Davanti alla croce con lo sguardo del centurione

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nel pomeriggio di venerdì 30 marzo è stata celebrata nella Basilica Cattedrale della Madonna della Marina la celebrazione In Passione Domini, presieduta dal Vescovo Carlo Bresciani.

Dopo la Liturgia della Parola, il Vescovo Carlo ha tenuto una meditazione a partire dalla figura del centurione che, dopo la morte di Gesù, esclamò: “Veramente quest’uomo era il Figlio di Dio!”. Secondo Mons. Bresciani, questa espressione è certamente sorprendente, perché il centurione non ha visto i miracoli di Gesù, non lo ha visto scendere dalla croce, come richiesto dai sommi sacerdoti i quali, al contrario di lui, conoscevano i miracoli operati dal Signore, ma, nonostante questi, non hanno comunque creduto a Gesù.

A questo pagano, invece, ha continuato il Vescovo Carlo, basta vedere come è morto Gesù per riconoscere la sua divinità. Domandiamoci: cosa mai ha visto il centurione per riconoscere in Gesù il Figlio di Dio? Gesù era un condannato a morte, nel testo evangelico non c’è nulla di grandioso, non c’è il compimento di un miracolo, non c’è la voce di Dio Padre come nell’episodio del battesimo di Gesù. C’è solo un uomo in croce, privato di tutto, schernito dalla gente e una madre disperata per l’ingiusta morte di suo figlio. Quella non era sicuramente neppure la prima volta che il centurione assisteva ad un’esecuzione.

Comprendiamo quindi che il modo in cui Gesù ha affrontato la morte ha portato il centurione a riconoscere qualcosa di grande nel dramma che il Nazareno stava vivendo. Il centurione ha visto l’innocente, ha sentito le sue parole di perdono verso coloro che lo stavano uccidendo. Ha visto in Gesù un amore portato fino all’estremo, una capacità di amore sovrumana.

È paradossale, ha concluso Mons. Bresciani, che il momento della morte di Gesù coincida con la massima rivelazione di Dio. Se non guardiamo al Crocifisso come il centurione, se non sappiamo riconoscere la divinità dell’uomo appeso alla croce, la nostra fede è monca. Possiamo anche noi, come il centurione, confessare umilmente la divinità di Gesù nell’adorazione della croce che stiamo per compiere.

Terminata l’omelia, è stata elevata a Dio la preghiera universale in favore di tutti gli uomini. Dopo l’adorazione della Croce e la distribuzione dei presantificati, cioè le ostie consacrate durante la Messa In Coena Domini, il Vescovo e tutto il clero sono usciti, come previsto dalla liturgia, in silenzio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *