Monache Clarisse: la vita è faticosa ma è occasione sempre di nuova fioritura

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DIOCESI – Lectio delle Monache Clarisse del monastero Santa Speranza in San Benedetto del Tronto

«Subito lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana».

Gesù è stato appena battezzato al fiume Giordano, è stato “riconosciuto” dal Padre come Figlio prediletto. E lo stesso Spirito disceso su di Lui in quell’istante, ora lo conduce nel deserto.

Lo Spirito dato al Battesimo non separa Gesù dalla storia e dalle sue ambiguità: al contrario, colloca Gesù all’interno della lotta che in essa si svolge.

Gesù rimane nel deserto quaranta giorni – numero simbolico, il tempo di una vita, di una generazione -: egli inizia dalla sete, dalla fame, dalla solitudine; sceglie, cioè, da subito, di entrare nel paesaggio della nostra fatica di vivere.

Una vita nella quale siamo tentati, siamo chiamati, cioè, a scegliere.

L’essere ricolmi dello Spirito di Dio, in virtù del Battesimo, non ci rende immuni da qualsiasi “aggressione”, non ci autorizza a sederci e guardare, da spettatori, la scorrere di una esistenza in cui nulla potrà andar male o generare sofferenza, fatica…

Lo Spirito non è una barriera protettiva, non è uno scudo respingente: lo Spirito ci dà la certezza che non siamo soli nelle scelte, non siamo soli nel vivere ogni singolo giorno della nostra quotidianità.

«Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano»: la vita nella quale il Battesimo introduce, è segnata dalla lotta, eppure è sotto il segno della vittoria e della pace, sotto il segno dell’alleanza tra cielo e terra, tra Dio e l’uomo.

«Dio disse a Noè e ai suoi figli con lui: “Quanto a me, ecco io stabilisco la mai alleanza con voi e con i vostri discendenti dopo di voi, con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e animali selvatici, con tutti gli animali che sono usciti dall’arca, con tutti gli animali della terra”».

Quindi, quello stesso deserto che è fame, sete, solitudine, fatica, è, allo stesso tempo, luogo della bellezza, della relazione, luogo in cui capiamo cosa è Dio per noi, cosa Dio vuole da noi, una straordinaria opportunità per essere noi stessi.

Lo stesso deserto può essere motivo di disperazione o occasione di rinnovamento, di grazia, di fioritura. Luogo e tempo che ci fanno subire la vita o luogo e tempo che ci vedono protagonisti della nostra vita.

E questo Dio, alleato degli uomini, ha voluto entrare nella storia a partire da questo deserto quasi a sancire, ancora una volta, quell’alleanza tra cielo e terra che non verrà mai meno: «Io stabilisco la mia alleanza con voi, non sarà più distrutta alcuna carne dalle acque del diluvio, né il diluvio devasterà più la terra».

Da questo deserto, da questo essere tentati/chiamati a scegliere per quaranta giorni (cioè sempre, ogni istante), da questa vita che è fatica ma occasione sempre di nuova fioritura, dalla certezza di un Dio che, fattosi uomo, ha scelto lui stesso di partire da qui, segno concreto di una alleanza, amicizia, relazione eterne, da tutto ciò ripartiamo ogni volta.

«Gesù andò nella Galilea proclamando il vangelo di Dio e diceva: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel vangelo”».

Perché solo la Parola di Dio è amore e fedeltà, è misericordia da sempre. Questa Quaresima sia allora occasione privilegiata per rivolgere gli occhi ad essa, a quel Signore che, solo, può indicarci la via giusta, la via della giustizia, della salvezza, la via della vita…la sua via!

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