Monache Clarisse: siamo chiamati ad arrenderci e ad affidarci all’amore del Figlio

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DIOCESI – Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto.

Anche questa domenica, la Parola di Dio insiste e ci fa soffermare sul verbo “rimanere”.

«Rimanete nel mio amore», dice Gesù nel Vangelo. «Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel mio amore».

E’ un invito, quello di Gesù, ad arrendersi al suo amore perché «non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi. Lo ribadisce anche San Giovanni nella seconda lettura: «Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi».

Arrendersi all’amore di un Dio che ci ha amati per primo, che continua ad amarci per primo, che è continuamente alla ricerca dell’uomo, di ciascuno di noi, affinché nessuno possa rimanere fuori da questo amore travolgente.

E che sia un amore vero e totale lo conferma il fatto che «Dio ha mandato nel mondo il suo Figlio unigenito, perché noi avessimo la vita per mezzo di lui».

Dio non ci ama a parole, ma si è messo e si mette in gioco per farci toccare con mano il suo “desiderio” di noi, un desiderio di amarci così puro e assoluto da dare la vita.

E «nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici», perdere la propria vita perché l’altro la guadagni, diminuire la propria vita perché la vita dell’altro possa crescere, rischiare la propria vita perché la vita dell’altro sia salva.

Come Gesù si arrende e si affida all’amore del Padre, anche noi siamo chiamati ad arrenderci e ad affidarci all’amore del Figlio, Lui che ci dice: «Non vi chiamo più servi…ma vi ho chiamati amici».

E arrendersi all’amore del Figlio, concretamente, è dare carne al suo comandamento: «…che vi amiate gli uni gli altri».

E come «Dio non fa preferenze di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartenga», così noi non possiamo negare, trattenere, riservare, elargire col contagocce, elemosinare o centellinare l’amore di cui il Signore ci riempie. Ogni uomo è figlio per Dio Padre, ogni uomo è fratello per noi e, come tale, chiede ogni nostra attenzione, accoglienza, custodia. Umanamente impossibile? Forse sì…! La nostra preghiera sia rivolta, allora, allo Spirito Santo che, nella chiesa nascente, come ci raccontano gli Atti degli Apostoli, «discese sopra tutti coloro che ascoltavano la Parola», circoncisi o pagani, giudei o greci. Ci doni il coraggio e la forza di arrenderci a Cristo e agli altri, senza temere perdite, senza costruire confronti, senza creare impedimenti e ostacoli dettati dai nostri egoismi e pretese personali, ma fidandoci di una Parola che chiede solo di essere conosciuta e amata!

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