Placuit Deo: Gesù è il Salvatore e la Salvezza, no a pelagianesimo e gnosticismo

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M.Michela Nicolais

“Sia l’individualismo neo-pelagiano che il disprezzo neo-gnostico del corpo sfigurano la confessione di fede in Cristo, Salvatore unico e universale”. A denunciarlo è la lettera “Placuit Deo”, il nuovo documento elaborato dalla Congregazione per la dottrina della fede su alcuni aspetti della vita cristiana diffuso oggi e presentato in sala stampa vaticana. “Il luogo dove riceviamo la salvezza portata da Gesù è la Chiesa”, si ribadisce nel testo, in linea con la Dominus Iesus – ha spiegato mons. Luis Francisco Ladaria Ferrer, prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, presentandolo in Sala stampa vaticana – e pubblicato, sotto la spinta dell’idea di Papa Francesco, per “combattere due riduzionismi che ricordano vecchi problemi, anche se non li riproducono”. No, quindi, al neo-pelagianesimo e al neo-gnosticismo, già stigmatizzati da Francesco nel suo magistero come “deviazioni che assomigliano a due antiche eresie”.

“Nei nostri tempi – l’analisi della lettera – prolifera un neo-pelagianesimo per cui l’individuo, radicalmente autonomo, pretende di salvare sé stesso, senza riconoscere che egli dipende, nel più profondo del suo essere, da Dio e dagli altri. La salvezza si affida allora alle forze del singolo, oppure a delle strutture puramente umane, incapaci di accogliere la novità dello Spirito di Dio”. Il neo-gnosticismo, dal canto suo, “presenta una salvezza meramente interiore, rinchiusa nel soggettivismo”, che “pretende di liberare la persona dal corpo e dal cosmo materiale”.

La felicità non è “auto-realizzazione”, perché “niente di creato può soddisfare del tutto l’uomo”. La fede in Cristo ci insegna che “la salvezza piena della persona non consiste nelle cose che l’uomo potrebbe ottenere da sé, come il possesso o il benessere materiale, la scienza o la tecnica, il potere o l’influsso sugli altri, la buona fama o l’autocompiacimento”. “Il nostro cuore sarà inquieto finché non riposi in lui”, il monito sulla scorta di sant’Agostino e della Gaudium et Spes: “La vocazione ultima dell’uomo è effettivamente una sola, quella divina”.

“La fede proclama che tutto il cosmo è buono, in quanto creato da Dio e che il male che più danneggia l’uomo è quello che procede dal suo cuore”. È la “separazione da Dio che porta alla perdita dell’armonia tra gli uomini e degli uomini con il mondo, introducendo il dominio della disgregazione e della morte”. Gesù, invece, è contemporaneamente la Salvezza e il Salvatore, perché – come insegna Benedetto XVI – “all’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e, con ciò, la direzione decisiva”.

“Cristo è Salvatore in quanto ha assunto la nostra umanità integrale e ha vissuto una vita umana piena, in comunione con il Padre e con i fratelli” – la sintesi del documento – e “la salvezza consiste nell’incorporarci a questa sua vita”, ricevendo lo Spirito di colui che è, “allo stesso tempo, il Salvatore e la Salvezza”.

“Il luogo dove riceviamo la salvezza portata da Gesù è la Chiesa”, si legge nella parte finale del testo, in cui si ricorda che la “mediazione salvifica” della Chiesa – “sacramento universale di salvezza”, come si legge nella Lumen Gentium – ci assicura che “la salvezza non consiste nell’auto-realizzazione dell’individuo isolato, e neppure nella sua fusione interiore con il divino, ma nell’incorporazione in una comunione di persone, che partecipa alla comunione della Trinità”. “La salvezza integrale, dell’anima e del corpo, è il destino finale al quale Dio chiama tutti gli uomini”, la conclusione della lettera, in cui si esorta a “stabilire un dialogo sincero e costruttivo con i credenti di altre religioni, nella fiducia che Dio può condurre verso la salvezza in Cristo tutti gli uomini di buona volontà”, come si legge nella Gaudium et Spes.

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