Monache Clarisse: “Gesù si è fidato del Padre ed è diventato segno concreto del Dio in mezzo a noi”

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DIOCESI – Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto.

«Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore – nei quali con la casa d’Israele e con la casa di Giuda concluderò un’alleanza nuova». Così scrive il profeta Geremia nella prima lettura di questa quinta domenica di Quaresima.

Noi, spesso, ci fermiamo qui…a questi verbi coniugati al futuro, un futuro che vorremmo prossimo ma che non conosciamo, quel giorno che deve ancora arrivare, in cui conosceremo il Signore, in cui Egli ci legherà per sempre a Lui, il giorno in cui perdonerà le nostre iniquità e non ricorderà più il nostro peccato.

Un giorno che aspettiamo, per cui speriamo…

Ci risponde Gesù, nel vangelo di Giovanni: «E’ venuta l’ora…ora è il giudizio di questo mondo!».

Ora!! Il nostro Dio non ci parla al futuro, non ci fa promesse future. Il nostro Dio è il Dio dell’oggi, di un’ora che è già arrivata, di una alleanza già sancita, di una relazione per cui si è già impegnato; una relazione, continua lo stesso profeta Geremia, che non è come l’alleanza conclusa con Israele, quando Dio prese per mano il popolo per farlo uscire dall’Egitto.

Una relazione non più sancita da norme scolpite su tavole di pietra ma da una legge scritta nel cuore di ciascuno. Una relazione tra un io e un tu: «Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo». Una relazione di vita, di amore duraturo ed eterno, un conoscersi reciproco per fare esperienza “fisica” l’uno dell’altro. Non un rapporto di sudditanza, tra padrone e servo, tra chi obbedisce e chi esegue, ma un legame di amore scolpito nel cuore, che tocca il cuore, che tocca l’intimo di ciascuno.

E di questa realtà che è Dio, che è il suo amore per ciascuno di noi, è testimone il Figlio, Gesù.

E’ lui, per primo, il chicco di grano che è caduto a terra, è morto ed ha prodotto molto frutto; è Lui che, perdendo concretamente la propria vita, l’ha conservata per la vita eterna; è Lui che, attraverso il servizio totale al Padre, ha sperimentato la gloria.

E’ Lui che, scegliendo la morte, ci ha aperto le porte della vita eterna… eterna non perché lunga e noiosa ma perché è la vita stessa dell’Eterno, con l’Eterno, la felicità piena ed eterna, l’Amore per sempre.

Gesù si è fidato del Padre ed è diventato segno concreto del Dio in mezzo a noi, della promessa realizzata, ha sperimentato in prima persona la realizzazione delle promesse del Padre e, sperimentandola, ce la testimonia ogni istante attraverso la sua Parola.

Certo…non senza turbamento, non senza incertezza; lo scrive San Paolo: «Cristo, nei giorni della sua vita terrena, offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte…». Anche nel vangelo di Giovanni Gesù stesso dice: «Adesso l’anima mia è turbata…».

E’ consolante per noi! Quando siamo nella sofferenza, nell’incertezza, nel dubbio, noi vorremmo non soffrire, non avere dubbi…e non pensiamo di certo ad avere un orizzonte, ad avere un senso ultimo!

Consola sapere che Gesù, che riconosciamo Figlio di Dio, Parola del Padre, è stato turbato.

Scelte, momenti di fatica che affrontiamo anche attraverso passaggi e strade non sempre comprensibili: il Padre sostiene Gesù e sostiene noi, e noi ci fidiamo di Lui che è pronto a dare la vita, ogni giorno, per ciascuno e per tutti.

 

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