Vescovo Bresciani: “Dio ascolta, non è indifferente”

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DIOCESI – Nel pomeriggio di domenica 4 marzo, presso le suore concezioniste di San Benedetto del Tronto, si è svolto un nuovo corso di formazione e aggiornamento per gli insegnanti di religione specialisti di ogni ordine e grado.
Dopo un momento iniziale di preghiera, Sua Eccellenza Monsignor Carlo Bresciani ha tenuto una Lectio divina sul testo di Esodo 3,7-8 nel quale si fa riferimento alla missione di Mosè: “Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze.
Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo uscire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele”.
È un passo, come spiega Sua Eccellenza, che “…va letto nel rapporto di Dio con noi…”, un Dio che non ha mai interrotto il rapporto con il suo popolo: la promessa fatta ad Abramo si rinnova con Isacco e Giacobbe e raggiunge tutto il popolo di generazione in generazione. La promessa della terra in cui vissero i patriarchi riguarda il possesso della terra, ma implica anche relazioni uniche nel rapporto tra Dio e il suo popolo: quella di Dio è una scelta gratuita dettata da un disegno d’amore concepito sin dalla creazione e mantenuto attraverso tutte le infedeltà degli uomini. Ciò “…significa che Dio ascolta, non è indifferente, non è il motore immobile di Aristotele.
È una qualità personale…” nella quale individuiamo “…un atteggiamento di benevolenza nei confronti del popolo”, egli prende l’iniziativa e s’impegna. Parole chiave del passo sono infatti, come fa notare il Vescovo Bresciani, osservare, udire, conoscere, parole che esprimono la partecipazione attiva all’interno di una relazione. Dio ascolta il grido del suo popolo, conosce la sua sofferenza e lo libera dalla schiavitù dell’Egitto, ma ciò non sta ad indicare che la risposta di Dio debba essere necessariamente automatica e corrispondente alla domanda. Come spiega Sua Eccellenza, il popolo di Israele, come il cristiano oggi chiede a Dio di intervenire in modo immediato nella sua storia, senza comprendere il vero bisogno e condizione di libertà. Ma Dio, che conosce l’uomo, conosce anche la sua domanda “…più profonda” e attua una pedagogia che lo conduce verso la vera condizione di libertà: “…dove scorrono latte e miele”. Ciò necessariamente implica un cambiamento, una collaborazione che matura con il mettersi in cammino nel deserto. Dunque, “nell’Esodo, Dio ascolta e risponde, ma va oltre la domanda di liberazione…”, coinvolge il popolo nella sua liberazione lo chiama a prendere coscienza della necessità di essere parte attiva, a prendersi carico della fatica che il raggiungimento della vera libertà comporta, lo chiama a una nuova alleanza. È in questo difficile cammino, durante il quale si è chiamati a cambiare dentro, come spiega Sua Eccellenza, che emerge l’infantilismo ( il mormorare contro Dio) legato ai rimpianti del passato, al materialismo, dal quale occorre distaccarsi per liberarsi dalla vera schiavitù. Il tema del cammino nel deserto è quanto mai attuale “è un cammino che dobbiamo fare tutti…oggi, il popolo chiede qualcosa di molto simile a quello che chiedeva il popolo di Israele…grida, ma il suo è un grido sterile non perché Dio non ascolta, ma perché non si vuole rinunciare a nulla.” Come allora Dio non abbandona il suo popolo e rinnova la sua alleanza in Gesù Cristo. Egli risponde al grido dell’uomo di oggi con la stessa pedagogia emersa nell’Esodo: un cammino di guarigione interiore che guida nella collaborazione, a farsi carico delle proprie azioni e responsabilità anche verso gli altri. Facendo un parallelo tra la storia dell’Esodo e la storia dell’uomo contemporaneo, sull’esempio di Mosè, essere cristiani oggi, aggiunge il Vescovo Bresciani, significa mettersi nella stessa prospettiva di ascolto di Dio. Concludendo e, rivolgendosi direttamente alla professionalità del docente di religione, in quanto promotore di una formazione umana completa, afferma che è compito di ognuno osservare, udire, conoscere le sofferenze e guidare verso la vera libertà, cogliendo la domanda più profonda degli studenti, ed aggiunge “ come possiamo essere Chiesa se essendo chiamati da Dio non ascoltiamo il nostro popolo?”. Il docente di religione è chiamato a mettersi dalla parte di Dio e cercare di dire “ho guardato alla miseria del mio popolo”, ho udito il suo grido.

Luisa Del Balzi

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