Monache Clarisse: Dio ama fino alla totale donazione di sé

Share on FacebookTweet about this on TwitterShare on Google+Print this page
Gesù nell’orto degli ulivi

DIOCESI – Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto

La prima lettura, tratta dal libro dell’Esodo, ci presenta quelli che noi comunemente chiamiamo i “dieci comandamenti”.

Cosa sono? Cosa rappresentano per noi? Sono delle regole da seguire imposte da un Dio sovrano e potente? Sono un codice di condotta morale? Sono un percorso a punti per cui più lo seguiamo più scaliamo la classifica davanti a Dio stesso come bravi e diligenti cristiani?

Beh, visti così, non sarebbero altro che il fondamento di una fede che viaggia sulle categorie del merito.

Ovvero…io seguo le regole, compio il mio dovere e questo mi autorizza a presentarmi, ogni giorno, davanti al Signore, perfettamente a posto e in regola, nella pretesa di ricevere, da Lui stesso, il premio in contraccambio. L’idea è quella di un Dio che si può comprare, un Dio contabile che tiene il bilancio della mia vita, delle mie buone azioni per erogarmi, alla fine, il premio giustamente conquistato e meritato. Un Dio che, in fin dei conti, è a nostro servizio.

In questa terza domenica di Quaresima, è Gesù stesso che ci risponde, che risponde a chi ha questa idea della relazione con il Signore. Leggiamo, infatti, nel Vangelo di Giovanni: «Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi».

Gesù scoppia in un’ira terribile che lo coinvolge nelle parole e nei gesti: picchia uomini e bestie, scaraventa a terra il denaro, rovescia tavoli…è un Gesù mai visto prima e che mai più vedremo, un Gesù fuori di sé: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».

Gesù è arrabbiato perché tutta quella gente nel tempio ha fatto della religione un mercato, non solo in termini economici. Il problema non sono, di per sé, i buoi, le pecore e le colombe vendute, ma l’aver confuso Dio, come dicevamo prima, con un superiore da imbonire, da riverire, da comprare. Un Dio con cui scambiare merce: il nostro merito per il suo premio, i nostri sacrifici per la sua benevolenza, le nostre opere per il suo favore. Solo un rapporto di dare/avere…che Gesù mette completamente a soqquadro.

Leggiamo, infatti, nel salmo che la legge del Signore rinfranca l’anima, fa gioire il cuore, illumina gli occhi…non sono i termini di un rapporto formale ma di una relazione d’amore vera e propria. Si parla di anima, di cuore, di occhi, di gioia, di consolazione ed ancora di saggezza, di fedeltà, di giustizia…leggi, precetti, comandi che non sono altro che parole d’amore di cui Dio ci ricolma affinché abbiamo la possibilità di discernere nella nostra esistenza sempre e solo il bene, sempre e solo il buono, sempre e solo la vita.

«Mentre i Giudei chiedono segni e i Greci cercano sapienza, noi invece annunciamo Cristo crocifisso…potenza di Dio e sapienza di Dio».

E’ Cristo crocifisso e risorto, per noi, oggi, il compimento di questa relazione, il segno concreto dell’amore di un Dio che «ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito; chiunque crede in lui ha la vita eterna». «Un Dio geloso», un Dio che ama fino alla totale donazione di sé, un Dio che chiede solo amore, un Dio per il quale, l’unico comando possibile, è quello dell’amore donato e ricevuto.

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *