di persone migliaia. La Pentecoste è viva: noi siamo contemporanei degli Apostoli che hanno ricevuto lo Spirito Santo. Oggi più che mai il mondo ha bisogno di una Pentecoste.

Spesso mi chiedo cosa avranno fatto gli apostoli in quei giorni, dall’Ascensione alla Pentecoste. Erano con Maria, si radunavano e facevano la loro vita come noi: andavano a mangiare, a dormire, si alzavano, pregavano. E allora penso a Pietro, penso al suo senso di colpa, alle sue lacrime. Avranno parlato di perdono. Sicuramente la Vergine Maria non solo avrà parlato di perdono ma avrà dimostrato il perdono e la misericordia, e si saranno dovuti perdonare ed accogliere anche tra di loro. Già questa è la preparazione alla Pentecoste: lo stare insieme era un po’ un seminario di vita nuova.  Avranno parlato dell’amore di Dio, avranno ricordato quando il maestro era con loro e non avevano capito. Avranno parlato del Calvario, avranno ricordato la tristezza e le sofferenze. Avranno parlato del peccato e anche di questa attesa del consolatore. Poi sono stati riempiti di questa gioia perché Gesù l’aveva detto: io resto con voi fino alla fine del mondo! Ma come fare a capirlo, come fare a crederci dopo averlo visto morto, e anche risorto! Ma era complicato! Anche per noi è così. Non è facile credere a ciò che non si vede. Non è facile capire che ci sono queste fiamme che si poggiano su di noi. Ma è vero, è reale, e grazie a Dio e alla sua Sapienza abbiamo ricevuto lo Spirito. Quegli uomini erano disposti in cerchio in preghiera con la Vergine Maria al centro. I mistici raccontano questa scena: sugli apostoli si è posata un’unica grande lingua di fuoco che si è divisa e si posava su ciascuno. Gli stessi sono concordi nel dire che sulla Vergine Maria questa lingua di fuoco ha assunto la forma di una corona: Lei è la sposa dello Spirito Santo. Maria è sempre presente nei nostri cenacoli, così come era presente al primo.

Quanto è universale l’azione dello Spirito Santo?
C’è una Pentecoste universale da cui nasce la chiesa. Ma c’è una Pentecoste personale, per ciascuno di noi. Ognuno vive la sua Pentecoste e io sono sicura che se chiedessi a tutti i presenti “Quando è stata la tua Pentecoste? Quando hai incontrato lo Spirito e hai capito che era lui e sei stato toccato da questo fuoco e e la tua vita è cambiata (non immediatamente un pezzettino per volta, ma è cambiata)?”, ascolterei storie meravigliose.

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