Pianeta verde, fragile

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Andrea Zaghi

Prezioso ma fragile. I tratti salienti dell’agricoltura appaiono ancora oggi questi. E non potrebbe che essere così. Nonostante i grandi progressi tecnologici, i campi (e le stalle) sono ancora delle sorte di “fabbriche a cielo aperto”. Poco o nulla, infatti, si può ancora contro gli effetti del clima avverso. Non si tratta di una cosa di poco conto: produzioni che valgono milioni di euro possono essere cancellate nell’arco di una notte oppure di un giorno, spazzati via da una grandinata, da una gelata oppure da un’ondata di caldo e di secco. Certo, alcuni mezzi tecnici ci sono, ma il succo della questione rimane lo stesso, inalterato da secoli.
Si capisce bene cosa possa accadere nei campi sottoposti al maltempo, guardando le cronache di questi ultimi giorni. Come qualche mese fa la siccità e il gran caldo hanno messo in ginocchio le produzioni estive, adesso il freddo, il gelo e la neve hanno tagliato quelle invernali e compromesso, in alcuni casi, quelle primaverili. Certo, occorre tenere conto della resilienza delle coltivazioni, e cioè della loro capacità di piegarsi senza spezzare definitivamente il loro ciclo di vita e quindi riprendersi appena possibile. Ma non sempre le condizioni permettono un processo di questo genere. Due conti bastano a far capire.
Secondo Coldiretti (che ha ragionato sui conti trimestrali Istat del Pil a valori concatenati), l’agricoltura è l’unico settore ad avere fatto registrare un calo del valore aggiunto (-4,4%). Detto in altri termini, sui campi tartassati prima dalla siccità e poi dalle alluvioni, i danni stimati nel 2017 sono arrivati a due miliardi di euro. In questo modo, il Pil è sceso a 28 miliardi di euro: il valore più basso degli ultimi cinque anni. Quanto sta accadendo adesso, poi, fornisce altre indicazioni. L’ondata di freddo e gelo, sempre secondo Coldiretti, ha già fatto salire le stime di danni a 300 milioni, che diventano 500 per l’Alleanza delle Cooperative Agricole.
Per effetto del maltempo i raccolti sono crollati con una stima di 1/5 di consegne di verdure in meno, sempre per i coltivatori diretti, anche per effetto del gelicidio che ha ostacolato i trasporti. Dalla Lombardia al Piemonte, dall’Emilia Romagna alle Marche, dal Lazio alla Campania, dalla Toscana all’Abruzzo fino alla Puglia sarebbero decine di migliaia le aziende agricole che hanno perso le produzioni di ortaggi invernali prossimi alla raccolta, dai carciofi alle rape, dai cavolfiori alle cicorie, dai finocchi alle scarole; ma sarebbero stati danneggiati – sottolinea la Coldiretti – “anche i vivai di piante e fiori mentre sono perduti in molti casi gemme e fiori di piante da frutto, dalle albicocche ai mandorli”. E non si tratta di una condizione solo italiana: in Europa in alcuni casi è anche peggio. Le conseguenze dell’ondata di neve e ghiaccio riguardano molti Paesi del vecchio continente dalla Gran Bretagna all’Ungheria fino a Serbia, al Montenegro, Macedonia e Croazia dove si registrano danni alle colture di ortaggi e ai frutteti. Preoccupante è però la situazione nei principali Paesi produttori come in Spagna dove ad avere la peggio sono stati mandorleti, pescheti e carciofaie e le produzioni orticole come patate e lattughe con decine di milioni di euro di danni; mentre in Francia sono stati colpiti frutteti e ortaggi e si sono registrate difficoltà nelle consegne per i blocchi della circolazione a causa della neve.
A tutto questo, viene fatto notare dagli operatori delle campagne e dai commercianti, si sommano operazioni speculative “per sottopagare i prodotti agli agricoltori con effetti negativi sul valore aggiunto”.
È di fronte ad una situazione di questo genere che gli agricoltori hanno accolto con soddisfazione lo sblocco di 60 milioni di euro per il pagamento dei risarcimenti determinati dalle polizze assicurative stipulate per le campagne 2015 e 2016. Già, perché in agricoltura oltre ai mezzi tecnici contro il maltempo (scarsi come si è detto), ciò che conta ancora molto sono le polizze assicurative sostenute dallo Stato. Con tutti i ritardi del caso, spesso l’unica “difesa” rimane il risarcimento. Che adesso dovrebbe anche essere più efficace di prima: le nuove regole europee infatti hanno concesso margini più ampi di accesso e sostegni più generosi.
Rimane comunque il tratto di fondo dell’agricoltura: preziosissima ma fragilissima attività.

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