Cose da sapere sui migranti, 1: Basta salvataggi in mare

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Nella vita moderna niente è più efficace di un luogo comune: affratella il mondo intero. (Oscar Wilde)

Abbiamo deciso di pubblicare in 10 puntate l’opuscolo realizzato dalla Caritas Italiana sulle “cose da sapere su migranti e immigrazione”.

1. Basta salvataggi in mare

LA GENTE DICE…..
“I salvataggi dei migranti da parte delle ONG incoraggiano i trafficanti di esseri umani” Fabrice Leggeri (Direttore di Frontex) Die Welt 27 febbraio 2017

“Sotto accusa le navi delle ONG usate come taxi dagli scafisti” Repubblica 15 marzo 2017

“Tra le finalità potrebbe esserci anche l’inquietante corto circuito: destabilizzare la nostra economia” Pocuratore della Repubblica Zuccaro, Agorà Raitre, 27 aprile 2017

L’acronimo SAR corrisponde all’inglese “search and rescue” ovvero “ricerca e soccorso” (ma anche “ricerca e salvataggio”). Con questa sigla si indicano tutte le operazioni che hanno come obiettivo quello di salvare persone in difficoltà. In particolare negli ultimi anni – con l’aumento del flusso di migranti in arrivo verso l’Europa – questo genere di operazioni ha messo in salvo decine di migliaia di persone durante la pericolosa traversata del Mar Mediterraneo spesso tentata su imbarcazioni e gommoni fatiscenti. Alle operazioni SAR partecipano vari attori coordinati dal Maritime Rescue Coordination Centre (MRCC), rappresentato dal Comando generale della Guardia costiera con base a Roma. Le operazioni di soccorso si svolgono su aree di responsabilità SAR e non solo in acque territoriali. La SAR italiana coincide con circa un quinto dell’intero Mediterraneo, ovvero 500mila km quadrati. Chiunque sia in grado di intervenire ha l’obbligo giuridico di farlo e in caso contrario si configurerebbe un’omissione di soccorso (secondo gli articoli 1113 e 1158 del codice della navigazione), con le eventuali aggravanti dovute a conseguenze drammatiche, in primo luogo naufragio e omicidio colposi. L’area del Mar Libico a sud di quella maltese e confinante con le acque territoriali della Libia non è posta sotto la responsabilità di alcuno Stato (solo recentemente la Libia ha definito la propria area SAR pur non avendo capacità effettiva di svolgere le operazioni). È per questa ragione che la prima centrale MRCC contattata si deve attivare per salvare le barche dei migranti e dei rifugiati in pericolo. E, in questi ultimi anni, la stragrande maggioranza di richieste d’aiuto arriva in Italia. Se è la centrale operativa di Roma a ricevere la richiesta d’aiuto deve anche scegliere il luogo dove portare i naufraghi: il porto sicuro più vicino. Nei fatti quando a fine 2014 l’Operazione Mare Nostrum, condotta dal Governo italiano, è stata portata a termine senza essere sostituita da altre missioni di salvataggio da parte dei Governi europei, fu registrato un aumento delle partenze dei migranti dalla Libia e, purtroppo, anche un aumento delle morti in mare. E’ per questo motivo che dalla fine del 2015 hanno iniziato ad operare nel Mediterraneo centrale, con l’obiettivo di salvare vite umane, alcune Organizzazioni Non Governative. Secondo il rapporto della Guardia costiera, nel 2016 i migranti soccorsi tra il nord Africa e l’Italia sono stati 178.415 e di questi la maggior parte sono stati salvati dalle Ong e poco meno della metà sono stati messi in salvo da Guardia costiera e Marina militare (circa 70mila). Se fino al 2015 dalla Libia, dall’Egitto e dalla Tunisia partivano perlopiù barche da pesca e pescherecci in legno, oggi la maggioranza tenta la traversata con improbabili gommoni riempiti fino all’inverosimile. Per questa ragione la maggior parte delle operazioni di salvataggio si svolgono a ridosso delle acque territoriali libiche, perché è lì che avvengono i naufragi e si contano la maggior parte dei decessi. Occorre però non alimentare percezioni che mettono sullo stesso piano o confondono interessi criminali a scopo di lucro di chi mette in pericolo vite umane ed entità senza scopo di lucro che lavorano per salvare vite in mare. Come ha sottolineato il Viceministro degli Esteri Mario Giro, il vero fattore di attrazione non lo fanno i salvataggi in mare ma “è la presenza stessa dell’Europa a poche miglia marine dalla costa africana”.

LA CHIESA SI IMPEGNA
La campagna di diffamazione contro le ONG che hanno portato avanti, dopo la chiusura del programma Mare Nostrum, attività di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo centrale, ha travolto tutte le organizzazioni che svolgono iniziative di solidarietà e tutela dei diritti umani. La vita umana sta sopra ad ogni altra questione. E’ per questo che la Chiesa italiana ha voluto sostenere concretamente le attività di ricerca e soccorso per prevenire la morte di migliaia di uomini, donne e bambine che continuano a partire dalla Libia. Per stare a fianco di chi salva le vite umane, di chi svolge attività di solidarietà, di chi si batte per affermare i diritti umani per tutti, la Caritas Italiana ha dato il via al progetto Warm Up che vede la distribuzione di migliaia di KIT (contenenti abbigliamento da distribuire durante le operazioni di salvataggio) alla Marina Militare, alle Ong e alla Guardia costiera.

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