Le armi degli insegnanti

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Alberto Campoleoni

Ma sì, armiamo gli insegnanti. È una questione di sicurezza, lo dice il presidente americano Donald Trump. Del resto, contro le stragi come quella recente al liceo di Parkland, in Florida nell’occasione, solo una delle tante, purtroppo, un 19enne armato di fucile da combattimento ha ucciso 17 studenti  mica si può pensare di mettere mano alla troppa facilità con cui le persone possono armarsi, negli States. Perché togliere di mezzo le armi? Diamole invece anche agli insegnanti, così potranno difendere i loro studenti e se stessi.
Uscendo dai toni semiseri, vale la pena di riflettere sull’uscita del presidente Usa che proprio durante una seduta di ascolto dei sopravvissuti alle stragi nelle scuole ha lanciato la proposta choc di risolvere il problema mettendo armi nelle mani degli insegnanti e del personale scolastico. Insomma, un professore abile con le armi avrebbe potuto intervenire e mettere fine rapidamente all’attacco. Trump, tornando sull’argomento per accusare la stampa di averlo frainteso, ha anche dichiarato di voler comunque estendere i controlli sulla vendita delle armi e ha poi spiegato di aver solo suggerito di valutare la possibilità di dare armi, da portare non a vista, a insegnanti esperti di armi, con un passato militare o addestramento speciale. Non solo: secondo il presidente Usa il 20% degli insegnanti “sarebbe in grado di rispondere immediatamente al fuoco se un pazzo entrasse a scuola con intenzioni minacciose”. E questo sarebbe un deterrente contro i codardi intenzionati a sparare tra le aule scolastiche. Una scuola priva di armi è una calamita per persone malintenzionate ha considerato Trump: “Gli attacchi finirebbero!”.
Insegnanti con la pistola, dunque. Ben addestrati, si intende. Ma davvero così le cose funzionerebbero?
A dire la verità suona terribilmente male anche solo l’accostamento tra insegnanti, scuola e pistola. E in effetti le parole di The Donald hanno scatenato forti reazioni contrarie (e qualche commento favorevole) non solo nel mondo politico statunitense. La scuola ha già le sue armi o, almeno, dovrebbe averle. Sono quelle dell’educazione, dell’abitudine al confronto, del rispetto delle diversità. Sono le armi proprie degli insegnanti e degli educatori, di chi opera nel mondo scolastico in generale. E possono ben funzionare da deterrente disinnescando in anticipo le forme di violenza. È vero che il loro campo d’azione ha molti limiti, ed è vero anche che non sempre la scuola funziona come dovrebbe. Così come è vero che quando ci si trova davanti alla canna di un fucile ogni confine è già stato oltrepassato. Ma se si autorizza la scuola stessa a ricorrere a quella violenza che in se stessa dovrebbe debellare, la partita è persa da subito.
Armare gli insegnanti, farne delle guardie militarmente addestrate per difendere le scolaresche, vuol dire cominciare a distrarre la fiducia da quelli che sono i valori propri dell’educazione scolastica, minarli alla radice. E come dire vinca il più forte o chi fa più paura. Su questo fa riflettere l’uscita di Trump e il problema non è su chi è più veloce a premere il grilletto, ma su come evitare al netto della follia imperscrutabile che qualcuno pensi alla violenza e alle armi come possibile soluzione.
In Italia cè stata una stagione scolastica interamente improntata al tema complesso e molto ampio della prevenzione. Qualcosa ha insegnato.

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