Mons. Bresciani: “Nell’Ultima Cena Gesù si è donato totalmente”

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Nella serata di giovedì 29 marzo è stata celebrata nella Basilica Cattedrale della Madonna della Marina la Santa Messa In Coena Domini, presieduta dal Vescovo Carlo Bresciani.

Durante l’omelia, Mons. Bresciani ha ricordato come partecipare a questa particolare celebrazione significhi ritrovarsi, come gli apostoli, attorno alla mensa dell’Ultima Cena per rivivere gli ultimi gesti di Gesù in modo liturgico.

Prendendo spunto dalla prima lettura tratta dal libro dell’Esodo, il

Vescovo ha spiegato come la Sacra Pagina ci presenti l’atto di amore di Dio che libera il popolo di Israele, non solo dalla schiavitù esterna degli egizi, ma anche dalla più interna e insidiosa schiavitù del peccato. Dio chiede di fidarsi di lui e di mettersi in cammino verso la vera libertà.

La riflessione del Vescovo Carlo si è poi concentrata sulla seconda lettura che narra il racconto dell’istituzione dell’Eucaristia. Il prelato ha notato come San Paolo, pur non essendo presente all’Ultima

Cena, abbia trasmesso ciò che egli stesso aveva ricevuto. Questo ci dice come tale gesto sia qualcosa di fondamentale da ripetere, sin dalle origini della Chiesa. Ma cosa significa ciò che Gesù ha comandato di ripetere?

Ce lo spiega la lavanda dei piedi, narrata nel solo vangelo di Giovanni, il quale evidenzia un duplice modo di stare davanti al Signore. Il primo è quello di Pietro che per un amore e un rispetto verso Gesù gli chiede di non farsi lavare i piedi da lui. Pietro deve convertirsi e capire che tipo di libertà porta Cristo, la libertà di non chiudersi in se stessi. Il secondo modo di stare davanti a Gesù è quello di Giuda. Gesù sa quello che sta facendo, sa che sta lavando i piedi all’uomo che lo tradirà.

Mons. Bresciani ha sottolineato come questo sia un gesto di estremo amore, volto a far capire a Giuda che sta sbagliando. Cristo si abbassa a questo. Nella lavanda dei piedi vediamo questo amore di un Dio disposto a tutto, anche a chinarsi a lavare i piedi di chi non ricambia il suo immenso amore.

Pietro doveva cambiare mentalità, come anche Giuda, che però non riuscì a districarsi dai suoi schemi mentali. Ma il gesto di Gesù non è rivolto solo a questi due apostoli, ma parla a ognuno di noi. Siamo chiamati ad uscire dalle nostre schiavitù, dalla schiavitù di noi stessi, per essere liberi di amare col cuore di Dio.

Al termine della liturgia eucaristica, sulle note del Pange lingua gloriosi, il Santissimo Sacramento è stato riposto nel tabernacolo della cappellina della Basilica, dove i fedeli hanno potuto adorarlo. Come previsto dalla liturgia del Giovedì Santo, l’altare è stato spogliato.

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