Papa Francesco: “Non è peccato litigare. Peccato è il rancore”

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“Non sempre chi annuncia il Vangelo è accolto, applaudito. A volte è rifiutato, ostacolato, perseguitato, addirittura imprigionato o ucciso”. “Allora bisogna perseverare, avere pazienza, ma non dobbiamo aver paura di niente nel testimoniare Gesù e la sua parola di Verità”. Lo afferma Papa Francesco nel discorso consegnato ai partecipanti al XXXVII Capitolo generale della Congregazione delle Sacre Stimmate di Nostro Signore Gesù Cristo (Stimmatini) che ha ricevuto in udienza nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico. Il Papa li esorta “a ravvivare in voi e nelle vostre comunità il fuoco della Parola di Dio: esso deve ‘incendiare’ anche i cuori di quanti si trovano alle periferie dei contesti urbani ed ecclesiali”. “Imitando il divino Maestro – prosegue Francesco – anche voi siete chiamati a portare il fuoco nel mondo”. “Ma c’è un fuoco sbagliato e un fuoco buono, santo”, nota il Papa. “Dio nella Bibbia è paragonato al fuoco ma è un fuoco di amore, che conquista il cuore delle persone, non con la violenza, ma rispettando la libertà e i tempi di ciascuno”. Per questo, “il Vangelo si annuncia con mitezza e gioia” e “voi – sottolinea il Papa – potete portare le persone alla conversione, alla comunione con Cristo, per mezzo della gioia della vostra vita e con la mitezza”. “Il fuoco buono è il fuoco di Gesù”, prosegue Francesco, è “il fuoco della carità fraterna”. “La testimonianza d’amore di una comunità fraterna di missionari è conferma dell’annuncio evangelico, è la ‘prova del fuoco’”, aggiunge il Papa, osservando che “se in una comunità manca il fuoco buono, c’è freddezza, buio, solitudine. Se c’è il fuoco della carità fraterna, c’è il calore, la luce e la forza di andare avanti. E nuove vocazioni vengono attratte alla dolce missione di evangelizzare”. Il Papa invita i missionari Stimmatini a portare “questo fuoco nelle comunità cristiane, dove la fede di tante persone ha bisogno di essere riaccesa, di trovare forza per essere contagiosa”. Ma, “al tempo stesso, andate – ammonisce – uscite ad annunciare il Vangelo ai poveri, a quelli che non si sentono amati da nessuno, a chi vive nella tristezza e nella disperazione, ai carcerati, ai senza casa e senza tetto, agli immigrati, a chi fugge dalle guerre”. Da Francesco anche una consegna: “Abbiate un’attenzione particolare verso la famiglia” e “portate il fuoco di Cristo ai giovani, che hanno bisogno di qualcuno che li ascolti e li aiuti a trovare il senso alla vita”.

“Non è facile vivere la fraternità. La vita di comunità, la vita di fraternità, è difficile perché ci sono i problemi umani, le gelosie, la competitività, le incomprensioni: tante cose che noi tutti abbiamo, tutti, io per primo”, ha riconosciuto il Papa sottolineando che “essere consci di questo è molto importante per essere comprensivi nella vita comunitaria. E arrivare al punto di poter parlare come fratelli”. “Una delle cose chiare – la più chiara della vita comunitaria – è poter parlare come fratelli”, ha proseguito Francesco, ammonendo che “forse il fratello ti dice una cosa che non ti piace, ma senza rimanere con il rancore”. “A volte – ha osservato il Papa – nelle riunioni di comunità si litiga, ma anche nelle buona famiglie, nei buoni matrimoni si litiga. Non è peccato litigare”. “Peccato è il rancore, il risentimento che ti lascia dentro il cuore l’aver litigato”, ha spiegato Francesco. “Litigare – ha aggiunto – è dire le cose come uno le pensa, respirare l’aria della libertà come fratelli”. “Non abbiate paura. Senza offendere, ma dire le cose come sono”, l’invito del Papa che ha anche suggerito: “se tu hai qualcosa con il fratello, o sai che lui ha qualcosa contro di te, parlagli. Parlagli in disparte. E poi, se la cosa non va, parla in comunità, ma parla. Non ingoiare quello che è indigeribile, questi problemi non si digeriscono”. Da Francesco l’invito ad evitare “il chiacchiericcio degli ‘zitelloni’”. “Il chiacchierone – ha ribadito – è un ‘terrorista’. Perché la chiacchiera è un atto di terrorismo” di chi, con il “chiacchierare contro un altro”, ragiona così: “vado con la bomba in mano, butto la bomba, distruggo il fratello e me ne vado tranquillo”. Il Papa si è poi soffermato sulle “stimmate”, “le piaghe del Signore sono proprio la porta da dove viene la misericordia”. “Non abbiate vergogna della devozione alle piaghe del Signore. È la vostra via di santificazione. Insegnate alla gente – l’esortazione di Francesco – che ‘piagati’ siamo tutti noi. Un peccatore ‘piagato’ trova perdono, pace e consolazione soltanto nelle piaghe del Signore, non altrove”. Un’altra devozione da “non lasciare da parte” è quella alla Madonna e a Giuseppe. “Qualcuno può dire: ‘Ma sono da bambini’. Sì, ma noi siamo bambini davanti a Dio. Magari, magari potessimo diventare bambini davanti a Dio!”, ha rilevato Francesco, spiegando che questo è un “consiglio” per “uomini che devono essere forti nell’annuncio del Vangelo”.

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