Famiglia, scuola e crisi educativa (seconda parte)

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C’è un altro aspetto molto grave che ha fatto perdere alla scuola la sua importanza: la perdita di coscienza del valore oggettivo del sapere. Nella scuola di oggi sembra che tutto sia importante, tranne il conoscere! Per quanto possa sembrare assurdo, è proprio così! Le scuole italiane sono subissate da progetti e progettini che ufficialmente hanno il compito di migliorare l’offerta formativa, ma che di fatto la distruggono. Si noti come, anche in questo caso, il linguaggio sia desunto dall’area semantica del consumismo e dell’economica: ciò che la scuola propone viene chiamato “offerta formativa”, con un richiamo più che evidente alla legge della domanda e dell’offerta. Quello che manca alla scuola di oggi è un’attenzione ai saperi di base, messi quasi da parte da una pluralità di iniziative che, per quanto belle, non consentono agli alunni di fortificarsi nelle conoscenze maggiormente indispensabili. Punte di diamante di questa mentalità sono gli open day, giornate nelle quali le scuole rimangono aperte per mostrare ai futuri possibili clienti… ehm, pardon, iscritti, tutte le mirabolanti attrazioni di cui la scuola è fornita (poi nessuno ti dice che dovranno pagare un “contributo volontario” (sic!) per acquistare la carta igienica, però questo è un altro discorso!
Un altro pesantissimo danno nei confronti del sapere è stato inflitto con la riforma dei cicli scolastici avvenuta nel 2003 ad opera della Riforma Moratti. Mentre in precedenza il sistema scolastico italiano era impostato su tre cicli (scuola elementare, scuola media e scuola superiore), con la Riforma Moratti i cicli sono diventati due: scuola primaria (ex elementare) e scuola secondaria di primo grado (ex media) costituiscono di fatto il primo ciclo d’istruzione, mentre la scuola secondaria costituisce il secondo ciclo di istruzione. Cosa ha comportato tutto ciò? Nel vecchio sistema, ogni ciclo era un ciclo compiuto in se stesso, ciò si ripetevano in modo sempre più approfondito alcuni argomenti. Pensiamo alla storia: il tema della seconda guerra mondiale era affrontato, ovviamente con sempre maggiore impegno, in quinta elementare, in terza media e in quinto superiore. Attualmente, invece, la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado sono concepite come un unico percorso. In tal modo, gli studenti terminano la scuola primaria con la caduta dell’impero romano e iniziano la scuola primaria trattando il medioevo, per poi terminare in terza con il Novecento. Questo fa sì che un alunno alla fine della scuola primaria conosca molte meno cose di quelle apprese dai suoi genitori alla stessa età. La qual cosa ha dell’assurdo se si pensa che oggi gli strumenti di ricerca sono molto più potenti e gli alunni dovrebbero essere maggiormente stimolati. La stessa cosa si dica per quanto riguarda la geografia: gli alunni arrivano in prima media senza sapere quanti siano i continenti o avere la minima idea sulla collocazione degli stati nel globo.

Anche per le famiglie il sapere e la conoscenza non hanno più l’importanza di un tempo. Prova ne è il fatto che tengono impegnati i propri figli in svariate attività pomeridiane che inevitabilmente, per quanto importanti, sottraggono tempo ed energie allo studio. E così avviene che solo il tempo passato a scuola è tempo di studio e di apprendimento. Ma se non avviene una rielaborazione personale e individuale a casa, è molto facile che quello che si è appreso la mattina vada perso. Mancano agli studenti di oggi tempo, costanza e impegno per raggiungere dei risultati di livello. Presa così sottogamba, la scuola non è più un tempo di crescita, ma solo un tempo che scorre, nell’attesa che il percorso si concluda non a seguito dell’impegno profuso, ma del tempo che passa.

Di che cosa ha bisogno dunque la scuola di oggi? Non tanto di nuove risorse economiche (cosa che sicuramente comunque non può nuocere!) ma di tornare alla sua naturale missione educatrice. Per fare questo è necessaria una nuova umanizzazione dell’istituzione scolastica che può avvenire solo attraverso una nuova alleanza fra scuola e famiglia, alleanza che sarà possibile solo se entrambe le parti si porranno in reciproco ascolto. Gli insegnanti devono tornare a fare il loro mestiere e le famiglie si devono riappropriare del proprio ruolo educativo. Solo lavorando insieme, senza percepirsi come antagonisti, la famiglia e la scuola riusciranno ad uscire dall’attuale crisi educativa che è causata, non dalla mancanza di risorse economiche, ma da un errato sguardo sulla realtà.

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