Martinsicuro, preghiera e riflessione contro la tratta di essere umani

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MARTINSICURO Giovedì 8 febbraio, in tanti paesi del mondo si è celebrata la quarta veglia di preghiera e di riflessione contro la tratta di persone e anche la nostra diocesi ha fortemente voluto partecipare, facendo proprio l’appello accorato di Papa Francesco a non rimanere in silenzio davanti alla sofferenza di milioni di persone la cui dignità è ferita.
Alle 21 di giovedì sera nella chiesa Sacro Cuore di Martinsicuro hanno rotto questo silenzio le voci degli uomini e delle donne che hanno raccolto l’invito a riunirsi insieme davanti a Dio, Signore della storia.
La veglia è stata presieduta da don Patrizio Spina e animata dal gruppo locale del Rinnovamento nello Spirito Santo, con il contributo degli operatori Caritas di Martinsicuro e dell’Azione cattolica.
E’ stata una preghiera comunitaria che è progredita tra canti, preghiere e gesti, mettendo così in atto le idee di bene e di giustizia iscritte nella coscienza, che appunto devono maturare fino a coinvolgere tutta la persona davanti al mondo.
Le preghiere di intercessione e di invocazione allo Spirito Santo sono state accompagnate e avvalorate da piccoli gesti simbolici, che tutti hanno compiuto.
All’inizio della veglia è stato chiesto di annodare al polso del vicino il nastro ricevuto all’ingresso. Così ognuno, mentre pregava, ha sentito fisicamente su di sé il laccio della schiavitù. A ogni partecipante è stato consegnato un piccolo seme, simbolo della libertà e del desiderio di infinito che Dio ha messo nel cuore dell’uomo, con l’invito prima a custodirlo e poi a piantarlo in un vaso con terra buona. Il vaso con la terra e i semi sono stati annaffiati e portati alla fine della veglia sotto la croce, al centro della chiesa, per ricordare che il vero culto a Dio deve tradursi in servizio ai fratelli e anche che il Signore Gesù è la nostra libertà.
La preghiera che abbiamo innalzato al Signore ha sicuramente ottenuto per i nostri fratelli schiavizzati tante grazie e ha dilatato la nostra sensibilità, la nostra vista e il nostro udito interiore, quelli che il buon samaritano ha avuto per l’uomo incappato nei briganti sulla strada tortuosa che da Gerusalemme scendeva a Gerico.
Don Patrizio lo aveva ampiamente sottolineato il 7 febbraio nell’incontro di formazione diocesano e lo ha messo di nuovo in risalto giovedì. E’ necessario ricordare la propria sofferenza, la sofferenza subita ed allora si sarà capaci di discernere la sofferenza dell’altro.
Illuminati dal Tuo Santo Spirito, Signore, saremo in grado di ascoltare la storia dell’altro e non produrremo giudizi superficiali. Riusciremo a percepire anche attraverso il silenzio la voce di quelli che soffrono e a farci voce per loro.
E’ un imperativo morale non solo per i cristiani, ma per ogni uomo.

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