Campagne Cei: Liberi di partire, liberi di restare

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Stefania Careddu

Creare “una nuova cultura, una conversione non solo personale, ma anche collettiva”. È questo uno dei principali obiettivi della Campagna “Liberi di partire, liberi di restare”, lanciata dalla Cei un anno fa in risposta al dramma delle migrazioni. “Bisogna fare lobby perché una nuova cultura diventi la strada da percorrere”, ha sottolineato don Michele Autuoro, direttore di Missio, aprendo i lavori del primo incontro che ha riunito a Roma i responsabili degli Uffici Cei direttamente interessati (Servizio nazionale per gli interventi caritativi a favore del Terzo mondo, Caritas Italiana, Migrantes, Missio, l’Apostolato del mare) e i referenti dei progetti che si stanno realizzando in Italia e in Africa. Oltre a “lavorare insieme, in una pastorale integrata in cui ci sentiamo partecipi del bene comune”, è fondamentale infatti “impegnarsi perché ci sia una conversione collettiva”, ha osservato don Autuoro .

Uscire dall’ottica dell’emergenza. “Per noi le migrazioni non rappresentano un’emergenza, ma una realtà che chiama ad un lavoro costante”, ha rilevato don Leonardo Di Mauro, responsabile del Servizio nazionale per gli interventi caritativi a favore del Terzo mondo, ricordando che l’iniziativa straordinaria della Cei “dà continuità a quella precedente, portata avanti da Caritas e Missio, insieme alla Focsiv”.

Non si tratta, ha spiegato, “di una raccolta fondi, in quanto 30 milioni di euro sono stati già messi a disposizione dalla Conferenza episcopale italiana, ma soprattutto di sensibilizzazione”.

Sì ad una pastorale integrata. Sul tema delle migrazioni è necessario lavorare insieme, anche a livello diocesano, perché solo così è possibile “contribuire alla crescita e alla rivitalizzazione delle comunità”, ha affermato da parte sua don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, auspicando che “anche all’interno della Chiesa particolare, e dunque della diocesi sia riproposto un ambiente vitale di incontro e di lavoro insieme” come quello che si è creato a livello nazionale con il “Tavolo Migrazioni” che riunisce i diversi Uffici Cei coinvolti nella Campagna.

Dieci progetti già avviati. Sono 10 i progetti in fase di realizzazione per un totale di 5,6 milioni di euro. Le iniziative riguardano i Paesi di partenza, come Mali e Nigeria, con interventi promossi da Vis-Volontariato Internazionale per lo Sviluppo e Vides-Volontariato Internazionale per lo Sviluppo, ma anche i Paesi di transito, come ad esempio la Tunisia e il Niger. Sono inoltre in fase di progettazione attività in Albania e più in generale nel contesto della rotta Balcanica e del Medio Oriente. Per quanto riguarda l’Italia, la Campagna ha dato i primi frutti grazie alle Missionarie Scalabriniane che a Pozzallo sono impegnate nel sostegno socio-culturale dei minori e alle Suore della Divina Provvidenza che a Catania hanno avviato un laboratorio di pasta fresca e una sartoria per ragazze vittime della tratta. Il Centro Mediterraneo Giorgio La Pira di Pozzallo ha avviato un progetto per la formazione di tutori volontari per minori stranieri non accompagnati in Sicilia e in Calabria, mentre l’Associazione Rondine Cittadella della Pace ha avviato un progetto grazie al quale sei giovani maliani possono frequentare una scuola di alta professionalizzazione sui temi della gestione dei conflitti, della riconciliazione e delle abilità di comunicazione per poi sviluppare in Mali attività capaci di incidere nella realtà locale.

In fase di avvio le iniziative diocesane. Grazie al coinvolgimento dei vescovi,

sono nate le prime esperienze locali di pastorale integrata

che hanno permesso di elaborare progetti che sono stati presentati (una quarantina) e di pensare attività sull’accoglienza, l’integrazione, l’accompagnamento dei minori. Proprio per le iniziative proposte dalle diocesi sono stati riservati circa 10 milioni di euro, un terzo dei fondi complessivi dell’8xmille destinati alla Campagna.

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