Papa Francesco: Messa missionari della misericordia, no a “preti invasati”

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“La rinascita personale e la vita della comunità”. Sono questi i due pilastri del ministero dei missionari della misericordia. Presente per la nostra diocesi, Don Ulderico Ceroni.

A spiegarlo è stato il Papa, nell’omelia della Messa celebrata ieri, durante la quale ha spiegato ai presenti che il loro è “un ministero che si muove in entrambe queste direzioni: al servizio delle persone, perché ‘rinascano dall’alto’, e al servizio delle comunità, perché vivano con gioia e coerenza il comandamento dell’amore”. “Nicodemo – ha detto Francesco – non capiva la logica di Dio, che è la logica della grazia, della misericordia, per cui chi diventa piccolo è grande, chi diventa ultimo è primo, chi si riconosce malato viene guarito. Questo significa lasciare veramente il primato al Padre, a Gesù e allo Spirito Santo nella nostra vita”. “Attenzione”, ha precisato però il Papa: “Non si tratta di diventare preti ‘invasati’, quasi che si fosse depositari di un qualche carisma straordinario. No. Preti normali, semplici, miti, equilibrati, ma capaci di lasciarsi costantemente rigenerare dallo Spirito, docili alla sua forza, interiormente liberi – anzitutto da sé stessi – perché mossi dal ‘vento’ dello Spirito che soffia dove vuole”. Il servizio alla comunità, ha proseguito il Papa a proposito della seconda indicazione, deve tradursi nella capacità di adottare lo “stile di vita” della prima comunità cristiana, in cui la comunione “si faceva condivisione concreta dei beni”, e così “nessuno tra loro era bisognoso”. Uno stile, questo, che per Francesco deve diventare “contagioso verso l’esterno”, tramite “una forza di attrazione che “tende a raggiungere tutti, nessuno escluso”. “Sia la Chiesa sia il mondo di oggi hanno particolarmente bisogno della Misericordia perché l’unità voluta da Dio in Cristo prevalga sull’azione negativa del maligno che approfitta di tanti mezzi attuali, in sé buoni, ma che, usati male, invece di unire dividono”, ha concluso il Papa.

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