La misericordia come stile di vita

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Andrea Lonardo

La misericordia come stile di vita. Anche per i sacerdoti. Papa Francesco ci è stato padre anche in questo. L’aver dedicato questa mattina buona parte dell’incontro con noi sacerdoti di Roma alle confessioni, è stato un insegnamento più efficace di mille discorsi. Attendere insieme ai confratelli di potersi confessare ci ha permesso di vivere una mattinata di ritiro, per respirare finalmente quel clima di silenzio e di serenità che manca nel vortice della vita e che ci nutre.

Ha fatto bene a noi sacerdoti non aver dovuto questa volta ascoltare i peccati degli altri per perdonarli, ma ricevere per primi quella grazia benedetta. Non sempre, infatti, noi che siamo chiamati ad essere “padri” nelle nostre comunità e spesso presi da mille impegni, abbiamo il tempo e l’occasione di sentirci “figli”. Papa Francesco è stato innanzitutto oggi per noi “padre” nel ministero della Confessione: ricevere un dono ravviva la consapevolezza di quanto quel dono sia necessario a chi ce lo chiederà nel tempo santo della Quaresima.

L’insegnamento che ci ha dato il Papa è avvenuto con le stesse modalità utilizzate dai padri per i loro figli. Spesso senza bisogno di parole. Ma che non escludono certo le parole e il dialogo.

Dal dialogo, infatti, è stata caratterizzata la seconda parte dell’incontro nella cattedrale di San Giovanni in Laterano. Rispondendo alle domande che gli sono state poste, Papa Francesco ha messo a fuoco le difficoltà che si possono incontrare nella vita dei sacerdoti.

Le domande erano state formulate dai preti più giovani, da quelli di mezza età e da quelli anziani. Papa Francesco si è soffermato sulle tentazioni e la grazia che ogni tappa della vita porta con sé.
Dai primi anni, carichi di entusiasmo, nei quali ognuno ha bisogno di una guida perché non basta esser perdonati, ma bisogna anche imparare a lavorare sulla radice dei nostri peccati.
All’età di mezzo, quando c’è più stabilità, ma l’emozione dei primi anni, come nel matrimonio, si è ormai trasformata: è il periodo del demone del mezzogiorno – Papa Francesco ha utilizzato qui un’espressione tipica della lingua argentina, il “quarentasso” – che ognuno vince riscoprendo la bellezza della paternità.
Fino all’età anziana, quando ci si prepara a lasciare tutto, e il sorriso apre tante porte, perché a volte i giovani riescono a parlare meglio con un “nonno” che con i genitori. Sempre – ha sottolineato Papa Francesco – portando ogni momento, ogni gioia e ogni difficoltà, nella preghiera al Padre.

Il Santo Padre ha ricordato quanto sia stata fondamentale nella sua vita di presbitero la fedeltà alla preghiera anche nei momenti più dolorosi e difficili della propria storia personale.

Nella meditazione introduttiva mons. De Donatis aveva insistito proprio sulla preghiera come caratteristica del figlio dinanzi al Padre, sottolineando come il servo si preoccupi di agire instancabilmente per paura di essere dimenticato dal suo padrone, mentre solo il figlio abbia la gioia di incontrarsi a tu per tu con Colui da cui sa di essere amato:

la Quaresima ritorna così ad essere non il periodo dei buoni propositi, bensì il cammino dell’amore da ricevere nuovamente per risplendere della certezza di essere figli amati.

Nell’incontro tradizionale del presbiterio romano con il vescovo di Roma, il Papa, abbiamo vissuto, insomma, una rinnovata esperienza di figliolanza. Ora siamo noi invitati a mostrarla a chi accompagneremo nel lungo cammino della Quaresima.

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