Monache Clarisse: dobbiamo far entrare nel nostro cuore la scrittura

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DIOCESI – Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto.

«Signore Gesù, facci comprendere le Scritture; arde il nostro cuore mentre ci parli»: recita così il versetto alleluiatico di questa domenica.
E’ la preghiera dei discepoli, ma è la nostra stessa invocazione a Dio affinché non manchi mai, nel quotidiano vivere, la compagnia della Parola.
Perché il “non ascolto” della Parola può portare, come dice San Luca nella prima lettura, tratta dagli Atti degli Apostoli, ad agire «per ignoranza».
«…voi avete rinnegato il Santo e il Giusto e avete chiesto che vi fosse graziato un assassino…»: sono le parole rivolte da Pietro agli abitanti di Gerusalemme ed ai loro capi.
Accostarsi alla Scrittura senza porsi in un atteggiamento di ascolto umile ed esperienziale, ci fa correre il rischio di non riconoscerne il senso e la portata.
Come i capi del popolo e il popolo stesso avevano «consegnato e rinnegato di fronte a Pilato» Gesù, non riconoscendolo «l’Autore della vita», e scambiandolo per un impostore, così noi, quando non ci lasciamo istruire dalla Parola e pretendiamo solo di essere istruttori della stessa secondo i nostri canoni e secondo le nostre misure, rischiamo di «uccidere» il vero volto del Signore.
Ancora, nella seconda lettura, San Giovanni scrive: «Chi dice “Lo conosco” e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo e in lui non c’è la verità».
Si può essere eruditi studiosi della Scrittura ma se non la si lascia entrare nel cuore, nella mente, nell’anima, se essa non diventa motore e sapienza di tutta la nostra vita, rimarrà solo una nozione, una storia d’altri tempi letta in un bel libro, una lezione di morale che riaffiora ogni tanto.
«Chi invece osserva la sua Parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto»: vivere e far vivere in noi la Parola è realizzare e concretizzare l’amore del Padre nella esistenza di tutti i giorni.
Infine, possiamo parlare e discutere di Cristo, delle nostre esperienze di Lui, così come fanno i discepoli dopo i fatti della Pasqua: «In quel tempo, i due discepoli che erano ritornati da Emmaus narravano agli undici e a quelli che erano con loro ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto Gesù nello spezzare il pane».
Ma, se le nostre esperienze non sono lette alla luce della Parola, si rischia di far diventare le nostra fede qualcosa di aleatorio, di inconsistente. Così come è accaduto agli stessi discepoli: «Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: “Pace a voi!”. Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma».
Allora Gesù può parlare, può mostrarci le sue mani e i suoi piedi chiedendoci di toccarli, può mangiare con noi…ma noi non riusciamo a staccarci dalle nostre sicurezze “incerte”: «…non credevano ancora ed erano pieni di stupore».
A Gesù non resta che ricominciare dalla sua Parola: «Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture…». E, anche a noi, non resta che ricominciare, ogni giorno, dalla Parola di Dio, per riconoscere nella nostra vita, la compagnia del Cristo crocifisso e risorto, e per diventare di Lui e di nessun altro, testimoni e assidui e gioiosi.

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