Consultori di ispirazione cristiana, la “carezza” della Chiesa alle famiglie

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Emanuela Vinai

La Confederazione italiana dei consultori familiari di ispirazione cristiana (Cfc) rappresenta la grande rete dei centri di assistenza alla coppia e alla famiglia che conta quasi trecento presìdi, tra Cfc e Ucipem . Nel 2108 la Confederazione celebra 40 anni di attività sul territorio e si proietta nel futuro. Dopo il XVIII Convegno nazionale, svoltosi sabato 14 aprile a Roma, tracciamo un bilancio con don Edoardo Algeri, presidente della Confederazione.

Don Edoardo Algeri

Presidente, se dovesse esprimere in alcune parole-chiave il perché di una presenza, quali sceglierebbe?
La prossimità anzitutto, che esprime l’orientamento spontaneo dei consultori familiari verso le famiglie, chiamate a vivere il legame d’amore come vocazione e come compito evolutivo, ponendovisi accanto con discrezione e competenza per accompagnarle attraverso la vita. I circa 300 consultori familiari distribuiti sul territorio italiano ci dicono anche di un impegno vòlto a favorire la prossimità e l’accessibilità da parte delle famiglie.
L’altra parola chiave è il servizio, che fa da titolo al libro pubblicato in occasione del 40° anniversario di costituzione della Confederazione: “Il consultorio che serve. Accogliere per accompagnare la famiglia”. La copertina del libro ritrae il buon samaritano nell’atto di far salire il malcapitato sulla sua cavalcatura. I consultori familiari si concepiscono piuttosto come la locanda a cui il Buon samaritano affida le persone che Egli stesso è sceso a soccorrere.
Il termine riassuntivo della funzione che oggi i nostri consultori intendono svolgere è la generatività, concependo servizi più appropriati ed essenziali per la coppia e la famiglia.È necessario affrontare con strumenti nuovi la sfida dell’empowerment delle famiglie, sempre più segnate da fatiche e fragilità importanti, che devono però sentirsi non “assistite”, ma “rimesse in moto”.‘Aiutare le famiglie ad aiutarsi’ deve diventare un criterio sempre più trasparente ed efficace, nelle relazioni di aiuto tra operatori e famiglie, all’interno di una modalità di ascolto non giudicante e di prossimità su cui i consultori sono stati capaci di elaborare consolidati metodi e percorsi di intervento, ben prima che questa sensibilità diventasse ampiamente condivisa in ambito sociale ed ecclesiale.

Quali sono gli ambiti di intervento più significativi? Quali le criticità affrontate?
Numerose persone si rivolgono i consultori familiari incoraggiate da altre famiglie che vi hanno trovato beneficio. Si tratta talvolta di richieste legate alla crisi di coppia nelle diverse fasi del ciclo evolutivo della famiglia. Vi arrivano quindi non solo famiglie piuttosto giovani alle prese con il delicato equilibrio tra famiglia e lavoro, ma anche coppie più mature che si sentono demotivate al termine dei loro compiti educativi. Numerose domande sono anche di tipo pedagogico, a fronte di sfide educative sempre più precoci sui numerosi aspetti della relazione genitori-figli. Alcune richieste giungono in consultorio in forma tardiva, avendo già vissuto numerosi tentativi infruttuosi di soluzione della crisi familiare. In tal senso, dobbiamo rilevare la persistenza di una scarsa cultura dei servizi alla famiglia, che con difficoltà è in grado di far transitare il bisogno verso una domanda di consulenza familiare.

Il titolo del XVIII Convegno nazionale, che celebra anche i 40 anni di attività, è evocativo e ricco di significato: “Il futuro nelle nostre radici”. Come è evoluta la vostra presenza? Quali sono le sfide nuove che si presentano?
Istituiti su impulso della Conferenza episcopale italiana, dopo 40 anni i consultori si sentono ben radicati nel territorio. Oltre alle radici infatti, ciò che conta è la linfa che le comunità cristiane sono oggi capaci di generare. Una linfa che, quando scorre nelle vene di un Paese, contribuisce a far vivere la pianta e, a suo tempo, a dare frutto abbondante.
La crescita della rete dei consultori familiare di ispirazione cristiana in questi anni non è stata graduale ma ha seguito alcune ondate legate ad eventi ecclesiali e civili: innanzitutto la sollecitazione della Chiesa italiana a seguito del referendum sul divorzio; anche la legge 405/1975 ha offerto stimolo alla nascita di nuovi consultori. Un ulteriore sviluppo si è avuto agli inizi degli anni ’90 in connessione con la pubblicazione del valido documento Cei “I consultori familiari sul territorio e nella comunità” (1991) e del Direttorio di pastorale familiare (1993). Infine alcuni consultori sono nati tra il 2010 e il 2011. Altri stanno nascendo in quest’ultimo anno.

La sfida con cui consultori si confrontano maggiormente oggi è nella loro capacità di uscita verso la comunità.

Non sono più solo luoghi che attendono le famiglie che bussano, ma si concepiscono sempre più come soggetti che si pongono al crocevia del legame nella comunità ecclesiale e civile (scuole, Oratori, contesti aggregativi, gruppi di famiglie).

Costruire la famiglia è costruire il futuro, e da sempre papa Francesco fa della famiglia oggetto e soggetto di riflessione, di catechesi, di accoglienza. In questa prospettiva, guardando al futuro e avendo come bussola l’Amoris Laetitia, come si declina oggi l’accompagnamento familiare dei Consultori?
I consultori familiari si pongono in termini più accoglienti e meno giudicanti nei confronti delle famiglie che arrancano nel loro percorso di vita. Essi rappresentano oggi la ‘carezza’ della Chiesa verso le famiglie. Si sentono parte vitale della Chiesa in uscita, che fa strada con le famiglie, prendendole per mano dal punto in cui si trovano per accompagnarle verso la meta. Proprio come fanno in nostri navigatori satellitari, che dal punto in cui siamo persi non ci obbligano a tornare al punto di partenza, ma ricalcolano la strada più breve e sicura per raggiungere la meta. Riteniamo con papa Francesco che la sfida si giochi oggi sul campo dell’accoglienza, dell’ospitalità e della solidarietà non episodica con la vicenda storica delle famiglie nel nostro tempo.

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