L’Ascensione e la tradizione di lavare il viso con petali di rosa

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

Il 13 maggio 2018 la Chiesa celebra l’Ascensione di Gesù al cielo. Fino alla fine degli anni ‘70, l’Ascensione era festa nazionale e veniva festeggiata 40 giorni dopo la Pasqua, di giovedì. Oggi invece si celebra la domenica immediatamente succesiva. Questa solennità riveste una notevole importanza nella liturgia cattolica, poiché segna il momento conclusivo della vita terrena di Gesù, che con il suo corpo, alla presenza degli apostoli, si unisce fisicamente al Padre, per non comparire più sulla Terra fino alla sua seconda venuta (Parusìa) per il Giudizio finale.

Prima della riforma liturgica, nella festa dell’Ascensione, dopo la lettura del vangelo della Messa solenne, il cero pasquale veniva spento e messo da parte, a testimonianza della dipartita fisica di Cristo dagli uomini. Oggi questo momento è spostato alla Solennità della Pentecoste, a sottolineare l’unità del mistero della Resurrezione e dell’Ascensione di Cristo e del dono dello Spirito Santo a Pentecoste. Per essere più precisi, oggi il cero non viene spento con un particolare rito, come avveniva in passato, ma tenuto acceso per tutto il tempo pasquale e tolto dopo Pentecoste.

Questa festività è molto antica e si collega a molte ricorrenze popolari italiane in cui rivivono antiche tradizioni, legate soprattutto al valore che verrebbe conferito alla benedizione divina alle acque. La tradizione locale sambenedettese, trasmessa dai nonni e che abbiamo perduto, racconta che la sera della vigilia dell’Ascensione veniva lasciato sul davanzale delle finestre, per tutta la notte, un bacile d’acqua cosparso in superficie da petali di rosa. Gesù, alla mezzanotte, salendo in Cielo alla gloria del Padre, accompagnato dai suoi angeli, benediceva quelle acque e le persone che con amore le avevano preparate in suo onore. Al mattino, poi, gli anziani raccomandavano che tutti i componenti della famiglia di sciacquare il viso con il preparato in segno di purificazione.

Nel ricongiungimento del Figlio dell’uomo al Padre Celeste, l’animo popolare ha visto il grande mistero che unisce cielo e terra ed ha scelto questo momento per la chiedere guarigione del corpo: come l’acqua battesimale purifica dal peccato originale, così l’acqua dell’Ascensione dovrebbe liberare, secondo la mentalità popolare, dalle affezioni corporali.

Un gesto devozionale, un’usanza antichissima delle precedenti generazioni che rivela una profonda sensibilità religiosa, che è utile conoscere per il suo valore antropologico.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *