Maria Madre della Chiesa è matrice feconda per tutti i popoli

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Cristiana Dobner

I passi antichi e lontani e quelli più moderni e vicini a noi che hanno portato all’istituzione della festa liturgica dal titolo “Maria Madre della Chiesa”, sono ben noti, rimane da comprenderne, per meglio aderire e fare proprio l’invito ad una celebrazione eucaristica che ormai sta per entrare nel nostro anno liturgico, la ragione profonda.
Le invocazioni a Maria Madre di Gesù sono innumerevoli e sempre relative all’esperienza del singolo credente oppure di qualche gruppo che ha sperimentato la protezione della Vergine in qualche difficile frangente dell’esistenza.
Perché dovremmo insignire o meglio lodare ed invocare la Vergine Maria proprio con il titolo di Madre della Chiesa?
Papa Paolo VI è stato esplicito:

Così si chiudeva la terza Sessione del Vaticano II, ma così si apriva una nuova stagione per chi guardava alla Chiesa e nel suo grembo voleva vivere.
Paolo VI non voleva in questo modo legarsi ad un evento storico determinato, circoscritto. Sottesa alla sua, semplice e nitida, affermazione stava un’asserzione radicale che, oggi, a maggior ragione, dopo i passi compiuti nelle relazioni ecumeniche, questo titolo scuote profondamente la coscienza cristiana e si apre ad una dimensione universale e che attraversa i secoli.
Gli apostoli e Maria sono riuniti tutti nel Cenacolo. Potrebbe sembrare la consueta riunione di famiglia, capace di mettere al bando i dissidi perché urge un qualche cosa che, pur sfuggendolo, incombe o sovrasta su tutto il gruppo.
Un dato però, ben presente per due volte, negli Atti degli Apostoli mentre viene descritto questo momento, sposta l’attenzione e qualifica il gruppo stesso: “con una mente sola”. Il cuore quindi non era diviso, non vi giocavano pulsioni oppure ottiche personali, tutti convergevano all’unisono, mentre sostavano in preghiera.

Maria era con loro.

“Attendevano” specifica il testo. Chi? Che cosa?
Questo è il momento del kairos, cioè di quel punto storico cronologico che muta e trasforma il suo stesso essere temporale in un punto in cui, con sana prepotenza, irrompe lo Spirito e lo rende gravido del mistero di Dio e trasparente alla Sua accoglienza. Un punto rovente, incandescente.
Sta per nascere quella realtà, dono di Dio, che conosciamo con il nome di Chiesa.
Una realtà che, vista da un lato assomiglia ad un gruppo umano che condivida intenti e servizi e dall’altro mostra un volto che fa traslucere il Volto del Salvatore.
Maria non solo è presente, non solo condivide e quindi rientra nel gruppo di quelli che vibrano nell’attesa “con una mente sola”, Maria è lì, ancora una volta, pronta ad accollarsi un carico non indifferente che richiede tutta la sua vigilanza e la sua dedizione. Verrebbe da pensare: Non ha fatto abbastanza? Non ha sofferto abbastanza? Lasciamola in pace, prenda fiato.

Lo Spirito invece la rende nuovamente matrice feconda, lei Vergine, per tutti i secoli a venire, per tutti i popoli e per chiunque in questa moltitudine immensa rivolga a Lei lo sguardo e voglia che la propria mente possa lasciarsi penetrare dal mistero della comunione con tutte le altre menti.

Ci troviamo dinanzi a quel piccolo nucleo primitivo, alla Chiesa di Gerusalemme, che sta per germinare ed inserirsi come seme vitale in quel vorticoso scorrere di anni e di secoli che formeranno la storia della Chiesa.
Nel grembo di Maria, in questo kairos incandescente, nasce una novità che i Padri della Chiesa hanno saputo intercettare e amare: per Agostino “Maria è madre delle membra di Cristo, perché ha cooperato con la sua carità alla rinascita dei fedeli nella Chiesa”; per Leone Magno “la nascita del Capo è anche la nascita del Corpo” quindi “Maria è al contempo madre di Cristo, Figlio di Dio, e madre delle membra del suo corpo mistico, cioè della Chiesa”.
Siamo tutti a Gerusalemme con lei nell’attesa, vigilanti e trepidi per quella novità che ci viene donata ma che potremo riconoscere solo in Lei, Madre della Chiesa appunto.
Ancora una volta ai piedi della Croce, solo per noi, per ciascuno di noi.
Se la invochiamo con questo titolo possiamo raccogliere quel Soffio che dal Cenacolo ha trapassato i secoli ed innumerevoli coscienze, vivere quel momento iniziale di e a Gerusalemme e radicarlo qui e ora, dovunque ci troviamo, con la consapevolezza di incarnare quanto il Signore Gesù voleva.

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