Mattarella conferisce il “mandato esplorativo” alla Casellati

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Stefano De Martis

Dopo due giri di consultazioni andati a vuoto per i veti incrociati tra i partiti, il Capo dello Stato ha individuato in un “mandato esplorativo” al presidente del Senato, Maria Elisabetta Alberti Casellati, la via per provare a superare lo stallo in cui si è arenato il percorso di formazione del nuovo governo. Si tratta di un’opzione che trova ampi riscontri nella prassi costituzionale (è il settimo mandato esplorativo della storia della Repubblica) e che si caratterizza per il ruolo sostanzialmente ausiliario che l’incaricato è chiamato a svolgere rispetto al Capo dello Stato. Per questo viene conferito a personalità istituzionali, principalmente i presidenti dei due rami del Parlamento, e in questo si differenzia sia dall’incarico pieno di formare il governo, sia dal cosiddetto pre-incarico, in cui l’esplorazione viene affidata a un esponente politico potenzialmente destinato a ricevere lui stesso l’incarico pieno nel caso di esito positivo della sua verifica.

In questo caso il Quirinale ha poi precisato con molta chiarezza i termini del “mandato esplorativo” (la Casellati lo ha definito esplicitamente così nella breve comunicazione che ha fatto seguito alla lettura del comunicato ufficiale da parte del Segretario generale della Presidenza della Repubblica). Il compito del presidente del Senato sarà quello di “verificare l’esistenza di una maggioranza parlamentare fra i partiti della coalizione di Centrodestra e il Movimento Cinque Stelle e di un’indicazione condivisa per il conferimento dell’incarico di Presidente del Consiglio”. Quindi

non un’esplorazione a tutto campo, ma mirata. E con tempi strettissimi: la Casellati dovrà riferire entro venerdì.

Mattarella vuole avere finalmente una risposta dalle forze che hanno avuto i migliori risultati elettorali e la chiede senza aspettare l’esito delle regionali in Molise e Friuli-Venezia Giulia, quasi fossero un supplemento del voto del 4 marzo, che resta per la bussola per il Capo dello Stato. Di “governi del Presidente” al Quirinale non si vuole sentir parlare se non dopo che siano state esplorate fino in fondo e convintamente tutte le altre possibilità.

Nel conferimento del mandato esplorativo alla senatrice Casellati si possono ragionevolmente individuare diverse motivazioni. Innanzitutto il presidente del Senato, come seconda carica dello Stato, è in tutta evidenza l’opzione principale per un incarico del genere. Tanto più che alla guida di Palazzo Madama è stata eletta proprio dalle forze tra cui dovrà compiere la sua verifica. Inoltre è un’esponente della coalizione di centrodestra, ma espressione di un partito (Forza Italia) che è fuori dalla competizione per la leadership tra Lega e M5S. Fin qui i dati oggettivi. Ma non è insensato immaginare che nella valutazione del Colle abbia avuto il suo peso anche il dibattito sulla Siria di questi giorni e la preoccupazione di mandare messaggi rassicuranti sul piano internazionale.

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