Germania senza governo a cinque mesi dalle elezioni

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Thomas Jansen

Da cinque mesi la Germania è senza un governo legittimato dal Parlamento. Entro il 3 marzo, i 470mila membri del Partito socialdemocratico (Spd) dovranno esprimersi sull’accordo per un nuovo governo guidato dai Democratici cristiani (Cdu), dai Cristiano sociali bavaresi (Csu) e dall’Spd sotto la guida della cancelliera Angela Merkel. È la cosiddetta Grosse Koalition.
Le elezioni generali del 24 settembre 2017 hanno dato una risicata maggioranza ai partiti che avevano governato insieme dal 2013. Cdu e Csu hanno subito pesanti perdite e sono crollati dal 40% al 32%. Un rinnovo della coalizione con l’Spd sotto la guida dell’ex presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, sarebbe stato possibile. Ma l’Spd all’indomani del voto si era rifiutato di formare un altro governo con la Merkel; con il 20,5% dei voti, la Spd aveva vissuto il risultato peggiore della sua storia, interpretato come un ordine da parte degli elettori di stare all’opposizione.
La scarsa performance dei partiti di governo era stata per altro dovuta principalmente al fatto che con l’Afd (Alternative für Deutschland, Alternativa per la Germania, destra estrema ed euroscettica) e la Fdp (liberali) erano entrati al Bundestag due partiti che non avevano avuto rappresentati in parlamento nella precedente legislatura e che ora raccoglievano, ciascuno, più del 10% dei consensi:la loro opposizione alla politica dei rifugiati ha portato via molti elettori ai partiti di governo.Dopo il rifiuto della Spd di rinnovare la coalizione, l’unica possibilità era quella di una coalizione tripartita fra Cdu/Csu con i Liberali e i Verdi, una cosiddetta “coalizione Giamaica” a motivo dei colori contenuti nella bandiera dello Stato caraibico e emblematici dei tre partiti: nero, giallo e verde. Una tale alleanza è stata accolta positivamente da alcuni dei protagonisti politici, e in generale dall’opinione pubblica, come un progetto per rinnovare la politica in Germania. Non si è però realizzata perché poco prima della conclusione dei negoziati, dopo due mesi di confronti, il leader del partito liberale ha dichiarato che le condizioni non permettevano a lui e al suo partito di approvare l’esito, la coalizione e il programma delineato.
Quando poi Martin Schulz ha dichiarato che anche per l’Spd restava immutata la posizione del partito di non voler in alcun modo entrare a far parte di una coalizione con la Cdu e la Csu, sembrava non ci fossero più soluzioni possibili. Non c’era nessun’altra opzione sul tavolo per raggiungere la maggioranza al Bundestag. Era infatti fuori discussione la partecipazione al governo degli altri due partiti rappresentati nel Bundestag, la sinistra postcomunista e i populisti di destra di “Alternativa per la Germania”.

È stato quindi necessario un intervento del presidente federale Steinmeier

che ha escluso la possibilità di nuove elezioni, così come la nomina di un governo di minoranza, e ha fatto appello alla responsabilità dei partiti.
I leader dell’Spd a quel punto hanno risposto a quest’appello. Dopo i colloqui esplorativi con Cdu/Csu, un congresso speciale del partito ha dato l’assenso, anche se con una maggioranza relativamente stretta, alla proposta che il partito avviasse le trattative per la formazione di un governo con le forze democristiane. Il risultato di questi negoziati dovrà dunque ora essere sottoposto al giudizio dei membri del Partito socialdemocratico.
Le 175 pagine del documento programmatico sono ampie, con definizioni, dichiarazioni d’intenti e progetti,introdotte da un capitolo molto positivo, orientato al futuro e alla politica europea e con capitoli sulla politica sociale che ben corrispondono alle idee socialdemocratiche. Tuttavia, resta molto controversa la questione della partecipazione dell’Spd al governo. In ballo non è tanto il giudizio sul programma da realizzare; si tratta invece della sensibilità dei socialdemocratici, dell’”anima dell’Spd”, che una buona parte dei membri pensa possa essere salvata solo se all’opposizione.
Il 4 marzo si conoscerà l’esito del referendum interno al partito. Se risultasse positivo, il presidente federale potrebbe quindi proporre al Bundestag l’elezione di Angela Merkel a cancelliere federale, sei mesi dopo le elezioni.

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