Siria: il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si spacca dopo l’attacco di Usa, Gran Bretagna e Francia

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Maddalena Maltese

Con 8 voti contrari, 4 astensioni e 3 favorevoli, il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha bocciato la proposta di condanna dell’aggressione alla Siria richiesta dalla Federazione Russa. L’attacco di venerdì notte a sospetti siti di armi chimiche da parte di Stati Uniti, Francia e Regno Unito aveva richiesto una convocazione d’urgenza del Consiglio che dopo due ore si è difatto concluso con un nulla di fatto o meglio ha mostrato un inasprimento nei rapporti tra Stati Uniti e Russia; al centro non c’è stata solo la prova di forza militare, ma la costruzione di un’idea di guerra attraverso accuse di notizie prefabbricate a favore di un intervento armato, prove dichiarate attendibili ma non esibite, e totale oblio della Carta delle Nazioni Unite. Nella proposta respinta, si chiedeva agli Usa e ai suoi alleati di astenersi da un ulteriore uso della forza anche per non interferire con il lavoro dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche (Opcw) che già ieri era giunta in Siria e aveva iniziato a raccogliere prove sul sospetto gas utilizzato contro i civili nella città di Douma, ma i bombardamenti non garantivano l’incolumità dei membri.

Il segretario generale António Guterres, parlando al Consiglio, ha ricordato che è suo dovere far presente agli Stati membri il loro obbligo in materia di pace e sicurezza, e che il loro agire deve essere improntato in modo coerente alla Carta delle Nazioni Unite e al diritto internazionale. Guterres ha affermato che

“la Siria oggi rappresenta la più seria minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale,

con guerre per procura, milizie nazionali e internazionali, combattenti stranieri da tutto il mondo e vari gruppi terroristici, nonché violazioni del diritto internazionale, del diritto internazionale umanitario”.

È palese il disappunto di Guterres per l’incapacità degli Stati membri di istituire un processo investigativo indipendente bocciato durante la settimana da veti incrociati: “Se la legge viene ignorata, è indebolita”. E ha esortato tutti: “Serve mostrare moderazione in circostanze così pericolose – ha ribadito – ed evitare azioni che potrebbero aggravare le cose e peggiorare la sofferenza del popolo siriano che per otto anni ha sopportato fame, attacchi civili, uso di armi chimiche, violenze sessuali, torture, detenzioni e sparizioni forzate”. Il dialogo che ne è seguito ha immediatamente archiviato la parola moderazione.

La Russia attraverso il suo ambasciatore Assily Nebenzia ha esordito dichiarando l’attacco perpetrato contro la Siria “un atto aggressivo nei confronti di uno Stato sovrano senza un mandato del Consiglio e in violazione della Carta e delle norme internazionali”. E ha proseguito accusando i servizi di intelligence straniera “di aver architettato la messinscena di Douma, perché gli esperti militari della Federazione Russa non hanno trovato tracce né di cloro né di altri agenti tossici”. Nebenzia continua a citare esperti che non hanno trovato traccia di attività che avrebbe contravvenuto alla Convenzione sulla proibizione dello sviluppo, produzione, stoccaggio e uso delle armi chimiche e della loro distruzione (Convenzione sulle armi chimiche), osservando che le strutture scientifiche in Siria erano utilizzate per scopi pacifici.

Nebenzia ha sottolineato che la mancanza di indagini indipendenti e le notizie diffuse falsamente attraverso i social media delle Ong hanno alimentato la propaganda su “un’iniziativa militare illegale” a cui hanno preso parte anche Regno Unito e Francia per le “costanti tentazioni di neo-colonialismo”.

“Non avete bisogno di indagini. Non ne avevate bisogno prima e non ne avete bisogno oggi”, ha detto con durezza l’ambasciatore russo sottolinenado che “il conflitto potrebbe finire in un giorno, se Washington, Londra e Parigi ordinassero ai terroristi scelti di proposito di smettere di combattere le autorità siriane”.

Non meno dura è stata l’ambasciatrice Usa, Nikki Haley, che ha chiaramente espresso la posizione del suo Paese: “Gli Stati Uniti sono pronti e carichi” e se il regime sfiderà ancora “la nostra volontà, utilizzando nuove armi chimiche non si escludono ulteriori azioni di pressing”, che tradotto vale a dire nuovi attacchi militari. “Il tempo per parlare si è concluso la notte precedente – ha ribadito Halley – quando gli Usa, il Regno Unito e la Francia hanno agito, non per vendetta, punizione o uno spettacolo simbolico di forza, ma per scoraggiare il futuro uso di armi chimiche da parte del regime siriano ritenuto responsabile degli attacchi a Douma”.

L’ambasciatrice accusa la Russia di architettare una campagna di disinformazione poiché le prove che dimostrano la colpevolezza di Assad sono inequivocabili, ma anche qui nessun documento ufficiale viene esibito.

Lo scambio di accuse evidenzia un clima teso, reso rovente dall’affermazione che la Russia non ha garantito la distruzione delle scorte chimiche siriane e al contrario ha difeso il regime, che “in tal modo ha agito impunemente. È il veto della Russia ad aver ucciso il meccanismo di investigazione indipendente e Assad ha ottenuto in questo modo il via libera per usare le armi chimiche contro il popolo siriano”. Infine Haley, che aveva sentito Trump poco prima dell’inizio del meeting, ha detto che quando “il presidente attraversa la linea rossa, quella linea intendende rafforzarla”.

Nel suo intervento l’ambasciatrice britannica, Karen Pierce, ha spiegato che il suo governo si era sentito autorizzato “dal diritto internazionale a prendere misure serie per alleviare le gravi sofferenze umanitarie del popolo siriano” e che i 113 incontri del Consigli sulla Siria erano stati “una litania di violazioni del diritto internazionale”. Il Regno Unito ha proposto un piano di quattro punti per uscire dall’empasse decisionale:

la fine del programma di produzione di armi chimiche in Siria e la distruzione delle scorte; la cessazione immediata delle ostilità; il ritorno del regime siriano ai colloqui di Ginevra; il mantenimento degli impegni dell’agenda dell’inviato speciale del segretario generale per la Siria.

Anche Londa parla di prove inequivocabili sulle responsabilità di Assad e cita la presenza di un elicottero del regime su Douma il giorno dell’attacco e l’assenza di forze legate al Da’esh.

La Francia attraverso il suo ambasciatore François Delattre assicura di non avere dubbi sulle responsabilità di Assad anche in seguito ad un rapporto dei suoi servizi segreti ricevuto ieri mattina, dove erano evidenti le violazioni della Convenzione sulle armi chimiche e del Protocollo di Ginevra, violazioni che si aggiungono a quelle già messe in atto dalla Siria nei confronti delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza. Ma anche qui nessun rapporto viene distribuito ai presenti e consegnato al segretario Guterres.

La Francia attribuisce alla Russia la responsabilità per lo stallo del Consiglio e spiega che l’attacco “proporzionato e preciso” eseguito la notte precedente era una risposta forte per far sì “che gli orrori non restassero impuniti”.

La Francia ha annunciato la presentazione di una nuova bozza di risoluzione assieme a Regno Unito e Usa per istituire un meccanismo internazionale di sradicamento del terrorismo, per giungere ad un cessate il fuoco in tutta la Siria, per una soluzione politica inclusiva e per garantire l’accesso agli aiuti umanitari.

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