Presentata al Paese alto la mostra “L’istante del Sì”

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Venerdì 4 maggio nella chiesa di San Benedetto Martire, gremita per l’occasione, è stata presentata la mostra L’istante del sì. Le più belle immagini dell’Annunciazione nell’arte che sarà possibile visitare fino al 19 maggio. La serata si è divisa in due parti. Nella prima, don Armando Moriconi, parroco della chiesa di San Basso a Cupra Marittima, ha mostrato come il “Sì” di Maria sia perfettamente inserito nel dramma di ogni essere umano. Dopo questa lettura di carattere esistenziale, è seguito l’intervento di Simona Cursale, professoressa di Storia dell’Arte a Orvieto, che ha illustrato come nel corso dei secoli gli artisti abbiano rappresentato il tema dell’Annunciazione.

Don Armando, dopo aver richiamato la necessità evangelica di farsi piccoli come i bambini, ha osservato come Maria sia la piccola per eccellenza davanti al Mistero di Dio. Tutta la storia dell’essere umano sta nel suo cuore, costantemente aperto e in cerca dell’infinito che lo possa saziare e compiere. È quello che scrive ad esempio Baudelaire, padre dei cosiddetti “poeti maledetti”, nella poesia I Fari. Dopo aver declamato in versi la grandezza di alcuni artisti, così scrive l’autore francese:

“È un grido ripetuto da mille sentinelle,
un ordine trasmesso da mille portavoci;
è un faro acceso su mille cittadelle,
un richiamo di cacciatori sperduti nei boschi!
Perché è questa, o Dio, la testimonianza più vera
Che noi possiamo dare della nostra dignità,
questo ardente singhiozzo che rotola d’era in era
e viene a morire alla sponda della tua eternità!”.

Questa esigenza di infinito che alberga nel cuore dell’uomo può però imbattersi in una risposta negativa. L’uomo può dire a se stesso che, anche se cerca continuamente l’infinito, l’infinito non esiste. È quanto documenta Cesare Pavese che a tal proposito si è domandato: “Qualcuno ci ha mai promesso qualcosa? E allora perché attendiamo?”. L’uomo si trova In una situazione struggente: cerca qualcosa che non si può dare da solo.

Fortunatamente, in un momento della storia, è accaduto qualcosa di imprevisto: un popolo privo di tutto, senza lo spirito contemplativo dei greci, senza il diritto o la potenza militare di Roma, il popolo ebraico, sente di essere chiamato e scelto da Dio. Attraverso le parole del profeta Isaia si condensa tutto il grido dell’umanità che attende un aiuto dal Cielo: “Ah se tu squarciassi i cieli!” (Is 63,19). A tale domanda fa seguito una misteriosa profezia: “Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio che sarà chiamato Emmanuele” (Is 7,14). Questa profezia diverrà carne e sangue grazie a Maria.

Nella pienezza dei tempi, il “Sì” di Maria avviene in un istante di tempo, come ricorda lo scrittore statunitense Eliot: “Quindi giunsero, in un momento predeterminato, un momento nel tempo e del tempo. Un momento non fuori del tempo, ma nel tempo, in ciò che noi chiamiamo storia: sezionando, bisecando il mondo del tempo, un momento nel tempo ma non come un momento di tempo. Un momento nel tempo, ma il tempo fu creato attraverso quel momento: poiché senza significato non c’è tempo, e quel momento di tempo diede il significato”.

Anche lo scrittore francese Charles Peguy esalta l’intreccio fra l’eterno e il tempo, il fatto che Dio si sia fatto storia: “Tutto ciò che sta al centro è questo. Il coinvolgimento del temporale nell’eterno e dell’eterno nel temporale. Tolto questo coinvolgimento non c’è più niente. Non c’è più un mondo da salvare. Non ci sono più anime da salvare. Non c’è più alcun Cristianesimo. Resta spostato anche lui, smontato della sua stessa tecnica, da tutto quello che costituisce la sua tecnica propria: non c’è più né tentazione, né salvezza, né prova, né passaggio, né tempo, né niente. Non c’è più né redenzione, né incarnazione, e neanche creazione. Non ci sono più né ebrei né cristiani. Non ci sono più le promesse, né mantenere le promesse, compiere le promesse, le promesse mantenute. Non c’è più Cristianesimo, non c’è più niente… Non c’è più l’operare della Grazia…”.

Tutta l’umanità attende la risposta di Maria, come ricorda San Bernardo di Chiaravalle in un suo celebre scritto: “Hai udito, Vergine, che concepirai e partorirai un figlio; hai udito che questo avverrà non per opera di un uomo, ma per opera dello Spirito santo. L’angelo aspetta la risposta; deve fare ritorno a Dio che l’ha inviato. Aspettiamo, o Signora, una parola di compassione anche noi, noi oppressi miseramente da una sentenza di dannazione. Ecco che ti viene offerto il prezzo della nostra salvezza: se tu acconsenti, saremo subito liberati. Noi tutti fummo creati nel Verbo eterno di Dio, ma ora siamo soggetti alla morte: per la tua breve risposta dobbiamo essere rinnovati e richiamati in vita. Te ne supplica in pianto, Vergine pia, Adamo esule dal paradiso con la sua misera discendenza; te ne supplicano Abramo e David; te ne supplicano insistentemente i santi patriarchi che sono i tuoi antenati, i quali abitano anch’essi nella regione tenebrosa della morte. Tutto il mondo è in attesa, prostrato alle tue ginocchia: dalla tua bocca dipende la consolazione dei miseri, la redenzione dei prigionieri, la liberazione dei condannati, la salvezza di tutti i figli di Adamo, di tutto il genere umano. O Vergine, da’ presto la risposta. Rispondi sollecitamente all’angelo, anzi, attraverso l’angelo, al Signore. Rispondi la tua parola e accogli la Parola divina, emetti la parola che passa e ricevi la Parola eterna. Perché tardi? perché temi? Credi all’opera del Signore, da’ il tuo assenso ad essa, accoglila. Nella tua umiltà prendi audacia, nella tua verecondia prendi coraggio. In nessun modo devi ora, nella tua semplicità verginale, dimenticare la prudenza; ma in questa sola cosa, o Vergine prudente, non devi temere la presunzione. Perché, se nel silenzio è gradita la modestia, ora è piuttosto necessaria la pietà nella parola. Apri, Vergine beata, il cuore alla fede, le labbra all’assenso, il grembo al Creatore. Ecco che colui al quale è volto il desiderio di tutte le genti batte fuori alla porta. Non sia, che mentre tu sei titubante, egli passi oltre e tu debba, dolente, ricominciare a cercare colui che ami. Levati su, corri, apri! Levati con la fede, corri con la devozione, apri con il tuo assenso. “Eccomi”, dice, “sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto” (Lc 1, 38)”.

Ha preso poi la parola la Professoressa Simona Cursale la quale ha mostrato come gli artisti abbiano rappresentato la scena dell’Annunciazione nel corso dei secoli. La prima immagine proposta all’attenzione del pubblico è stata quella dipinta nelle Catacombe di Priscilla che è in assoluto la più antica rappresentazione dell’Annunciazione. Si riconoscono due figure: Maria e l’angelo. Quest’ultimo è rappresentato senza ali, poiché i primi cristiani non volevano creare confusione fra questa creatura celeste e altre divinità pagane che venivano appunto rappresentate con le ali.

L’angelo nell’arte incarna l’iniziativa del Mistero. Ecco perché a volte lo vediamo arrivare dal cielo, proprio a sottolineare l’origine divina di questa iniziativa, oppure, per lo stesso motivo, l’angelo ha spesso un braccio alzato verso l’alto. È interessante osservare come a volte l’angelo abbia le piume coi colori dell’arcobaleno a significare che l’evento dell’Annunciazione ristabilisce la pace fra Dio e gli uomini, come già avvenne al termine del diluvio universale grazie a Noè.

A questa iniziativa della grazia corrisponde l’atteggiamento di Maria. Ella è spesso presentata, seguendo la narrazione evangelica, come turbata davanti al saluto dell’angelo, quasi in un gesto di ripulsa. La Vergine si ritrae intimorita. Maria indossa in quasi tutte le rappresentazioni una veste rossa ricoperta di blu: il rosso, come il sangue, indica la sua umanità e il blu, come il cielo, che la ammanta la sua divinizzazione (nelle rappresentazioni di Cristo invece troviamo i colori invertiti: nel caso di Gesù, infatti, è l’umanità a celare la divinità). Le parole dell’angelo creano in Maria una domanda: “Come è possibile ciò, poiché non conosco uomo?” (Lc 1,34). Questa preoccupazione della Vergine è stata resa nell’arte attraverso il palmo della mano di Maria teso in avanti. Il capo chinato e le braccia incrociate indicano invece la disponibilità della Madonna a compiere la volontà di Dio. Molto spesso la Madonna regge in mano un libro di preghiere: se esso è aperto richiama l’atteggiamento di Maria davanti alla chiamata di Dio, al contrario, se è chiuso, allude alla sua perpetua verginità.

La scena dell’Annunciazione viene spesso attualizzata e rappresentata in contesti contemporanei a quelli dei pittori e questo perché è forte nell’essere umano il desiderio che quello che è accaduto a Nazareth 2000 anni fa possa riaccadere oggi. La casa di Maria è spesso abbellita con oggetti che ricordano l’ordinarietà della vita.

La serata si è conclusa con la lettura di una preghiera di San Bernardo e con il canto del Regina Coeli.

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