Castignano, i bambini della quinta elementare hanno incontrato Don Vincent Ifemme

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Di Luana Forlini

CASTIGNANO – “Grazie don Vincent per aver accettato il nostro invito. Noi abbiamo studiato le diverse confessioni cristiane: Ortodossi; Protestanti ed Anglicani. Con l’aiuto della nostra insegnate abbiamo conosciuto le loro motivazioni storiche che li hanno portate alla divisione, e i loro principi dottrinali. La maestra ci ha spiegato l’importanza del dialogo ecumenico, ci ha parlato di lei e del suo lavoro, siamo stati incuriositi dai suoi racconti, così abbiamo pensato di intervistarla. Abbiamo preparato le domande, alcune sono personali, per conoscerla un po’ meglio. Se non vuole e libero di non rispondere”.

Con queste parole Laura ha introdotto l’incontro tra gli alunni della V elementare di Castignano e il direttore dell’Ufficio per l’Ecumenismo e il dialogo interreligioso, Don Vincent Ifemme.

Sono poi iniziate le domande degli alunni a Don Vincent.

Alessandro C.: Da piccolo avevi il desiderio di diventare sacerdote?
Don Vincent: Da piccolo volevo diventare un astronomo, mio padre era un professore di geografia aveva molti libri e mi piaceva guardare le galassie, dopo il mio “Astro” preferito è diventato Gesù e ho scelto di diventare sacerdote.

Loris: Da piccolo la sua famiglia era già cristiana?
Don Vincent: Ho avuto una famiglia molto religiosa. Mia madre era una maestra era molto attenta alla nostra formazione religiosa. Ogni domenica andavamo a messa, poi in casa c’era una bella tradizione tutte le mattine si pregava insieme.

Alessandro S.: da quanto tempo fai il parroco?
Don Vincent: Il 16 agosto 2003 sono diventato sacerdote, dal 2005 al 2007 sono stato a Castignano insieme a don Patrizio, dal 2007 sono parroco di Rotella.

Renato Di B.: È molto impegnativa la tua giornata?
Don Vincent: Sono molto impegnato, ora infatti arrivo da Ancona perchè il mercoledì insegno all’ISSR. Poi ho gli impegni parrocchiali un sacerdote è sempre disponibile in ogni momento mai il cellulare spento, non ho orario di lavori. Inoltre dedico un po’ di tempo allo studio, alla ricerca, ora sto preparando un libricino sull’introduzione all’ecumenismo.

Sophia: Quante lingue parli? Quando e come le hai imparate?
Don Vincent: Sono nato in Nigeria nell’Africa Occidentale (Don Vincent da bravo professore con una bacchetta ci mostra sulla cartina dov’è situata la Nigeria). È’ una colonia inglese e lì si parlano 250 lingue. Con i suoi 170 milioni di abitanti è il paese più popolato dell’Africa. La lingua che parlavo da piccolo nel mio territorio è “IGBO” (ce l’ha scrive alla lavagna), la lingua inglese è imposta alla popolazione e si impara già alla scuola dell’infanzia. Sono venuto in Italia nel 1997 grazie ad una borsa di studio sono venuto a studiare a Roma, però sono andato prima ad Urbino per un corso intensivo di italiano. Durante l’estate andavo all’estero sono stato a Vienna poi in Germania per imparare il tedesco.

Dante: Come faceva la maestra in classe se ogni bambino parlava una lingua diversa?
Don Vincent: Un territorio abbastanza vasto parla una lingua tipo qui in Italia una regione. Da me si parlava Igbo. Dopo negli studi superiori ci si allontanava per studiare quindi si era costretti a sapere l’inglese.

Rachele: Quando hai iniziato ad occuparti di ecumenismo?
Don Vincent: Sono entrato a far parte di un gruppo che si chiama Ecclesiologico Investigation composto da esperti che fanno ricerca ho scritto anche io due lavori che ho presentato in Serbia.

Vittoria: Qual è il compito dell’ufficio ecumenico della diocesi?
Don Vincent: Diffondere la coscienza ecumenica in diocesi, alcuni non sanno cos’è e come si fa. Propongo iniziative ecumeniche, ho intenzione di scrivere un libretto proprio questo motivo, di introduzione all’ecumenismo, per non far passare l’idea che sia qualcosa di opzionale.

Laura: Delle altre confessioni cristiane c’è qualche principio che oggi, nel 2018 ritieni sia adattabile al cattolicesimo?
Don Vincent: Partiamo sempre da ciò che ci unisce, ciò che ci accomuna è la Parola di Dio è centrale per tutti. Poi cerchiamo di risolvere qualche piccola differenza.

Sofia: Qual è il momento in cui hai capito l’importanza del dialogo ecumenico e quindi di diventare un partecipante attivo?

Don Vincent: A Roma mentre studiavo mi appassionavano le altre confessioni cristiane ero incuriosito poi ho studiato sui libri del teologo protestante Karl Barth.

Marika: Hai dei simboli delle altre confessioni cristiane?

Don Vincent: Si ho tantissimi libri di teologia, anche delle altre religioni. Ho una nuova Bibbia della chiesa protestante che ha una nuova traduzione e quindi una nuova interpretazione.

Leonardo: Usate un linguaggio comune nei vostri incontri?

Don Vincent: Dipende dal luogo dove ci incontriamo a Chicago abbiamo parlato in inglese.

Isabella: Hai incontrato mai Enzo Bianchi?

Don Vincent: Lui personalmente no, ho incontrato ad Assisi un suo stretto collaboratore e ho letto molte cose su di lui.

Alice: Quale simbolo dell’ecumenismo preferisci la barca o l’albero?

Don Vincent: La barca ha un significato più teologico viene sempre usata per descrivere la Chiesa. L’albero è anche molto bello come immagine dalle radici parte tutta la storia del cristianesimo.

Alesia: È’ molto impegnativo il lavoro nel tuo ufficio?
Don Vincent: Non è facile è un impegno costante perché l’ecumenismo non è opzionale nella Chiesa, ma un cammino obbligatorio, non si può prescindere dal camminare insieme. Nella storia gli europei hanno evangelizzato nuovi territori, ma chi portava il cattolicesimo, chi era ortodosso, chi protestanti, si è creata una grande confusione. I cristiani non sono credibili agli occhi degli altri se sono divisi.

Dante e Renato T. presentano a Don Vincent il lavoro che hanno realizzato: Hanno disegnato un albero che nasce da Gesù risorto con tre grandi rami Cattolici, Ortodossi e protestanti. Sulle foglie ci sono scritti i loro principi dottrinali, mentre i frutti recano i traguardi del dialogo ecumenico.

Martina: Noi tutti insieme abbiamo deciso di regalarti questo nostro lavoro.
Don Vincent: Grazie, lo metterò nel mio ufficio a San Benedetto.

 

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