San Benedetto, Caritas Diocesana: “Nuove e vecchie povertà ci interpellano”

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DIOCESI – Sabato 11 maggio, in occasione della 52^ Giornata mondiale delle comunicazioni sociali, durante una conferenza stampa presso la Caritas Diocesana di San Benedetto del Tronto, è stato presentata dal Direttore Don Gianni Croci il rapporto Caritas 2018.
Nei prossimi giorni pubblicheremo i focus sui vari ambiti in cui la Caritas Diocesana è impegnata.

Don Gianni Croci: “Quando dunque fai l’elemosina, non suonare la tromba davanti a te, come fanno gli ipocriti nelle sinagoghe e nelle strade per essere lodati dagli uomini. In verità vi dico: hanno già ricevuto la loro ricompensa. Quando invece tu fai l’elemosina, non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra, perché la tua elemosina resti segreta; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà” (Mt 6, 2-4)
Gesù nel Vangelo è molto chiaro: la carità non ha bisogno di suonare la tromba. Non è il caso di rubare la gloria a Dio. La carità richiede il ‘segreto’. La motivazione di questa relazione nasce, non dalla volontà di vantare quanto si è cercato di fare, ma dalla necessità di far prendere coscienza alla comunità cristiana e alle istituzioni di nuove e vecchie povertà, che ci interpellano e anche per dire grazie a tutto il mondo del volontariato e a quanti danno concretezza alla Provvidenza di Dio.
Scrive papa Francesco nell’esortazione apostolica “Gaudete et exultate”: “Chi desidera veramente dare gloria a Dio con la propria vita, chi realmente anela a santificarsi perché la sua esistenza glorifichi il Santo, è chiamato a tormentarsi, spendersi e stancarsi cercando di vivere le opere di misericordia. È ciò che aveva capito molto bene santa Teresa di Calcutta: «Sì, ho molte debolezze umane, molte miserie umane. […] Ma Lui si abbassa e si serve di noi, di te e di me, per essere suo amore e sua compassione nel mondo, nonostante i nostri peccati, nonostante le nostre miserie e i nostri difetti. Lui dipende da noi per amare il mondo e dimostrargli quanto lo ama. Se ci occupiamo troppo di noi stessi, non ci resterà tempo per gli altri». (Gaudete et exultate 107). E al n- 104 aggiunge: “Potremmo pensare che diamo gloria a Dio solo con il culto e la preghiera, o unicamente osservando alcune norme etiche – è vero che il primato spetta alla relazione con Dio –, e dimentichiamo che il criterio per valutare la nostra vita è anzitutto ciò che abbiamo fatto agli altri. La preghiera è preziosa se alimenta una donazione quotidiana d’amore. Il nostro culto è gradito a Dio quando vi portiamo i propositi di vivere con generosità e quando lasciamo che il dono di Dio che in esso riceviamo si manifesti nella dedizione ai fratelli (104).

Lo sguardo che daremo sul passato diventa allora la possibilità di ‘ottimizzare’ le risorse nel presente ed affrontare diversamente le criticità, ma soprattutto ci aiuta a coltivare sogni per il futuro. L’aver ascoltato con attenzione in quest’anno pastorale il Libro dell’Esodo ci ha aiutato a metterci di fronte ad una storia che anche oggi registra grida e lamenti a motivo di vecchie e nuove schiavitù; sudore e sangue per tante vittime di violenze ed odi; ingiustizie e stenti per un lavoro che non c’è o sa di sfruttamento. Abbiamo però rintracciato tra le righe anche racconti di amori e gesti di generosità, capaci di far sbocciare la vita dentro orizzonti di morte. Pensiamo alla nascita di Mosè (Es. 2,1-2) dove si dice che la madre “vide che era bello”! Un’espressione che evoca il racconto della creazione e che vuole ricordare a tutti noi che le creature che escono dalla mano di Dio sono davvero tutte belle (cfr. Gen. 1,31). La vita è sempre bella: quando sboccia sotto il cuore della madre, quando cresce nel grembo della terra e anche quando si incammina verso il tramonto per approdare in cielo. E’ bella la vita di tutti, anche quando è ferita o trasandata.
A tal proposito in questo ultimo periodo i giornali hanno dato voce alle problematiche di alcuni quartieri della città preoccupati per la sicurezza e la pulizia dell’ambiente. Fortunatamente la Caritas diocesana è ubicata in questa zona periferica di S. Benedetto, dove vive gente generosa ed accogliente.
Diversi vengono anche per fare del volontariato, ma è innegabile che a volte alcune situazioni diventano problematiche, non solo per chi abita in certe zone, ma prima ancora per la dignità delle persone che le sperimentano. Il nostro sogno è che quando qualcuno arriva nella nostra città lo si possa accompagnare a fare una passeggiata al molo per ammirare la bellezza del mare o al Torrione per conoscere la nostra storia, ma anche alla Caritas per visitare la casa della Bellezza figlia del fango e del soffio di Dio. Scrive papa Francesco nella esortazione sulla chiamata alla santità nel mondo contemporaneo: “in mezzo alla fitta selva di precetti e prescrizioni, Gesù apre una breccia che permette di distinguere due volti, quello del Padre e quello del fratello. Non ci consegna due formule o due precetti in più. Ci consegna due volti, o meglio, uno solo, quello di Dio che si riflette in molti. Perché in ogni fratello, specialmente nel più piccolo, fragile, indifeso e bisognoso, è presente l’immagine stessa di Dio. Infatti, con gli scarti di questa umanità vulnerabile, alla fine del tempo, il Signore plasmerà la sua ultima opera d’arte.
Poiché «che cosa resta, che cosa ha valore nella vita, quali ricchezze non svaniscono? Sicuramente due: il Signore e il prossimo. Queste due ricchezze non svaniscono!» (Gaudete et exultate n. 61)

La Caritas intende prestare le mani e un po’ di cuore a questo Dio che con gli scarti sa sempre fare opere d’arte.

E lo fa cercando di curare in modo particolare la formazione che vuol dire aiutare la comunità cristiana e tutti gli uomini di buona volontà a sintonizzare i propri occhi con lo sguardo di Dio: “Quando incontro una persona che dorme alle intemperie, in una notte fredda, posso sentire che questo fagotto è un imprevisto che mi intralcia, un delinquente ozioso, un ostacolo sul mio cammino, un pungiglione molesto per la mia coscienza, un problema che devono risolvere i politici, e forse anche un’immondizia che sporca lo spazio pubblico. Oppure posso reagire a partire dalla fede e dalla carità e riconoscere in lui un essere umano con la mia stessa dignità, una creatura infinitamente amata dal Padre, un’immagine di Dio, un fratello redento da Cristo. Questo è essere cristiani! O si può forse intendere la santità prescindendo da questo riconoscimento vivo della dignità di ogni essere umano? (Gaudete et exultate 98)

E’ chiaro che non si tratta di ricacciare, da un quartiere ad un altro, presenze ritenute fastidiose, ma di farsi carico, coinvolgendo tutte le istituzioni, di chi è stato più sfortunato o ha fortemente sbagliato, di chi è vittima di una società che permette lo spaccio, il gioco d’azzardo o paga le conseguenze di una vergognosa diseguaglianza sociale.

Non porta lontano ‘ripulire’ i nostri quartieri, se non scommettiamo su una società più solidale capace di assicurare a tutti il vivere la propria dignità. Questo renderà più sicure le nostre città. Forse non basta nemmeno installare ovunque delle telecamere perché, oltre e prima di queste, conta il mettere in gioco le proprie capacità relazionali. Così pian piano prende forma una convinzione: ciò che conta è lo sguardo che si posa sull’umano. Occorre prima di tutto mettere in funzione in noi l’arte del pensare, i battiti del cuore, i fremiti delle emozioni per chi è meno fortunato di noi”.

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