R.D. Congo: mons. Ruboneka (Goma) dopo l’uccisione di don Sengiyumva, “siamo completamente abbandonati da tutti”

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“Chiedo ai fedeli della Chiesa universale di pregare per la nostra regione affinché possa ritrovare la pace”. È l’appello lanciato da mons. Théophile Kaboy Ruboneka, vescovo di Goma, capoluogo del Nord Kivu, nell’est della Repubblica Democratica del Congo. Il vescovo ha raccontato all’Agenzia Fides dell’uccisione di don Étienne Sengiyumva, parroco di Kitchanga, avvenuta ieri, domenica 8 aprile, a Kyahemba. “Don Étienne è stato ucciso sul campo”, afferma, spiegando che “dopo aver celebrato la messa a Kyahemba una circoscrizione della sua parrocchia, intorno alle 15, don Étienne aveva riunito i suoi collaboratori, quando un uomo armato, accompagnato da altre persone, è entrato nella sala della riunione ed ha sparato a bruciapelo alla testa del sacerdote uccidendolo sul colpo”. “L’omicidio è stato cosi rapido – aggiunge – che gli astanti non si sono resi conto del numero di persone che sono entrate nella sala per uccidere don Étienne”. Contrariamente a quanto dichiarato a caldo all’Agence France Presse da mons. Louis de Gonzague Nzabanita Sebakara, vicario generale di Goma, che ha accusato dell’uccisione il gruppo Maï-Maï Nyatura, per mons. Ruboneka “è difficile attribuire delle responsabilità. La nostra regione è infestata di gruppi armati diversi, almeno 15, che non si riescono a smantellare nonostante la presenza dell’esercito regolare e dei Caschi Blu della Monusco”.
“Don Étienne è il terzo prete ucciso nell’area”, sottolinea il vescovo. Sempre nella diocesi di Goma, nella domenica di Pasqua è stato rapito Célestin Ngango, parroco di Karambi che è stato poi liberato il 5 aprile. Ma secondo mons. Ruboneka tra i due episodi non vi sono relazioni. “Torno a ripetere: nella nostra regione vi sono così tanti gruppi armati che è difficile capire chi ha commesso quell’azione o quell’altra. Qui nel Nord Kivu viviamo nel caos totale. La situazione della mia diocesi di Goma, come quella di Butembo-Beni, è incredibile. Siamo completamente abbandonati da tutti; viviamo solo grazie alla Provvidenza”.

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