Mons. Khaled Akasheh: “La pace? È minacciata anche da chi considera l’altro un pericolo”

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M. Chiara Biagioni

“Noi sappiamo che la pace è un dono di Dio ma è anche opera delle nostre mani. Quando si prega e si digiuna per la pace è riconoscere che la pace è un dono ma anche un impegno”. Mons. Khaled Akasheh, capo ufficio per l’islam presso il Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, commenta con queste parole il desiderio espresso dal Papa all’Angelus di domenica scorsa d’indire “una giornata di preghiera e digiuno per la pace, allargando l’orizzonte dei partecipanti anche ai fratelli e alle sorelle di altre confessioni cristiane e delle altre religioni”. Preghiera e digiuno – spiega mons. Akasheh – “sono prassi presenti in tutte le religioni, certamente in modalità diverse, però sempre la preghiera è alzare la mente e il cuore all’Altissimo, l’Onnipotente, mentre il digiuno prepara il nostro corpo a ricevere questo dono”. Il rappresentante del dicastero vaticano per il dialogo interreligioso, sta partecipando a Scutari al 5° Incontro dei delegati delle Conferenze episcopali in Europa per i rapporti con i musulmani. Tre giorni di confronto sulle prassi di dialogo avviate nei singoli Paesi, le sfide e le problematiche emergenti con l’obiettivo di superare stereotipi e paure per un futuro che nelle nostre città si presenta sempre più al plurale. Oggi le persone di fede islamica nel nostro continente sono 25,8 milioni, il 5% della popolazione totale. Attualmente è la Francia il Paese con il numero più alto di musulmani, 5,7 milioni pari all’8,8% della sua popolazione. Seguono la Germania (4,9 milioni equivalenti al 6,1%), la Gran Bretagna (rispettivamente 4,1 milioni e 6,3%) e l’Italia (2,8 milioni e 4,8%).

Mons. Akasheh, la pace è minacciata e in Europa è minacciata in nome di Dio.
In Europa la pace è minacciata in realtà in modi diversi. È ovviamente minacciata dai fondamentalisti violenti che si appellano all’islam. L’elenco degli attentati sarebbe troppo lungo da citare. Ma è minacciata anche da chi considera l’altro come una minaccia, solo perché diverso dal punto di vista etnico, religioso, culturale. Di fronte a quella che viene percepita come una minaccia, ci si pone allora in atteggiamenti di difesa se non addirittura di aggressione. Ma questo tradisce debolezze, superficialità e facili scorciatoie. Perché se si ha una identità religiosa, culturale e nazionale chiara, il confronto è possibile. Le persone che arrivano in Europa, non vengono per sfidare o minacciare, ma sono qui per chiedere aiuto.

E chi si trova in necessità, di qualsiasi tipo, ha diritto di essere aiutato. Ma chi è accolto deve rispettare il popolo che lo accoglie, le sue regole, la sua cultura, le sue comunità religiose.

Nel suo messaggio ai delegati europei per il dialogo con l’islam, il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo interreligioso, ha scritto che “è necessario un nuovo sforzo da ambedue le parti per scongiurare il ‘discorso dell’odio’ che è all’origine di sospetti reciproci, discriminazioni, esclusione, marginalizzazione e risentimenti”. Secondo la sua esperienza, l’islam è in grado di fare questo lavoro di purificazione?
Il discorso dell’odio non è purtroppo limitato ai fanatici musulmani. Il discorso dell’odio o dell’ambiguità o dell’incitamento alla violenza è purtroppo presente in modo più ampio. L’odio genera sfiducia, genera esclusione, genera desiderio di scartare l’altro o addirittura di eliminarlo. Il discorso religioso se rispetta la sua vera identità e missione non può incitare al disprezzo perché se adoriamo Dio e lo amiamo, amiamo e rispettiamo ogni fratello e sorella che incontriamo sulla nostra strada. Ma il cardinale Tauran ripete anche che il dialogo non può essere basato sulla ambiguità. Quindi tutto deve essere luminoso, semplice, chiaro, trasparente in maniera che

nessun fanatico o mal intenzionato possa trovare una breccia per realizzare piani di cattiveria.

Lei è molto impegnato nel dialogo con le diverse realtà dell’islam nel mondo. Dalla sua prospettiva privilegiata, ci può dire quale ruolo sta giocando Papa Francesco?
Il Papa gode di grande credito presso i musulmani e le persone di altre religioni. Possiamo dire che per loro il Papa è una persona credibile, soprattutto per il suo impegno a favore dei più deboli, per la sua ferma opposizione e condanna della tratta degli esseri umani, specialmente delle donne, per il suo rifiuto della violenza, l’appello a favore degli immigrati affinché siano accolti e integrati. Il suo stile così semplice e diretto, il suo cuore e le sue braccia aperte a tutti, gli danno grande credito.

Il Papa grida sempre, no alla violenza e mille no alla violenza commessa in nome della religione perché è una offesa grande a Dio, alla religione, all’essere umano.

Cosa direbbe all’Europa? L’islam mette paura ma i credenti di altre religioni faranno sempre più parte integrante di questa antica terra. 
Chi crede, deve conoscere il contenuto della propria fede e questo vale per tutti, per i cristiani, i musulmani, i fedeli di ogni religione. E devono conoscere anche la religione delle persone con le quali vivono. È chiaro, non tutti siamo chiamati a diventare specialisti delle religioni ma una conoscenza elementare è necessaria. Occorre poi avere una identità religiosa e culturale forte, in modo da essere capaci di un confronto vero con l’altro e far rivivere in noi i valori di fraternità, umanità, rispetto, compassione, misericordia e lealtà, per vivere e promuovere la pace attorno a noi.

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