Riforma media vaticani: mons. Viganò (Spc), “il criterio è la missione apostolica”

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“Oggi il panorama della comunicazione è segnato dalla presenza pervasiva del digitale: è impensabile continuare ad investire su media che non solo non hanno futuro, ma non hanno nemmeno presente”. Ne è convinto mons. Dario Edoardo Viganò, prefetto della Segreteria vaticana per la comunicazione, intervenuto ieri sera alla presentazione del volume “Tutti gli uomini di Francesco”, edito da San Paolo e presentato nella Sala Marconi della Radio Vaticana. “Il criterio della riforma dei media vaticani è di missione apostolica, missionaria”, ha spiegato Viganò ricordando che “tutta la riforma voluta da Papa Francesco è disegnata dal Motu proprio” emanato da Bergoglio. “I profili identitari dei media non esistono più”, la tesi di Viganò sull’attuale panorama comunicativo: “Non c’è più la televisione, non c’è più la radio, c’è un contesto multimediale dove c’è un consumo in mobilità”. “Non si tratta semplicemente di un coordinamento, si tratta di una riforma”, ha puntualizzato a proposito dei media vaticani, “cioè di dare nuova forma alla cose, come ci ha chiesto il Papa”. Seguendo le sue indicazioni, è emerso così “un sistema produttivo multimediale, in sei lingue a cui prossimamente si aggiungeranno l’arabo, il cinese ed altre ancora”. Per realizzare il nuovo portale vaticano è stato seguito un triplice criterio: “culturale, nazionale e linguistico, tre criteri che dovranno trovare un’armonizzazione logica”. “Certamente ogni mutamento produce qualche fatica”, il bilancio del prefetto, secondo il quale però “c’è grande voglia di cambiamento, di ripensare la professione giornalistica in maniera multimediale, e i risultati sono molto positivi”. Tra i Paesi emergenti a cui prestare a livello mediatico maggiore attenzione, Viganò ha citato la Cina e in genere il continente asiatico “dove vive il 60% della popolazione mondiale e c’è molto lavoro da fare”, come ha sottolineato anche il card. Oscar Maradiaga, coordinatore del C9.

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