Papa Francesco: a Santa Marta, “nel mondo virtuale” anche cose brutte

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Saper discernere fra le curiosità buone e quelle cattive e aprire il cuore allo Spirito Santo che dà certezza. Sono le due esortazioni che Papa Francesco ha rivolto oggi nell’omelia della Messa a Casa Santa Marta, a partire dal Vangelo odierno nel quale c’è un dialogo fra Gesù e i discepoli, che il Pontefice ha definito come il “dialogo fra le curiosità e la certezza”. Come esempio di curiosità buone, il Santo Padre ha fatto riferimento ai bambini quando sono nella cosiddetta “età del perché”. Domandano, perché, crescendo, si accorgono di cose che non capiscono, cercano una spiegazione. Questa è una curiosità buona, perché serve per svilupparsi e “avere più autonomia” ed è anche una “curiosità contemplativa”, perché “i bambini vedono, contemplano, non capiscono e domandano”. “Il chiacchiericcio” è invece una curiosità non buona, “patrimonio di donne e uomini”, anche se qualcuno sostiene che gli uomini siano “più chiacchieroni delle donne”. La curiosità cattiva consiste nel voler “annusare la vita altrui”, nel “cercare di andare ai posti che alla fine sporcano le altre persone”. Questo tipo di curiosità cattiva “ci accompagna tutta la vita: è una tentazione che avremo sempre”. Di qui l’invito a “fare attenzione: ‘questo non domando, questo non guardo, questo non voglio’. E tante curiosità, per esempio, nel mondo virtuale, con i telefonini e le cose… I bambini vanno lì e sono curiosi di vedere; e tante cose brutte trovano lì. Non c’è una disciplina in quella curiosità. Dobbiamo aiutare i ragazzi a vivere in questo mondo, perché la voglia di sapere non sia voglia di essere curiosi, e finiscano prigionieri di questa curiosità”.
Le curiosità degli Apostoli nel Vangelo, invece, sono buone: vogliono sapere cosa succederà, e Gesù risponde dando certezze, “mai inganna”, promettendo loro lo Spirito Santo. “La certezza ce la darà lo Spirito Santo nella vita – ha chiarito il Papa -. Non viene lo Spirito Santo con un pacco di certezze, e prendi. No. La misura che noi andiamo nella vita e domandiamo allo Spirito Santo, apriamo il cuore, e lui ci dà la certezza per quel momento, la risposta per quel momento. Lo Spirito Santo è il compagno, compagno di via del cristiano”. Lo Spirito Santo, infatti, “ricorda le parole del Signore illuminandole” e questo dialogo a tavola con gli Apostoli, che è “un dialogo fra curiosità umane e certezza”, finisce proprio con questo riferimento allo Spirito Santo, “compagno della memoria”, che “conduce dove c’è la felicità fissa, quella che non si muove”. “Chiediamo al Signore due cose oggi – ha concluso Francesco -: prima, di purificarci nell’accettare le curiosità – ci sono curiosità buone e non tanto buone – e saper discernere: no questo non devo vederlo, questo non devo vederlo, questo non devo domandarlo…. E seconda grazia: aprire il cuore allo Spirito Santo, perché lui è la certezza, ci dà la certezza, come compagno di cammino, delle cose che Gesù ci ha insegnato, e ci ricorda tutto”.

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